Lo Stato lo Stato e' "responsabile", lo Stato "risponde" politicamente ai cittadini - questo e' segno a mio avviso limpidamente autoevidente e puntuale dello emendamento Quintarelli. Su quali termini del problema lo Stato "risponde"? Sui suoi termini "interconnessi" [nel tempo di una interconnessione di reti irrevvocabile all' incirca come il cannocchiale e la penncillina ..]: dati e processi e infrastrutture. Su quale esercizio? Quello appropriato sul quale lo stato e' owner: la amministrazione della cosa pubblica, la rete cittadini-Stato. A quale livello di responsabilita' lo Stato risponde? Al livello che non consente assoluzioni e indecorosi alibi e rinvii di resonsabilita': il livello ovvbiamente "eminente" - il Parlamento quindi , e con cio' stesso l' Esecutivo dal Parlamentoconvalidato. A quale impegnativo rango cio' viene sancito ? Anche qui ovviamente al rango *eminente*, senno' i conti non tornano, quello Costituzionale. Lo Stato e' responsabile. Ancora rinvio alla scrittura lucida e inconfutata [come rimasero sostanzialmente inconfutare le disamine di Gerace Gallino Soria Sacerdoti ..] di un percorso amaramente segnato dalla *irresponsabilita'* di Stato e ragion politica, e dal loro cronicizzato disallineamento da ragion tecnica ed evoluzione tecnologica Matta, Meo: "Percorsi dell' informatica italiana, tra politici e non-politica" http://public.it/politica_scienza/html/i_treni_perduti.html giorgio Giulio De Petra <giulio.depetra@gmail.com> ha scritto:
Si è aperta su questa lista una discussione sull'emendamento Quintarelli. E' una buona cosa. Sia perché e' sempre utile diffidare della unanimità, sia perché in questo caso l'unanimità (del parlamentari e dei commenti successivi) mi sembra relativa ad una norma che solleva molti dubbi, come molto giustamente, secondo me, ha segnalato su questa lista Giovanni Bruno. Provo a contribuire sinteticamente a questa discussione (ed e' inutile premettere quanto preziosa sia per me la presenza di Stefano non solo in parlamento, ma nella porzione di mondo che ho la fortuna di frequentare)
1. Nella migliore delle ipotesi la norma non produrra' effetti positivi. Gli ostacoli al coordinamento tra stato ed enti locali nei processi di innovazione non sono nemmeno scalfiti da una nuova norma, anche se addirittura di rango costituzionale. Gli stessi esempi fatti da Stefano (linee guida per i siti delle PA e realizzazione di portali nazionali) lo dimostrano. Non sarà la costituzione a garantire l'adesione di ogni singola amministrazione, così come non lo sono state le norme già emanate in questa direzione nel corso degli anni. La costituzione non c'entra nulla con la difficoltà di realizzare l'anagrafe nazionale. Puo' consentire di "imporre" formalmente, ma non di modificare effettivamente. Il coordinamento, soprattutto nei percorsi di innovazione della pubblica amministrazione, non è una questione giuridica ma un processo socio-tecnico che include la capacita' di gestire il cambiamento. Insomma l'emendamento e' la riaffermazione di una necessità, non una condizione per avviare il suo superamento
2. Nella peggiore delle ipotesi e' dannoso, perché attribuisce allo stato centrale la possibilità di imbrigliare e ostacolare, con elementi di indirizzo errati, i processi di innovazione che si sviluppano nelle regioni e nei comuni. La storia dei pochi successi dell' e-gov in Italia negli ultimi venti anni sta tutta nella capacità che c'è stata in alcune amministrazioni locali (regioni e comuni) di sottrarsi agli indirizzi dello stato, e di realizzare innovazioni rilevanti sia per ciò che riguarda le infrastrutture, che per ciò che riguarda i processi. Alcuni tra i tanti esempi sono la regione Toscana per l' SPC, la regione Piemonte per gli Open Data, la regione Sardegna per la Digital Library della cultura, la regione Emilia Romagna per l'Agenda Digitale, il comune di Bologna per la rete civica etc. Il coordinamento dell'innovazione tra Stato ed Enti locali e' indispensabile, ma fatto come ci si coordina su Internet, tra nodi paritari. Sovraordinare l'amministrazione statale e' pericoloso non solo per l'effettivita' dell'innovazione, ma per la sua qualità. E mi permetto di affermarlo non tanto per la mia esperienza diretta nelle amministrazioni locali, ma per la più lunga esperienza nelle agenzie centrali che si sono occupate di innovazione (in realtà sempre la stessa che cambia nome e competenze: Aipa, Cnipa, Digitpa e oggi Agid).
3. Oggi però, si dice, i rischi di un comportamento errato da parte delle agenzie centrali sono neutralizzati dalla presenza al centro di competenze di qualità. Questo e' vero, e rassicura pensare che nella cabine di regia ci siano attualmente, tra le altre, la competenza e la passione civile di esperti come Stefano Quintarelli e Paolo Coppola. Ma questa presenza non e' assolutamente garantita in futuro. E inoltre non posso per onesta' non rilevare che se questo mi rassicura come tifoso della rivoluzione digitale della PA, mi preoccupa come cittadino che Stefano, come deputato, e con le migliori intenzioni, proponga un emendamento costituzionale che di fatto aumenta i suoi poteri come coordinatore della cabina di regia di Agid.
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