On Mon, May 31, 2021 at 02:03:56PM +0200, D. Davide Lamanna wrote:
Sono consapevole che ci sono dietro capitali finanziari ingenti, afferenti all'area geopolica statunitense e interessi strategici non certo "militanti". E che questo certamente si ripercuote sulle scelte architetturali. Ma lo stesso vale per il kernel Linux, ad esempio, che è licenziato GPLv2 e sviluppato in massima parte da RedHat. E per una tonnellata di altro software Open Source.
Concordo con il tuo punto generale qui, ma mi permetto di fare una precisazione sul contributo di Red Hat. Red Hat (ora IBM) è un'azienda che contribuisce moltissimo allo sviluppo del kernel Linux: è regolarmente nei top-3 dei contributor di ogni release, ma in termini assoluti (sul totale di contributi) il totale di ciò che Red Hat contribuisce resta molto limitato. Ad esempio nell'ultimo kernel rilasciato (5.12) i contributi Red Hat sono 5-7% (a seconda di se contiamo righe di codice o commit). Anche sommandoli a quelli di IBM arriviamo a 7-10% di quella release, che non mi risulta essere una release anomale da questo punto di vista. (Fonte: https://lwn.net/Articles/853039/ ) I contributi delle aziende a Linux restano massivi *in totale*: quelli da indipendenti e volontari sono regolarmente pochi punti percentuali, tutto il resto viene da aziende. Ma tra le aziende non c'è un vero campione che domini sugli altri. Dal punto di vista geopolitico questo non ci aiuta molto perché la maggior parte di tali aziende sono americane (e membri della Linux Foundation...), ma a volte aiuta, per esempio in caso di conflitti di interessi tra aziende. Ciao -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »