ho scritto anche io qualcosina sul mio blog...
trovo queste discussioni abbastanza futili.
ci si chieda "è evitabile by design il leakage di informazioni ?"
con lo sviluppo dell'elettronica, solo eliminando le reti always on.
ciao, s,

--
www.reeplay.it
www.eximia.it

Il giorno 09/dic/2010, alle ore 15.06, Annalisa Chirico <chiricoannalisa@gmail.com> ha scritto:

Sempre su wikileaks segnalo questo articolo di Daniele Bellasio sul sole24ore. una lettura critica e non "giustificazionista", che coinvolge anche la libertà (non assoluta) della rete.
ciao

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-12-08/wikileaks-assange-legge-vale-223355.shtml?uuid=AYAVDAqC

Il giorno 09 dicembre 2010 15:02, <ugo.pagallo@unito.it> ha scritto:
Caro Juan Carlos,

condivido riga per riga il tuo articolo.
Fa infatti impressione che il 2010 abbia avuto inizio con
Hillary Clinton filosofa del diritto sulla libertà
d’internet (vi ricorderete:
http://www.state.gov/secretary/rm/2010/01/135519.htm), e
termini con la stessa Clinton che qualifica il servizio
informativo di Wikileaks “un attacco alla comunità
internazionale” che mette a rischio “gente innocente”.
Fa peraltro specie che un premio Pulitzer come il reporter
Steve Coll, sull’ultimo The New Yorker, parli del
giornalismo Wikileaks come “vandalismo (…) sovversivo
ispirato al Primo emendamento”, mentre un altro veterano,
David Brooks su The Times, liquida Assange come “un
anarchico vecchio stile” che “danneggia il dialogo
mondiale”.
Digital divide al quale porre rimedio semplicemente
eliminando… il digital? No pasaran? Questa, infatti, la
posta ormai in gioco. Come dici tu, c’è da sperare “non ci
siano dubbi” al riguardo,
u.p.


>
>
> ------------------ Messaggio originale -------------------
> Oggetto: [nexa] La Stampa (De Martin): "Libertà di stampa
> oggi significa libera Rete"
> Da:      "J.C. DE MARTIN" <demartin@polito.it>
> Data:    Gio, 9 Dicembre 2010, 9:07 am
> A:       "Center Nexa" <nexa@server-nexa.polito.it>
> ----------------------------------------------------------
>
> Dopo qualche giorno di ulteriori letture e riflessioni,
> ho provato a scrivere di nuovo sul caso Wikileaks
> su La Stampa di oggi.
>
> I vostri commenti (critiche incluse) sono i piu' graditi.
>
> ciao,
>
> juan carlos
>
>
> *Libertà di stampa oggi significa libera Rete*
>
> JUAN CARLOS DE MARTIN
>
> La discussione intorno al caso Wikileaks è stata finora
> sconcertante.
> Molti, infatti, sembrano aver dimenticato - spero solo
> momentaneamente -
> conquiste acquisite da decenni. Su tutte, i due pilastri
> che reggono la
> libertà di stampa dai «Pentagon Papers» (inizio Anni 70) a
> oggi: da una
> parte, lo Stato ha diritto di fare tutto quanto in suo
> potere per
> ostacolare la fuoriuscita di informazioni oggettivamente
> riservate;
> dall'altra, la stampa ha pieno diritto di pubblicare
> quanto le viene
> recapitato - basta che faccia notizia. Una discussione
> «senza
> inibizioni, robusta e la più aperta possibile» è, infatti,
> ritenuta da
> decenni essenziale all'emersione della verità e alla
> formazione di una
> pubblica opinione consapevole, anche a costo di qualche
> eccesso e anche
> a costo di divulgare segreti.
>
> Ma allora qual è il problema con Wikileaks? Wikileaks,
> infatti, non ha
> rubato, hackerato, sottratto alcuna informazione; ha
> semplicemente
> pubblicato documenti che ha ricevuto (Wikileaks offre una
> buca delle
> lettere online sicura), dopo averne verificato la
> veridicità e dopo aver
> ritenuto che facessero notizia. Esattamente come avrebbe
> fatto un
> qualsiasi giornale. E, infatti, nel caso specifico dei
> dispacci
> diplomatici americani, così hanno fatto alcuni tra i più
> rispettati e
> influenti giornali al mondo, come il New York Times, Le
> Monde e Der Spiegel.
>
> Dovrebbe, quindi, essere naturale concludere che Wikileaks
> si colloca
> pienamente nel solco della libertà di stampa così come
> intesa in tutte
> le democrazie avanzate e come tale venire apprezzata come
> qualsiasi
> altro mezzo di informazione.
>
> In questi confusi giorni, invece, molti riescono a
> sostenere che la
> medesima azione è contemporaneamente normale e criminale,
> a seconda se a
> farla sia il New York Times o piuttosto un gruppo di
> cittadini guidati
> da un australiano anticonformista. Come si dice in questi
> casi, aut aut:
> o una cosa o l'altra.
>
>
> [...]
>
> Continua qui:
>
> http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8182&ID_sezione=&sezione=
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