Sun, 08 Sep 2024 23:25:19 +0000 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it Subject: Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
Direi piuttosto che fiumi di inchiostro sono stati versati per
giustificare la ridefinizione di termini come "imparare" e "apprendere"
affinché possano essere applicati alle macchine.

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E' autorevole, diffusa e prevalente la convinzione che noi uomini non siamo confrontabili con queste macchine.
Eppure non mi convince, mi pare che il nostro modo di imparare è anch'esso statistico, da pappagallo: ad esempio impariamo a dire mamma - probabilmente è la nostra prima parola - perchè alla stessa associamo una persona specifica ed arriviamo a questa associazione persona-parola dopo una serie più o meno lunga di esperienze.
Dunque, secondo la mia convinzione personale, quando critichiamo la macchina per il fondamento statistico basiamo la nostra critica su una modalità che è anche umana.
Un'altra riflessione, sulla quantità di tempo e di esperienze prima di arrivare alle capacità attuali di noi umani: credo nessuno abbia una risposta, ma certamente abbiamo impiegato moltissimi anni, molte e molte generazioni.
David Chalmers non afferma la coscienza delle macchine ma neppure la nega per principio, in sintesi ritiene che esse hanno una qualche coscienza e che progrediscono (Could a Large Language Model Be Conscious? https://www.bostonreview.net/articles/could-a-large-language-model-be-conscious/).
Sulla parola, Ludwig Wittgenstein aveva scritto opinioni interessanti riferendole anche ad Agostino: The individual words in language name objects—sentences are combinations of such names.——In this picture of language we find the roots of the following idea: Every word has a meaning. This meaning is correlated with the word. It is the object for which the word stands. (Philosophical Investigations, I,1, Basil Blackwell Ltd, 1986). 
Insomma, quel che conta è la realtà, non il modo con cui la si rappresenta.
Vedo anch'io tante differenze fra noi e le macchine, sono meno ottimista sulla invincibilità della nostra fortezza e sull'ipotesi che la realtà non esisterebbe senza noi, siamo una parte della realtà, non la realtà (in tutta umiltà: Protagora ci ha fregato).
Cordialmente.
Duccio (Alessandro Marzocchi)