Cari tutti, dato che la discussione sull'articolo del Sole 24 Ore, ma soprattutto sulle modalità di finanziamento di Wikileaks, si è animata molto in questi giorni, non so bene a chi rispondere. Dunque, ripendo la mail originaria di Marco De Rossi, ma scrivo delle "riflessioni a voce alta" ispirata a tutti i commenti sinora mandati. In generale non mi interessa difendere l'articolo del Sole 24 Ore, che è davvero troppo superficiale per poter servire anche solo di base ad una riflessione seria su un fenomeno complesso come Wikileaks. Continuo però a pensare - mi pare in disaccordo con diverse persone che sono intervenute - che la richiesta di sapere chi ci sia finanziariamente dietro a Wikileaks non sia del tutto peregrina. Concordo con chi ha scritto che sarebbe bello pretendere trasparenza, soprattutto finanziaria, da parte dei giornali e degli altri media "tradizionali", italiani o meno. L'una richiesta (giornali e media tradizionali) non esclude però l'altra (Wikileaks). Oltretutto, non è che Wikileaks lavori su informazioni di pochissimo rilievo. Al di là del giudizio che si può dare sull'effettivo valore aggiunto degli "Afghan War Diaries", a me pare abbastanza evidente che non ci si stia muovendo agli stessi livelli delle ultime di cronaca o della pagina politica di un qualsiasi quotidiano. Assange e le altre persone che stanno dietro a Wikileaks hanno assunto una linea politica molto chiara e, se posso usare una metafora, si sono "sfilati i guanti" in un ambito in cui a sfilarseli sono solitamente organizzazioni di ben altro peso. Ciò può essere e per me è un dato del tutto positivo, ma diciamo che se il livello del potenziale scontro si alza, a me piacerebbe sapere chi sono gli effettivi contendenti - dato che tra l'altro non sarebbe certo la prima volta che una parte viene pilotata, coscientemente o meno, per motivi altri rispetto a quelli ufficialmente dichiarati (per esempio, e lo porto davvero come mero esempio, è stato suggerito che alcune delle informazioni pubblicate da Wikileaks circa la campagna afghana siano state "impiantate" dalla CIA per indebolire la posizione del Pakistan, in una resa dei conti del tutto interna tra la CIA e l'ISI). Poi a me non è chiaro se esista un consenso su cosa sia Wikileaks. E'/svolge una funzione equivalente al giornalismo? Mi pare che qui alcuni sostengano il contrario. D'altronde i volontari di Wikileaks fanno un lavoro di editing non da poco, non si limitano semplicemente a prendere i documenti che arrivano e a ripubblicarli. Inoltre, Amnesty International ha insignito nel 2009 Wikileaks del premio "International Media Awards" nella categoria "new media". Il premio "recognise[s] excellence in human rights journalism". Mi pare dunque che vi siano molte opinioni sotto il cielo. Il richiamo - credo di Guido Scorza - al collegamento tra la necessità di avere informazioni finanziarie e non sui mezzi di comunicazione tra cui la stampa, e la concentrazione o meno del relativo mercato (implicando, se ben capisco, che in presenza di un mercato concorrenziale si possono rilassare le richieste di trasparenza) non mi convince troppo. In un mondo in cui di informazione ce n'è così tanta che a volte si fa fatica a trasformarla in conoscenza, credo sia utile ogni elemento ulteriore che aiuti a contestualizzare correttamente le fonti informazionali, che siano Wikileaks, Il Sole 24 Ore o il blog casalingo di Pingo Pallo (proporzionalmente al pubblico e agli obbiettivi di riferimento così come dichiarati dalla fonte medesima). Chiudo precisando che personalmente ritengo l'esperienza Wikileaks - per altro di certo non nuova, vedi Cryptome.org - molto interessante e trovo molti degli attacchi nei confronti di Assange e degli altri volontari abbastanza stomachevoli (del resto quando ti sfili i guanti..). Ma (senza suggerire che qui qualcuno lo stia facendo) credo che rendendo Wikileaks un dogma su cui non si possono porre domande non si faccia un buon servigio a quegli ideali su cui Wikileaks stessa dichiara di basarsi. Ciao, Andrea On 8/25/2010 8:06 PM, Marco De Rossi wrote:
Condivido con voi (perché mi ha estivamente indispettito) questa breve (non firmata) pubblicata sul Sole24Ore di ieri:
"La vicenda di WikiLeaks e i 76mila file segreti del Pentagono sulla guerra in Afghanistan pubblicati in rete e da alcuni giornali ripropongono con forza un problema connesso alla libertà e alla trasparenza dell'informazione. Senza voler fare dietrologia a tutti i costi, senza voler vedere complotti ovunque - una malattia che dovrebbe essere debellata - interrogarsi su chi finanzia WikiLeaks più che lecito è doveroso. Proprio per sgomberare ogni sospetto che qualche manina interessata abbia armato il sito di Julian Assange fornendogli materiale ad altissimo contenuto incendiario. Sapere chi controlla la stampa, rendere pubblici i bilanci degli organi di informazione, è una delle pietre miliari della democrazia nell'era della comunicazione. Stupisce che pochi si pongano il problema di estendere al web gli obblighi già previsti per la televisione, la radio e la carta stampata in tutto il mondo occidentale. Negli anni Settanta, in Italia, fu una grande battaglia combattuta e vinta dal sindacato dei giornalisti. Oggi i bilanci degli organi di informazione sono pubblicati e messi a disposizione di chiunque voglia consultarli. Il web è ancora un mondo a volto coperto."
fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-08-24/trasparente-uguale...
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