Ciao Vincenzo, sperando che la nostra conversazione non sia di disturbo alla lista, mi permetto di chiarire solo un paio di punti. Anzitutto un bene fisico messo in comune è automaticamente protetto da leggi della fisica che non esistono per i dati, cui si aggiungono le regole stabilite dalla comunità (e che definiscono la comunità stessa). I dati invece, per essere messi in comune, necessitano di molte più regole e protocolli per essere protetti e mantenuti in comune. Mettere in un calderone unico oggetti fisici, informazioni e dati è un errore fondamentale: è lo stesso processo propagandato da chi vuole applicare la proprietà privata alle informazioni espresse da qualcuno ("intellectual property") che invece esistono per essere comunicate. On Mon, 4 Apr 2022 19:02:41 +0200 Vincenzo Mario Bruno Giorgino wrote:
I dati di una persona ad es. sanitari, anagrafici ecc.. sono in possesso di quella persona...
Dalla mia prospettiva i dati emessi da una persona vanno considerati come parte di quella persona, esattamente come il cuore o il cervello. Solo i dati espressi _consapevolmente_ da una persona possono essere oggetto di scambio e/o condivisione. Affinché un dato personale possa essere condiviso o scambiato, chi lo ha emesso deve prenderne visione (letteralmente: leggerlo) e decidere puntualmente di condividerlo dopo averlo eventualmente alterato. In questo modo lo trasforma consapevolmente in espressione di sé e dunque in contenuto che può essere inviato a terzi. Se questa possibilità di controllo puntuale e consapevole viene meno, la sottrazione di un dato personale andrebbe considerata e punita come una sorta di mutilazione. Esattamente come se viene meno la possibilità di alterare il dato, ovvero se uno dei riceventi può in qualche modo stabilirne la veridicità.
Ad esempio, si potrebbero raccogliere i dati personali e sapere a livello di comune, di quartiere o di codice postale come si evolve la pandemia.
Tutto dipende da chi detiene ed elabora i dati ovvero da chi controlla l'hardware ed il software che li elabora.
Oggi ciò ci è precluso.
Per nulla: il medico di famiglia e l'ASL tengono traccia delle quarantene, delle positività, delle guarigioni etc... Il problema non è che sia precluso, ma che avviene indipendentemente dalla volontà dei cittadini coinvolti e che i dati raccolti possono essere usati anche per altre finalità (legalmente o meno è irrilevante: la copia dei dati non lascia tracce). Ora, rispetto allo stato di cose attuale, in cui l'elaborazione dei dati epidemiologici è relativamente centralizzata ed avviene dispondendo dell'identità del paziente e di tutti i suoi altri dati, sarebbe certamente possibile concepire un sistema che garantisca la raccolta centralizzata di dati epidemiologici corretti e completi senza rivelare l'identità delle persone coinvolte, minimizzando cosi il danno cibernetico che queste subiscono. Non si è fatto a causa dell'ignoranza informatica dei cittadini (che nemmeno sanno di aver subito una sottrazione irreversibile) e delle istituzioni (che nemmeno potevano concepire le alternative... o se ci hanno pensato, hanno deciso che volevano appropriarsi di quei dati). Comunque personalmente avrei trovato accettabile un simile bilanciamento dei diritti, in grado di garantire sia riservatezza sia salute pubblica, minimizzando il danno individuale e massimizzando il beneficio collettivo.
Chiunque tra i partecipanti al pool, ogni volta potrebbe negare la propria adesione.
Tutto dipende da chi detiene ed elabora i dati ovvero da chi controlla l'hardware ed il software che li elabora e dalla possibilità di mentire.
Poiché produrre i dati, mantenerli aggiornati, curarne la sicurezza e l'affidabilità ecc.. costa impegno e risorse, non vedo perché debba essere gratis, non credo che ciò snaturi l'approccio hacker... Spero tu sia d'accordo.
Non è questione di costo è questione di controllo. Se i dati vengono elaborati da altri o su computer di altri rispetto a chi li emette, sono già di per sé effetto di una violenza.
