Ciao Duccio, On Wed, 15 Jan 2025 00:07:20 +0100 alessandro marzocchi wrote:
Domando: "la parola" è una tecnologia?
Domanda molto intelligente! Nel momento in cui la vocalizziamo, imprimendola attraverso onde sonore all'aria circostante, ha tutte le caratteristiche del dato: la rappresentazione di un'informazione su un supporto trasferibile (seppur a corto raggio, sia in termini spaziali che temporali). Tuttavia, non è il suono a caratterizzare la parola: i pappagalli, i cellulari e i mangiacassette possono riprodurre onde sonore analoghe alle parole, senza disporre di alcuna comprensione del loro significato. Ogni parola associa un significante ad un significato ed è questa associazione fra un pattern sonoro e un esperienza soggettiva a caratterizzarla. Se io dico "sedia" tu che ascolti immagini una sedia diversa da quella che immagino io. L'esperienza mentale che associamo alla parola "sedia" (così come a qualsiasi altra parola) è dunque diversa, soggettiva. Tale esperienza soggettiva di pensiero comunicabile è ciò che definisco "informazione". Senza la parola "sedia", ciascuno di noi avrebbe comunque un esperienza soggettiva delle sedie, ma non potrebbe comunicarla (metterla in comune) senza portarsela fisicamente dietro. Anche etimologicamente, "parola" deriva da "parabola" che, per quanto ne so, significa letteralmente "mettere vicino", "ravvicinare", e viene spesso interpretata in senso figurato come "confronto", ma potremmo anche interpretarla come "associazione". Associazione fra suono (significante) e informazione (significato). La parola (questa associazione) fornisce un vantaggio evolutivo enorme all'uomo, di per sé debole in un ambiente ostile, permettendogli di comunicare efficacemente con i propri simili. Ma avvia anche un feedback loop esplosivo: combinando più parole, viviamo nuove esperienze soggettive di pensiero comunicabile (informazioni) cui attribuiamo nuove parole, ricorsivamente. Dunque la parola/informazione precede la tecnologia. E ne è condizione, se definiamo la tecnologia come Giuseppe, quale conoscenza scientifica applicabile. Ma possiamo dire che sia stata la prima tecnologia umana? Ne ha molte caratteristiche. Ad esempio ha un chiaro orientamento politico, favorendo la creazione di organizzazioni più complesse ed articolate di quelle comuni fra gli altri primati. Al contempo ha influenzato talmente profondamente l'evoluzione dell'uomo che fatico a considerarla come qualcosa costruito dall'uomo. Non si adatta né alla definizione "platonica" proposta da Giuseppe ("conoscenza scientifica applicabile") né la definizione fenomenologica che ho proposto io ("insieme di artefatti costruiti dall'uomo con caratteristiche e scopi comuni"). Non è "conoscenza scientifica applicabile" né un artefatto. Dunque direi la parola che non è una tecnologia. E' una caratteristica evolutiva che caratterizza l'uomo, un po' come il lungo collo caratterizza le giraffe.
Tecnologia può essere ritenuta sinonimo di artefatto, opera umana?
Secondo la mia definizione sì, secondo quella di Giuseppe, no.
non complicateci la vita più del necessario, buona parte dei danni da informatica nascono quando il tecnico pretende di insegnare un mestiere che non conosce a chi questo mestiere lo fa, software hardware *HUMANWARE*, quando quest'ultimo sparisce appaiono i guai.
Per essere "HUMANWARE" deve essere patrimonio di tutta l'umanità. In altri termini, l'informatica supererà la sua fase primitiva solo quando sarà conoscenza comune, come la scrittura.
PS In sè, la tecnologia è neutrale, i dr Stranamore sono la minoranza ma i malfattori sono sempre all'erta (opinioni mie, niente di più).
"Tecnologia" che? "Neutrale" in che senso? Come detto in altra mail rispondendo a Giuseppe, la tecnologia può essere politicamente neutrale solo fintanto che esiste solo come informazione nella mente di chi la conosce. Non appena ci si appresta ad applicare tale conoscenza creando artefatti tecnologici, smette di esserlo. "Politicamente" non è a caso nell'oggetto del thread. Non ha infatti senso discutere di etica in ambito tecnologico, perché etica (e moralità) si limitano ad influenzare la sfera individuale. Buttarla sull'etica serve solo a sterizzare qualsiasi critica tecnologica: in una società pluralista, ognuno ogni etica è legittima fintanto che non disturba gli altri; in una società capitalista ogni etica è legittima fintanto che non disturba i più ricchi. La tecnologia invece è Politica. La sua critica presuppone il riconoscimento di effetti sociali e l'analisi delle relazioni di potere che tali effetti determinano. Per questo la sua realizzazione, la sua comprensione e la sua critica consapevole è parte di una piena cittadinanza in una società cibernetica. Giacomo