On December 14, 2020 9:41:08 AM UTC, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
Di codice scritto ne abbiamo già molto. Il problema è che mancano i lettori.
Immagino sia stato un lapsus
No no... intendevo proprio codice.
ed intendevi di "libri ne abbiamo già molti".
Oibò, detto così, sembra quasi che si possano avere troppi libri o troppi programmi! Chiedo scusa per aver lasciato aperta questa possibile interpretazione: NO non possiamo avere troppi libri o troppi programmi, ed anzi i fork non sono e non saranno mai abbastanza per soddisfare la nostra naturale curiosità. Non è paradossale che l'homo sapiens sapiens possa solo affermare con certezza la profondità della propria ignoranza. Solo gli ignoranti possono essere curiosi ed accrescere, un pochino, la propria conoscenza (accettando la consapevolezza di una maggiore ignoranza) Le stelle possono brillare in cielo solo se il buio le circonda.
Comunque, è vero, anche di codice abbiamo pochi lettori. Una volta si diceva che il codice open source è più sicuro perchè "letto" da migliaia di programmatori.
Non "si diceva": era il selling point dell'open source. Una balla, come ci siamo accorti tutti con Heartbleed. Crisi che è stata usata per giustificare la nascita della Linux Foundation, perché il problema, ovviamente, venne letto in chiave economica, non culturale. E così nulla è cambiato.
Quando i programmatori leggevano il codice, aggiungo io. [...] In tutti questi anni nessuno si è accorto dei bug.
I programmatori che non leggono codice (altrui) sono un pericolo per l'umanità. Sono sempre esistiti, però.
Ma la gente non legge più nemmeno i manuali.
Vero. Ma molto di più del codice.
E' la lettura a tutti i livelli che è in crisi.
È il pensiero a tutti i livelli che è in crisi. E l'educazione al pensiero stesso. A due decenni dalla pubblicazione di "Don't make me think", possiamo apprezzarne la portata del successo. Giacomo