Continuo a non comprendere la necessità di conoscere i finanziatori di Wikileaks. Avrei voluto vedere, vorrei vedere, lo stesso tipo di attenzione per tutti i finanziatori di tutte le startup grandi e piccole che affollano il web. Vorrei vedere lo stesso tipo di attenzione per i conti di iniziative web più discutibili, che so io, le aste al ribasso. Nessuno sa con esattezza, perché sono per l'appunto fondi di investimento privati, chi abbia messo i capitali che finanziano mezzo web: eppure, si discute delle linee di rifornimento di un sito che per sua stessa ammissione e dichiarazione vuole autofinanziarsi. Tra l'altro, l'apertura dei canali di finanziamento offre a tutti la possibilità di contribuire: e questo significa che, se lo volessimo, potremmo diluire all'infinito la contribuzione in modo tale da rendere insignificante la questione. È il bello di chi sceglie di passare attraverso questo tipo di sostentamento: su Internet nessuno sa che sei un cane, se hai un'idea interessante tutti possono contribuirvi. Il rovescio della medaglia, come insegna la chiusura di Wikileaks per sei mesi, è che non si tratta di approvvigionamenti costanti. La discussione dovrebbe spostarsi verso quanto pubblicato da Wikileaks, non su chi sia Assange: anche senza Assange, Wikileaks ci sarebbe lo stesso. E anche prima di Wikileaks, i documenti "scottanti" finivano lo stesso in Rete: la novità è l'organizzazione, la sistematizzazione, la pseudo-garanzia di disponibilità. Luca Il giorno 27/ago/2010, alle ore 07.21, Vittorio Pasteris ha scritto:
Infatti il problema, per favore, non è la trasparenza dei siti internet di informazione, ma la trasparenza vera dei media tradizionali che non si può risolvere con la pubblicazione sintetica dei loro bilanci.
VP
Il 27/08/10 00:10, Carmelo Fontana ha scritto:
Mi unisco alla discussione con almeno 9 ore di differenza (PDT) e dopo 20+ e-mail scritte sul tema -- quindi mi scuso se le mie considerazioni dovessero essere ripetitive...
Mi sembra che il parallelo con i giornali e la trasparenza dei relativi bilanci e indentita' dei finanziatori non sia necessariamente calzante. La opportunita' di trasparenza rispetto a giornali, televisioni o anche siti Internet di informazione consegue, prima di tutto, dalla natura dei contenuti pubblicati. Sapere chi finanzia una testata giornalistica e' essenziale per valutarne oggettivita', completezza dell'informazione, eventuali condizionamenti, simpatie, deferenze, etc. In altre parole, per "applicare la tara" e difendersi da opinioni (o features di presentazione/selezione delle notizie) che potrebbero influenzare la comunicazione.
Nel caso di Wilileaks, forse questa esigenza e' meno urgente poiche' il sito pubblica documenti che costituiscono in se' stessi la fonte della notizia (invece di commenti e interpretazioni che si porrebbero a valle). Si puo' concedere che esista il rischio teorico di falsi materiali e, magari, di omessa pubblicazione certi documenti inviati dagli utenti. Ma, tutto considerato, mi chiedo, se queste ipotesi siano sufficienti per esigere l'applicazione degli stessi standard di trasparenza che si esigono da chi invece quotidianamente forma e orienta le opinioni con le opinioni.
Carmelo Fontana
On Aug 26, 2010, at 6:19 AM, a.dicorinto@uniroma1.it <mailto:a.dicorinto@uniroma1.it> wrote:
Non mi sono né sorpreso né indispettito quando ho letto la breve del Sole24ore, per due motivi:
a) quell'intervento è assolutamente in linea con la proprietà del giornale e le inclinazioni del suo direttore b) il suo inserto di punta che tratta ogni settimana queste questioni, Novà24, è da sempre su posizioni assai dissimili e primo fra tutti ha proposto un'ampia rilfessione e dibattito sui temi dell'evoluzione del giornalismo
Detto questo, c'è da ammettere che l'intervento sia difficilmente condivisibile per i motivi che Guido riassume nella sua email.
Rimane il fatto che i giornali si sentono minacciati da Internet e dal giornalismo partecipativo, da almeno 10 anni e solo negli ultimi mesi stanno provando a elaborare modelli di business alternativi per tenersi lettori, pubblicità e investimenti. Ma sono comunque in ritardo.
Nel frattempo anche in Italia si fa largo il crowdfunding journalism sull'esempio americano di spot.us e altri.
Cmq, se abbiamo a riferimento gli States, ecco, almeno lì, Wikileaks è considerato il miglior esempio di giornalismo nel 2010.
Grazie Wau Holland ;-)
PS: i miei 2 cents a RaiNews24 http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=19971
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