A mio parere quando il dettato costituzionale parla della rimozione degli ostacoli che di fatto impediscono il pieno sviluppo della persona umana si riferisce – visto che gli ostacoli in questione sono “ordine economico e sociale” – proprio alla necessità di far funzionare bene i mercati. È nel nome delle leggi di mercato che si devono combattere i trust e i cartelli. La loro esistenza mette in pericolo tanto la democrazia quanto il buon funzionamento dell’economia (intesa come sfera in cui si accede tramite lo scambio a determinate risorse non disponibili immediatamente in natura).

Che la concentrazione di potere in poche mani sia un ostacolo alla libertà lo vedeva bene Hayek, un pensatore liberale della vecchia scuola (quindi NON un neoliberale!). Un esempio: in un saggio del 1960 scrive che se una persona che siede contemporaneamente nel consiglio di amministrazione di più aziende, vuol dire che la democrazia è in pericolo

Giovanni


Il giorno sab 30 gen 2021 alle ore 15:06 Andrea Pellegrini <liste@andreapellegrini.net> ha scritto:
Ciao a tutti,
Quando sento parlare di multicast mi emoziono sempre un pochino…
La considero una tecnologia estremamente efficace, ma allo stesso semplice e non particolarmente complessa da implementare anche su larga scala.
L’implementazione andrebbe stimolata, ad esempio, nei settori a maggior impatto di banda come distribuzione televisiva, che ora viene gestita totalmente in unicast con e quindi con CDN (ho sentito che al CRIT Rai di Torino ci sono degli studi in corso sul tema).

Ritengo che l’utilizzo dei CDN sia emblematico del tentativo di aggirare la natura decentralizzata della rete (IP) e di creare una sempre più ampia separazione tra produttori di contenuti e fruitori.
Vista da una prospettiva economica questa è barriera non indifferente all’accesso ai “mercati” dell’infosfera. Alte barriere all’entrata -> poca concorrenza -> poche aziende -> oligopolio -> poca libertà di scelta.

Parlando di multicast, però, ci si presenta davanti un altro problema, ultimamente forse meno affrontato: la gestione della rete.
Chi la gestisce? Chi garantisce che sia accessibile liberamente? Chi deciderà come sarà in futuro? Il problema si esaurisce nel principio di neutralità?

Come scrivevano alcuni prima di me il problema non deve rimanere tecnico, deve diventare politico. Aggiungerei che deve diventare ANCHE politico, deve essere compreso e affrontato con competenza ma allo stesso tempo è necessaria visione.

Riprendento il titolo di questa discussione cito la carta in cui sono contenuti i principi che costituiscono lo stato italiano, Cost. Art. 3 comma 2:
"È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Mi colpisce sempre l’attenzione che è stata messa in ogni singola parola, in particolare, qui si parla di limitazioni "di fatto”: l’obbligo di rimozione degli ostacoli da parte dello stato non è solo limitato agli ostacoli formali, di rispetto delle leggi, ma a quelli sostanziali che nel concreto possono limitare la partecipazione dei cittadini alla società.

Pensare che le "leggi del mercato" siano in grado di bilanciare i diritti dei cittadini al posto della legge (quindi della politica) è un errore ingenuo, sfortunatamente già commesso molte volte: è il rifiuto dello stato di diritto.

In questo momento storico le "leggi del mercato" si stanno rivelando, per l’ennesima volta, inadeguate a gestire la società. Il potere, quando concentrato, tenderà alla conservazione di se stesso. Riprendendo la metafora del “cancro” utilizzata da Giacomo Tesio, sarebbe importante che questo “cancro” fosse riconosciuto da tutti, non deve essere la battaglia di una sola parte del corpo, ma di tutte le membra.

Se il problema non viene affrontato da ogni cittadino, il problema potrà essere solo contenuto e se va bene eliminato temporaneamente, dovremmo pensare già da ora come evitare che possa rinascere in futuro (occuparsi dei problemi futuri… aka politica).


Scusate per lo sproloquio.

Grazie mille a tutti per i bellissimi spunti di riflessione che questa lista offre ogni giorno.

Ciao Ciao


On 25 Jan 2021, at 17:00, Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> wrote:

Quindi è un problema di (mancanza di) protocollo a livello di
application layer; i protocolli unicast con applicazioni più o meno
federate (o più o meno centralizzate, è quasi uguale) non risolveranno
il problema del controllo tecnico-amministrativo oligopolistico: le
economie di scala, in special modo in regimi capitalisti che perseguono
la massimizzazione dei profitti e la minimizzazione dei costi (QUALSIASI
voce di costo), tenderanno SEMPRE all'aggregazione e quindi al controllo
centralizzato.

Il problema in questo momento non è tecnico, ma politico: è solo chi
controlla i server (il centro del sistema centralizzato), non dove si
trovano o come comunicano.

Noi (plurale minoritaris) riteniamo che invece il problema sia meramente
tecnico e non vediamo l'ora di liberarcene una volta per tutte perché
poi l'unico modo per controllare la circolazione in rete dei messaggi
(che veicolano informazioni) sarebbe quello di vietare la distribuzione
del software... ma fa fare brutta figura no?!? :-D

Poi non devi certo convincere me dell'importanza di riscrivere
Internet, ma in questo momento il problema che abbiamo davanti è
semplice: queste aziende sono un cancro in continua espansione.

Bisogna ridurlo.



Andrea Pellegrini
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