Ciao Arturo, Il 27 settembre 2015 11:51, A Dicorinto <arturo.dicorinto@uniroma1.it> ha scritto:
Bella domanda, non so darti una risposta legale, ma hai visto i pezzi che abbiamo scritto io e Cosimi su Repubblica qualche giorno fa?
http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2015/09/21/news/anche_le_bibli...
http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2015/09/15/news/tor_rete_anoni...
No, me li guardo ora. Grazie. Conosco il Library Freedom Project (LFP)[1] e ho seguito le recenti notizie. (Riassunto per i prigri: * il LFP è un progetto per installare nodi di uscita Tor nelle biblioteche pubbliche; * è partito qualche mese fa un progetto pilota in una biblioteca di Lebabon, New Hampshire, USA; * dopo poche settimana di attività del progetto la biblioteca ha ricevuto una visita da parte di alcuni funzionari dell'ufficio dello sceriffo locale chiedendo che il progetto venisse fermato. Pare che la visita sia stata causata non da qualche problema concreto, ma dal fatto che un agente dell'FBI abbia "incoraggiato" le forze locali rispetto all'andare a parlare con la dirigenza della biblioteca; * il progetto è stato sospeso; * sono seguite alcune lettere di protesta da parte di istituzioni ed altro; * il progetto è ripartito;) Non vi nascondo che questa idea di gestire un exit node è in realtà il primo passo che voglio compiere per cercare di avviare un progetto come il LFP anche in qualche biblioteca qui da noi. Mi hanno già detto svariate persone che è un sogno impossibile, ma ho personalmente molta più fiducia nei bibliotecari di quanto i bibliotecari ne abbiano in loro stessi, spero anche che i bibliotecari abbiano più voce in capitolo sulle biblioteche che non gli amministratori delle biblioteche. C [1] https://libraryfreedomproject.org/