La reciprocità è uno dei principi, non l'unico perché ci si muove in un mondo in cui esistono diversi modi di provisioning delle risorse.
Questo può essere vero per le risorse fisiche. I dati però rappresentano informazioni e veicolano conoscenza. L'etica hacker si fonda sulla curiosità. Se un hacker dona i propri dati personali lo fa anzitutto per permettere la creazione di nuova conoscenza cui vuole che tutti possano accedere (per poter creare nuova conoscenza, ricorsivamente). TUTTA la conoscenza deve essere libera. Dunque sì, indipendentemente dai dettagli implementativi, la "via hacker" alla gestione dei dati impone reciprocità assoluta. L'unica eccezione a questa regola potrebbe essere dovuta alla presenza di un attore ostile che, qualora ottenesse un determinato dato, lo userebbe per impedire l'accesso ad altri dati. Solo in tal caso è etico omettere di condividere un dato (ad esempio un software).
Tra l'altro, i compensi per il lavoro svolto potrebbero avvenire in una forma che esclude monete nazionali o criptovalute centralizzate ed essere inseriti in un circuito anch'esso autogestito, con criteri ad hoc di valutazione del lavoro impiegato, vale a dire un sistema condiviso di accounting tra pari.
Ne riparliamo dopo il crash delle criptovalute esistenti. ;-)
Probabilmente tu immagini un utente in un mondo di server centralizzati
NO ! ! ! Io immagino un utente che ha pieno controllo fisico e amministrativo di tutti gli automatismi che utilizza, siano essi fisici (server, cellulari, pc...) sia virtuali (ogni singolo software). Quindi il mondo che immagino io è un mondo in cui tutti i cittadini hanno pieno controllo dei propri dati e di come vengano elaborati. Un mondo di protocolli peer-to-peer o federati e spesso cifrati end-to-end. Ma non c'è posto per le criptomenate in quel mondo, perché tutti comprendono il teorema di Brewer.
Richiamavo l'esempio USA del Blue Botton program perché in quel caso un'amministrazione centralizzata permette ai suoi utenti di entrare in possesso dei propri dati sanitari e di farne ciò che preferiscono.
Prima ti stacco un pezzo di cervello e poi te lo restituisco perché tu ci possa fare cio che preferisci. Una soluzione molto liberista! :-D No, il problema è che il dato sanitario dovrebbe stare su un device di cui io ho il pieno controllo fisico ed amministrativo sin dall'inizio.
Dal punto di vista tecnico, proprio le TAD sono alla base del capovolgimento di logica...
Non capovolgono niente. I dati sono sempre in un altrove, elaborati in un modo che è opaco per l'utente che non ha nemmeno le competenze per comprendere il problema. E' un approccio neolitico ad una realtà cibernetica. Siamo in un epoca nuova: solo la conoscenza e la comprensione approfondita dell'informatica diffusa può renderla democratica. Senza tale comprensione, qualunque artificio legale o tecnico è destinato a produrre comunque un sistema distopico senza precedenti.
Un processo che si sviluppa in direzione contraria a quello attuale... grazie alla "blockchain"!
Marketing. Non voglio dubitare della tua buona fede [1], ma ti hanno fregato di brutto. La blockchain riproduce le dinamiche di potere più violente in circolazione. [2] Non è un caso che anche gli USA si stiano lanciando in quella mischia! https://www.whitehouse.gov/briefing-room/presidential-actions/2022/03/09/exe... Giacomo [1] In genere a chi mi propaganda qualunque applicazione della blockchain chiedo quanto sia esposto in criptovalute. Di solito, quando stanno perdendo molti soldi, sono estremamente attivi nel decantare le lodi delle magnifiche sorti e progressive che la blockchain porterà ad un mondo senza stati. Talvolta sembrano quasi COMUNISTI ! ! ! :-D Ma gli servono solo nuovi suckers per far risalire i prezzi. [2] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2022-January/022956.html