Anche io come JC ho vissuto con fastidio i toni di una parte della stampa italiana che commentava l'accaduto e l'insistenza con cui riportavano i commenti positivi di una certa opinione pubblica che vive con fastidio il gigantismo di Google "occupata solo a fare profitti". Perciò mentre non posso che inchinarmi alla saggezza giurisprudenziale manifestata dalla lista, non vorrei sosttostimare una questione tutta politica: il braccio di ferro tra gli editori e Google. Questo braccio di ferro che risale ormai all'iniziativa dei Google Books e si è allargata al modus operandi di Google News per finire con le diatribe circa la gestione e la qualità dei risultati del motore di ricerca è, a mio modo di vedere, il vero motivo del contendere. Mi pare infatti che dietro argute e lecite argomentazioni sui limiti della libertà d'impresa e il rispetto dei diritti dei cittadini, l'industria editoriale stia solo cercando di alzare la posta in attesa di trovare e consolidare un modello di business adeguato alla transizione digitale dell'informazione che non può fare a meno di intermediari tecnologici come Google e le piattaforme UGC, per ricavarne i maggiori vantaggi possibili e dopo, solo dopo, trovare con i più forti, come Google, un accordo che li soddisfi entrambi. Tutti sanno infatti che le parti nella storia non possono fare a meno l'una dell'altra, come nel monologo dello stomaco e delle braccia di Menenio Agrippa. Se non cooperano, fanno soffrire e lasciano morire il corpo che li ospita. In questo caso il corpo è Internet.