Fermo restando che un dibattito "distruttivo" è comunque utile, vorrei avanzare una proposta per un diverso approccio verso la tematica. La proposta è semplice, NON nominare il termine IA (o AI), ma le SINGOLE tecnologie di intelligenza artificiale. L'Annuario statistico italiano pubblicato dall'Istat lo scorso 19 dicembre, da pag.769 in poi riporta statistiche e sintesi in merito a ricerca, innovazione e tecnologia dell'informazione. "Nel 2023 il 5,0 per cento delle imprese con almeno 10 addetti utilizza software o sistemi di intelligenza artificiale (IA)" e a seguire indica le tecnologie più diffuse all'interno di esse: 1) Automatizzare i flussi di lavoro o supportare nel processo decisionale (Robotic Process Automation, software robot che utilizzano tecnologie di IA per automatizzare le attività umane) (40,1%); 2) Estrarre conoscenza e informazione da un documento di testo (text mining) (39,3%); 3) Convertire la lingua parlata in un formato leggibile dal dispositivo informatico (riconoscimento vocale) (31%); 4) Identificare oggetti o persone sulla base di immagini (riconoscimento, elaborazione delle immagini) (30,5%); 5) Analizzare dati attraverso l'apprendimento automatico (machine learning, deep learning, reti neurali) (30%); 6) Generare linguaggio scritto o parlato (generazione del linguaggio naturale) (29,4%); 7) Consentire il movimento fisico delle macchine tramite decisioni autonome basate sull'osservazione dell'ambiente circostante (robot o droni autonomi, veicoli a guida autonoma) (17,1%). Forse in questo modo sarà più facile posizionarsi sulla diatriba della neutralità e sull'uso (eventualmente) pro bono dell'IA. A. [1] https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/12/ASI_2024.pdf