In un suo recente articolo Ugo Pagallo citava la seguente frase: 
Mi vantavo del fatto di poter spiegare a chiunque pressoché qualsiasi cosa, ad un livello sufficientemente semplice, sulla base di analogie. Orbene, ho cambiato idea” (Piet Hut 2009, 70)
 
Internet pone a dura prova ogni tentativo di schematizzazione e semplificazione. Tuttavia la metafora o l'analogia rimane un buon metodo per scomporre ed analizare situazioni nuove e complesse. Inoltre talvolta per salvare un principio o un'idea che si ritiene fondamentale è necessario esser settari, poco sottili e forse grossolani affinchè il messaggio di fondo passi senza fraintendimenti.
 
La metafora dell'autostrada si presta a mille obiezioni ma consente valide argomentazioni.
 
Provo a contrastare le tesi, per altro assai degne del Tuo interlocutore.
 
sono assai differenti quanto a contenuti diffusi e quanto alla pervasività di ciò che vi transita: sulle autostrade circola la droga che grazie all'efficienza della rete può diffondersi in ogni dove. Circolano i rifiuti tossici e le armi.......è peggio sulle autostrade.
 
i siti non sono caselli autostradali: vero. Non tutti i siti sono caselli autostradali ma alcuni lo sono eccome. Se la metafora è certamente lacunosa, anche l'affermazione è semplicistica. Molti siti si limitano a dare accesso alla rete a contenuti degli utenti, proprio come fossero camion che entrano in circolazione coi loro carichi.  
 
Mentre i reati contestati a Google sono possibili solo in quanto sussiste il servizio di Google, quello di guidare senza patente preesiste al casello e non ha bisogno dell'autostrada per essere commesso. L'illecito trattamento dei dati nel caso di cui si parla preesisteva eccome a Google, tant'è che l'autore del video è stato processato immediatamente dal Tribunale di Torino. La diffamazione o il trattamento illecito nei servizi di mero hosting, ovvero negli user generated content, quasi sempre sono commessi dall'utente a monte, sono legati al contenuto, esattamente come per il trasporto di droga. La rete, o l'isp che come un casello dà accesso e visibilità, agisce esattamente come un'autostrada che di fatto amplifica e agevola  il trasporto delle merci (talvolta illecite).
 
non è il fatto di aver pubblicato i filmati ma  il fatto di non aver rispettato l'indirizzo europeo di rimuovere i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. Questo è errato. In fatto Google ha rimosso il video poche ore dopo la prima segnalazione.
Nessuno aveva segnalato il video per due mesi: vi erano stati commenti stupidi e commenti indignati, ma entro 24 ore dal primo flag-in il video è stato rimosso. Non vi è per altro contestazione specifica sul punto da parte della Procura. 
 
non è pensabile che Google (in questo caso) possa fare liberamente tutto senza avere la responsabilità di quello che fa. Concordo.
Google non può fare ciò che vuole, e non solo in questo caso. E' per questo che Google, che ha assunto una posione dominante nella veicolazione dei contenuti, non può esser destinataria di un dovere/potere che le consenta di decidere ciò che va bene e ciò che è male, filtrando i contenuti della rete.
 
Auguri con il tuo arguto interlocutore
Carlo

-----Original Message-----
From: Masera Anna <Anna.MASERA@lastampa.it>
To: "'nexa@server-nexa.polito.it'" <nexa@server-nexa.polito.it>, "'nexa-fellows@server-nexa.polito.it'" <nexa-fellows@server-nexa.polito.it>
Date: Thu, 25 Feb 2010 20:27:32 +0100
Subject: [nexa-fellows] I: Libertà e responsabilità

scusate lista, mi scrive questo lettore a proposito del mio articolo uscito oggi sulla stampa (lo trovate a questo link sotto)
http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7025&ID_sezione=&sezione=
 
non gli ho ancora risposto ma mi sembra che possa interessarvi e sarei felice di rispondergli con il vostro contributo, grazie anna
www.lastampa.it/masera


Da: rmfdl
Inviato: giovedì 25 febbraio 2010
A: Masera Anna; Sabadin; Bardazzi
Oggetto: Libertà e responsabilità

l'articolo della Signora Masera descrive i fatti della sentenza di Milano su Google ma purtroppo li ammanta di un tifo spinto e acritico a favore delle tesi di Google (che costituiscono la tipica applicazione del fondamentalismo liberista a un danno delle norme a tutela della libertà di ciascuno e non solo del potente di turno).

Non intendo qui riesaminare tutti gli aspetti della questione che già emergono dagli articoli di Sabadin e di Bardazzi. Ma desidero rilevarne uno. Lei è rimasta prigioniera dell'immagine giornalistica di internet come autostrada. Siccome però la funzione di internet e quella delle autostrade sono assai differenti quanto a contenuti diffusi e quanto alla pervasività di ciò che vi transita, il paragone da Lei proposto non regge. 

Primo, i siti non sono caselli autostradali. Mentre i reati contestati a Google sono possibili solo in quanto sussiste il servizio di Google, quello di guidare senza patente preesiste al casello e non ha bisogno dell'autostrada per essere commesso. Oltretutto, a quanto si è capito, quello che il giudice milanese contesta a Google non è il fatto di aver pubblicato i filmati ma  il fatto di non aver rispettato l'indirizzo europeo di rimuovere i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza ( Google lo ha fatto circa due mesi dopo, dato che la reclame è l'anima del commercio).

Secondo, il nocciolo degli affari pubblicitari di Google , diversamente da quello delle autostrade, consiste proprio nel poter mettere in rete senza controllo. Di nuovo, al casello non servono controlli perché vi si arriva dopo aver già commesso il reato ( anche se privi di patente) . Invece Google pretende di non dover controllare niente proprio in nome dei propri interessi commerciali, dimenticando che gli interessi commerciali non sono una questione di principio equiparabile al come dare regole per la libera circolazione delle idee e di per sé necessitano il rispetto di regole ( del tipo igienico oppure antisofisticazioni oppure antimonopolio, etc.). 

In ambo i casi non è pensabile che Google (in questo caso) possa fare liberamente tutto senza avere la responsabilità di quello che fa. Questa connessione tra libertà e responsabilità è l'abc del liberalismo che non a caso i liberisti vogliono travolgere nel segno della legge della giungla ( che liberale non è).

La ho disturbata perché si tratta di questioni molto importanti ( costruire norme per organizzare l'esercizio della libertà)  su cui penso sia indispensabile l'apporto di ogni persona che la voglia davvero.

I migliori saluti

Raffaello Morelli