Buongiorno, Maurizio.
Ognuno di noi in questa lista fa quello che può, credo.
In un mio articolo recente, scritto prima dell'uscita di ChatGPT, ho parlato di intelligenza artificiale e impostura
e di prodotti non funzionanti o pericolosi la cui commercializzazione dovrebbe semplicemente essere proibita,
come accade usualmente quando non si sia annebbiati dall'eccezionalismo tecnologico:
https://www.rivisteweb.it/doi/10.1416/106674
Resta il fatto, constatato di recente anche dalla Federal Trade Commission
(nel documento di Alvaro Bedoya che ho segnalato qualche giorno fa),
che per ogni sparata del multimiliardario di turno e dei suoi megafoni
- letta e assimilata da milioni di persone -
c'è una demistificazione di qualche ricercatore o docente, letta da una manciata di persone
e non in grado, perciò, di opporsi alla presentazione ingannevole.
Serve un intervento che prenda atto della sistematica violazione di alcuni diritti e ripristini la legalità,
lasciando intatta la libertà della ricerca, ma non quella della truffa:
che faccia scoppiare la "bolla giuridica", per usare l'espressione di Marco Giraudo.
Un saluto,
Daniela
La sfida investe, in primo luogo, scuola e università, che davanti all’impatto dell’Intel-(fonte: «la Repubblica», 26 aprile, pag. 33, Gianni Riotta, "Dialogo tra un monaco e uno startupper")
ligenza artificiale e dei linguaggi generati da reti, come ChatGPT di OpenAI, non devono
arroccarsi nel piagnisteo da ultimo barone ex cathedra, “che fine faranno compiti a ca-
sa e tesi di laurea?”. Sapere è potere sostiene, al contrario, che «strumenti come ChatGPT
cambieranno totalmente il processo di apprendimento, perché con un’interfaccia con-
versazionale potremo ottenere una risposta efficace nella forma che preferiamo, per
qualsiasi questione.
25 aprile 2023