In generale concordo con te, Carlo, ma due osservazioni:

1. in un editoriale è praticamente impossibile trattare più di un tema alla volta:
    visto che del Web abbiamo in molti parlato e scritto, secondo me
    e' utile che qualcuno ricordi anche i problemi della vecchia TV, che continua,
    purtroppo per noi, ad avere un peso enorme nel nostro paese.

2. all'infedele c'era Gustavo, mentre questo è Vladimiro. Il che' non toglie
    che tutti e due probabilmente trarrebbero beneficio da qualche conversazione
    con nexiani... :-)

ciao
jc




On 13/06/12 10:39, Blengino wrote:

E’ però comunque una visione dei media audiovisivi e dell’informazione  telecentrica.

Il problema oggi non è più (solo) un problema di assegnazione di frequenze e di pluralismo sul broadcasting, ma di preservare e non schiacciare il pluralismo fisiologico della rete e delle piattaforme web.

Se si continua a ragionare in termini di scarsità a tutela del pluralismo rischiamo di giustificare la lotta TV vs Web...

Insomma, manca un pezzo nel ragionamento di Zagrebelsky che anche da alcune affermazioni fatte all’Infedele non so quanto abbia metabolizzato il Web...

 


Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di J.C. DE MARTIN
Inviato: mercoledì 13 giugno 2012 9.09
A: NEXA List
Oggetto: [nexa] V. Zagrebelsky: "Le nomine Agcom, e il primato del pluralismo" (La Stampa)

 

Segnalo questo splendido articolo di Vladimiro Zagrebelsky
oggi su La Stampa.

juan carlos


Le nomine Agcom e il primato del pluralismo

Vladimiro Zagrebelsky

Sarebbe bene sostituire la misteriosa sigla della Agcom con il suo nome vero, per ricordare la natura e la missione di quella Autorità indipendente, che è istituita «per le garanzie nelle comunicazioni». Essa svolgerà un ruolo decisivo nella assegnazione delle frequenze per le trasmissioni televisive: un ruolo determinante per ciò che vedremo, ascolteremo e sapremo nei prossimi anni. La gravità degli attuali problemi economici, che monopolizzano le attenzioni e preoccupazioni, spinge a vedere solo il profilo economico di questioni che invece riguardano anche altre ed importanti esigenze. E’ significativo che le critiche largamente portate alle recenti nomine dei componenti della Autorità finiscano spesso con il riflettersi solo sulle previsioni di comportamento di questo o quel commissario nelle decisioni che hanno conseguenze economiche sui vari operatori televisivi, attuali o potenziali.

Nessuno, specie di questi tempi, può sottovalutare la portata economica delle decisioni da prendere. Ma essa non deve esaurire l’ attenzione di chi le prende, né la vigilanza della pubblica opinione. In un suo intervento a «Otto e mezzo» de La7, l’altro giorno il segretario del Pd ha menzionato la cacciata «politica» di Santoro dalla Rai come un esempio di inettitudine «economica» da parte di una impresa, che dovrebbe curare i suoi interessi. Difficile nascondere lo stupore: non un cenno al profilo che riguarda la qualità dell’informazione fornita dalla Rai, responsabile del servizio pubblico. Come se, al contrario, non ci fosse stato nulla da dire nel caso in cui il programma cancellato non avesse avuto grande audience. Evidentemente l’unica logica è ormai quella dei costi/ricavi economici.

La informazione, completa e pluralistica è un bene pubblico, condizione fondamentale di una società idonea a far vivere il sistema democratico.

[...]

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