Grazie a tutti per l'interessantissima discussione ed i punti di vista. Si vede che sono temi che pungono "sul vivo" molti di noi. Aggiungo alcune piccole osservazioni. Riguardo alle risorse scolastiche con ruolo di sistemisti, è già stato evidenziato che "purtroppo" manchino le competenze e soprattutto le motivazioni a farsi carico di questa attività (pieno accordo con Marco Fioretti). Io aggiungerei "per fortuna" non abbiamo il docente (di matematica o informatica) o il collaboratore (magari un tecnico di laboratorio) che mette in piedi un server: se lo facesse (salvo le rarissime eccezioni che esistono, ma non fanno sistema), creerebbe un sistema probabilmente non scalabile, con problemi di sicurezza (certificati, firewall, password, protezione dei dati, ...). Installare e gestire un sistema informativo oggigiorno è molto più che far partire una VM, soprattutto se devi gestire dati sensibili ed offrire una garanzia di servizio. Se ci sarà una soluzione, dovrà secondo me necessariamente passare per dei fornitori/consulenti (privati convenzionati? un corpo tecnico della PA? terzo settore? ... tutto da inventare) che abbiano le adeguate competenze, e che possano anche trarre vantaggio dall'effetto 'scala' (le varie scuole hanno esigenze sovrapponibili al 95%) e fornire le opportune garanzie di lavori fatti allo stato dell'arte. Paradossalmente, mi fiderei di più della protezione dati di Google Classroom che del server installato da me stesso. Concordo con Giacomo Tesio che il problema non è né economico né di competenze, ma di visione e di volontà. Ma forse con questo siamo tornati al punto di partenza della discussione: fare in modo che le risorse europee vengano investite nelle infrastrutture pubbliche, sul software libero, sulle professionalità locali, ecc. La discussione, per me, ha evidenziato che, oltre alle infrastrutture "materiali" (data center, connettività e dispositivi di accesso), doverose e fondamentali, manca l'infrastruttura 'umana' ed organizzativa per gestire lo sviluppo, il supporto, la formazione/comunicazione. Fulvio On 02/01/2021 11:56, Antonio Iacono wrote:
Ma quello che volevo dire e' che, indipendentemente dal numero, le eccezioni da volontariato non sono sicuramente sufficienti, anzi.
Non sottovalutare le "eccezioni", le più grandi scoperte sono partite da persone "eccezionali" che lavoravano in contesti normali. Mirella Casale era una "semplice" insegnante, e poi preside. Ma il suo ostinato impegno per l'inserimento dei bambini con disabilità nelle classi "normali" permise, negli anni seguenti, di superare le classi "differenziali" dell'epoca fascista.
Einstein era un anonimo dipendente di un ufficio pubblico quando elaborò le teorie della relatività.
Con tutto ciò non era mia intenzione proporre un cambio di mentalità basato sulla "buona volontà" di sporadici dipendenti.
Come ho scritto in un altro intervento, uno dei problemi maggiori della P.A. (e quindi anche della scuola) è la cattiva organizzazione. Raramente mi è capitato di incontrare dirigenti la cui preoccupazione principale fosse l'efficienza dell'intera P.A. Ciò che interessa loro, spesso, è la gestione del proprio ufficio/scuola. Perchè solo da questo arrivano i riconoscimenti (morali, economici, di carriera). Se gli dici, ma perchè non divulghi/diffondi questa "best practice" agli altri uffici, ti rispondono: "che ci pensino al Ministero, non sono lì apposta, io non ho tempo, devo pensare al mio ufficio". Nella P.A. ci sono una miriade di "best practices" che nessuno conosce. Spesso succede, anzi, il contrario, il dirigente che ha in ufficio persone valide, se li custodirà gelosamente, quasi nascondendole per paura di perderle e, quindi, inevitabilmente di veder scendere la "qualità" complessiva dei sottoposti. E cosi succede che i "buoni esempi" condivisi sono rarissimi e si diffondono solo con il trasferimento di sede dei rispettivi promotori. Come si cambia? Uno degli strumenti è la rotazione dei dirigenti. Ma non solo nella stessa Amministrazione ma in tutta la P.A. e a tutti i livelli (non solo quindi a livello centrale). Niente da destinare al caso, di disposizioni sulla condivisione di best practices ne ho lette a decine, non hanno mai funzionato e allora ruotiamo le persone. Una volta che una buona prassi prende piente in un ufficio vi rimane anche nel caso che il successivo dirigente sia peggiore del precedente. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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