Caro Agosti,
Mi limito ad una replica veloce, sapendo quanto i "reply di reply" in lista possano essere graditi ad alcuni ma non a tutti.

Posto che la tua analisi mi piace ed è un punto di partenza, a me
tuttavia turba il fatto che non sia definita la *qualità* di questa
garanzia.
Per intenderci, io non sono convinto che l'attuale fruizione media di
Internet garantisca alcuni dei già riconosciuti diritti civili.

"You're preaching to the choir", direbbero alcuni. Con me sfondi una porta aperta, dico io.
Pur se riconoscere un diritto e garantirne la qualità rimangono due faccende distinte, tempo fa ho applaudito alla Finlandia, la quale ha garantito non solo un diritto ad Internet, ma un diritto ad Internet veloce a banda larga, il che, in termini di qualità, è un bel passo.
Per quel che mi riguarda, resto un fan sfegatato della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, la quale per prima ha riconosciuto che, accanto alle tradizionali obbligazioni “negative” (You shall not harm...e via dicendo), vi sono delle obbligazioni positive, in capo a determinati soggetti ed enti giuridici (tra cui rientrano i governi ma anche le corporations), che devono essere rispettate per garantire un rispetto efficace ed effettivo dei diritti umani.
Internet, qualora fosse riconosciuto come diritto dell'uomo, sarebbe un terreno zeppo di obbligazioni positive. E tutti gli esempi che tu giustamente citi riguardano obbligazioni positive non rispettate da chi potrebbe farlo.
Intendiamoci, non tutti la pensano così: diversi pensatori, extra-europei ma non solo, ritengono che ci si debba limitare al puro e solenne riconoscimento del diritto, lasciando che la “qualità” si affermi localmente da sé, per vie pacifiche o meno.
In parte, potrebbero aver ragione: difficilmente il problema della scarsità d'attenzione in Rete o della qualità dell'informazione digitale potranno esser risolti per via autoritativa o normativa; meglio investire sull'educazione al digitale, per imparare a distinguere criticamente ciò che è rilevante da ciò che non lo è.
In definitiva, meglio discutere tutti assieme quantomeno del riconoscimento, per creare la necessaria base di consenso su cui poggiare le riforme future.

Certo, considerare l'accesso un diritto (civile o umano, non so) è un
passo fondamentale, ma non perdiamo di vista che internet, per come è
adesso, è ancora una di quelle tecnologie che potenzia l'utente e
potenzia anche i suoi nemici.

Indubbiamente: ma intanto, il riconoscimento giuridico di un libero accesso ad Internet gioverà sicuramente più all'utente che ai suoi nemici.

I miei due cents agrodolci :D

C.D.


From: vecna ~= Claudio Agosti <vecna@globaleaks.org>
To: NEXA server <nexa@server-nexa.polito.it>
Sent: Thursday, January 5, 2012 4:20 PM
Subject: Re: [nexa] Internet Access Is Not (right) a Human Right

Corrado Druetta wrote:
> Il discorso resta viziato dal concetto utilizzato di "diritto umano":
> se adottiamo l'idea giusnaturalistica di diritto umano come "intrinsic
> to us as human beings" (con le parole di Cerf), universali, immutabili
> ed onnipresenti, allora probabilmente il diritto ad accedere ad uno
> strumento tecnologico che esiste QUI ed ORA non risulta accettabile.
> Diversamente, se si guarda al problema in un'ottica storica, l'idea
> risulterà certamente più condivisibile: ad ogni epoca il suo diritto.
Posto che la tua analisi mi piace ed è un punto di partenza, a me
tuttavia turba il fatto che non sia definita la *qualità* di questa
garanzia.

Per intenderci, io non sono convinto che l'attuale fruizione media di
Internet garantisca alcuni dei già riconosciuti diritti civili.

Diritto alla riservatezza ? Se non esplicitamente richiesto dall'utente,
le connessioni viaggiano "in chiaro", in diversi provider che seguono
diverse direttive, e i dati possono essere collezionati a tempo
infinito, da soggetti sconosciuti.

Diritto all'informazione ? E quali mezzi ha un utente per distinguere
l'informazione dalla propaganda ? Non metto in dubbio che pletora di
fonti disponibili sia già di persè un bene, rispetto agli anni in cui
c'era solo tv e giornali, ma in questo momento un utente che non ha una
visione critica, non ha competenza in un determinato contesto, non ha il
tempo per gli approfondimenti... non ha a disposizione un mezzo
consolidato per verificare l'autorevolezza dell'informazione.

Diritto all'informazione: come trova le informazioni, l'utente ? Da un
motore di ricerca ? Il ranking è una forma di promozione solo per i
primi, una forma di oscuramento per tutti gli altri. Da un social
network ? E quali sono le policy di questi SN ? se alcuni argomenti non
possono essere trattati, come ci si informa a riguardo ?


Certo, considerare l'accesso un diritto (civile o umano, non so) è un
passo fondamentale, ma non perdiamo di vista che internet, per come è
adesso, è ancora una di quelle tecnologie che potenzia l'utente e
potenzia anche i suoi nemici.

i miei due cent avvelenati :)
c
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