Parte terminale dell'intevista al Consigliere AgCom Nicola D'Angelo:
Ma è veramente il diritto d'autore il 'core business' di
questa
faccenda o è un'operazione per disincentivare la rete, specie
quella fatta dai cittadini, dal basso?
«La questione di fondo che anche alcuni autorevoli commentatori
hanno mancato di considerare è che in Italia l'intervento a
protezione del diritto d'autore sulla rete nasce non da una legge
specifica, come è avvenuto negli altri paesi, ma da un
provvedimento, il cosiddetto decreto Romani, che riguardava la
televisione. E' sotto gli occhi di tutti lo stato di concentrazione
della proprietà e del controllo delle reti televisive di cui tanti
lamentano l'influenza anche sul piano democratico. E' notizia delle
ultime ore di quanto il web sia diventato lo strumento di
informazione prevalente soprattutto per i giovani. Se non bastasse,
le ultime consultazioni elettorali hanno dimostrato quanto sia
importante la rete nel processo di formazione delle opinioni.
Perché allora intervenire spostando le regole della televisione al
mondo internet? La risposta mi sembra ovvia. Non si mira tanto alla
tutela del copyright ma ad una regolamentazione che consenta delle
forme di controllo della rete. Il punto è di principio: non è in
discussione il diritto alla remunerazione dei contenuti ma la forma
e il modo in cui si debbano remunerare. L'innovazione tecnologica
sta imponendo nuovi modelli industriali, le catene del valore
cambiano e cosa succede? Si risponde con l'applicazione di regole
vecchie, mutuate per lo più dal sistema radiotelevisivo. Questo è
un paese che proprio non può fare a meno della televisione, con le
conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti».
juan carlos
'Attenti, il Web non è salvo'
di Alessandro Gilioli
«La politica si è accorta dell'importanza di Internet
e punta a una regolamentazione che consenta delle forme di
controllo. E molti siti rischiano di non sopravvivere alle nuove
multe». Parla Nicola D'Angelo, consigliere 'd'opposizione'
nell'AgCom
14 luglio 2011
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