Buongiorno a tutti,
Vorrei segnalare questo articolo su bots, algoritmi, piattaforme e elezioni europee pubblicato sull'Independent del 22 maggio scorso.
Cristina Iuli

https://www.independent.co.uk/voices/european-elections-parliament-bots-social-media-matteo-salvini-far-right-a8924831.html?fbclid=IwAR0OGFdr7nJwbzRrdtCc429mqiY4nsS0v7Jf4NU1Ls5Eaj_fBmn3VO36aYg





Maria Cristina Iuli, Ph.D.
Associate Professor,  Lingua e Letteratura Nordamericana  
Dipartimento Studi Umanistici - Università del Piemonte Orientale
Piazza S. Eusebio, 3   13100 Vercelli  ITALY

2018-19 Fulbright Distinguished Lecturer - Northwestern University

Tel 0039 0161 222 8304
Fax 0039 0161 269959





Il giorno mer 29 mag 2019 alle ore 04:52 armeo@mail.nexacenter.org <meo@polito.it> ha scritto:

caro Alberto,

                           ti sono molto grato per la risposta.

Ritengo che la tua diagnosi, così come quella di Giacomo, corrisponda alla realtà.

Comunque, occorre battersi per cambiare le cose. Il nostro Paese sta attraversando un momento molto difficile dal punto di vista economico per due ragioni: disastroso debito pubblico e assenza di investimenti. Se le poste affidassero il compito a una struttura nazionale o a una rete di strutture nazionali (meglio pubbliche che private, ma van bene anche le private) non soltanto i conti pubblici ne trarrebbero beneficio, ma quella scelta equivarrebbe a un investimento importante. Viceversa, l'affidamento a Microsoft mi pare una follia.

Giustamente affermi:

"Anche a mio avviso la formazione è importante: gli

amministratori pubblici, i manager privati e nemmeno i programmatori
vengono formati per capire a cosa serve una licenza software e che
impatti può avere."

A mio avviso, manca una cultura di base non soltanto per comprendere l'importanza del software libero, ma sopratutto per comprendere i meccanismi dello sviluppo economico; non soltanto nel mondo dei programmatori e dei giovani, ma sopratutto nel mondo delle persone più importanti del governo e delle imprese.

Proletari italiani della conoscenza unitevi!!!!

Raf

Il 28/05/2019 23:04, Alberto Cammozzo ha scritto:
Caro Raffaele,
rispondo anche io alla tua proposta.
Confermo con la mia esperienza (prevalentemente nel pubblico) quanto
scrive Giacomo: in un contesto di management difensivo è difficile che
qualcuno si prenda la responsabilità di fare cose diverse da quelle
sempre fatte, anche se questo ha dei costi sia economici che di innovazione.
In certi contesti il free software è d'obbligo, in altri è completamente
assente.
In altri ancora è un "esperimento" che si lascia fare a qualche pioniere
col pallino...

Comunque il problema che qui sollevi con i casi IBM e MS ha due facce:
uno è quello della licenza, l'altro è quello delle competenze e risorse
economiche locali.
Siamo d'accordo che l'ideale sarebbe far sviluppare in Italia free
software per le aziende e le PA Italiane.

Tuttavia alla tua proposta verrebbero sollevate due obiezioni: da una
parte che MS e IBM Italia coinvolgeranno informatici italiani, anche se
buona parte dei profitti saranno convertiti in dollari; e dall'altra che
le aziende e i consorzi più o meno pubblici in Italia non sempre
producono free software.

Non so gli altri consorzi, ma per quanto riguarda CINECA non mi risulta
che siano molto attivi nella produzione di software F/OS.
Quando lavoravo per UniPD e stavamo comprando Esse3 sviluppato in buona
parte su nostre specifiche, sostenevo che avrebbe dovuto essere free.
Con l'obbligo attuale cadrebbe nel F/OSS, ma allora certe domande non
erano molto ben accette: complicavano faccende già complicate...

E per quanto riguarda i soldi pubblici, sempre in UniPD tentai di
coinvolgere l'ufficio legale per agire su Toshiba/MS suggerendo che se
non ci avessero fornito laptop senza Windows avremmo rischiato il danno
erariale per l'acquisto di licenze Windows inutili, visto che avremmo
immediatamente installato Linux; ma "non avevano le forze" di
"combattere" MS, anche se "avevo ragione"...
Nemmeno una lettera, eh...

Aggiungiamo una terza possibile obiezione, meno inverosimile che in
passato, aprendo all'ipotesi che MS e IBM sviluppino free software:
anche MS userà un kernel Linux, a quanto pare.

Che fare? Anche a mio avviso la formazione è importante: gli
amministratori pubblici, i manager privati e nemmeno i programmatori
vengono formati per capire a cosa serve una licenza software e che
impatti può avere.


Alberto




On 27/05/2019 12:39, armeo@mail.nexacenter.org wrote:
carissimi,

                     nessuno degli amici di Nexa ha reagito a questo
mio mail che qui ricopio:

"" Poste non è una pubblica amministrazione, come giustamente rileva
Stefano, ma è una società per azioni posseduta - non sono sicuro -
dallo Stato nella misura del 60%. A prescindere dal fatto che penso
che la privatizzazione di quel servizio sia stata una follia (ma so
che questa mia opinione non è condivisa dalle persone importanti), gli
uomini dello Stato presenti nel Consiglio di amministrazione si sono
posti il quesito dei costi e benefici per il nostro Paese dell'accordo
con la Microsoft? Ad esempio (ma questa è solo una parte del
problema), quanto costerà al nostro Paese, che vive un momento di
tragica condizione economica, l'esborso verso un'aziende straniera per
un lavoro che poteve essere svolto benissimo da operatori pubblici e
privati del nostro paese?""

Se avessi scritto una mail con una proposta sulle "fake news" (che
sono una realtà imperante su tutte le comunità di ominidi "sapientes"
da molti millenni) molti sarebbero intervenuti. Ma su una notizia così
grave, non so se per condivisione dell'iniziativa o per rassegnazione,
nessuno interviene neppure su Nexa.

Formulo una proposta precisa: affidare a una struttura pubblica del
Paese (da torinese sto pensando a  CSP, CSI, TOPIX, ma anche a CINECA
e a molte strutture di ricerca oltre ai dipartimenti di informatica
delle università del nostro Paese) lo sviluppo di software libero per
attuare le funzionalità dei servizi messi a disposizione da Microsoft
e alle stesse Poste la gestione dei relativi servizi.

Analoghe considerazioni si applicano all'accordo Confindustria-IBM.

Raf

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