On April 21, 2019 5:32:12 PM UTC, David Orban <david@davidorban.com> wrote:
L'evoluzione sociale e tecnologica non deve essere cieca come quella biologica.
Come ti dissi un anno fa alla Bicocca, ho seri dubbi sulla cecità di questa fase della evoluzione biologica dell'uomo. Tutta questa fretta di ottenere dati medici "per le AI", ad esempio, suona tanto come il tentativo di stabilire una pressione evolutiva artificiale.
Può osservare direttamente le conseguenze delle regole adottate ed alterarle con maggiore rapidità e immediatezza, in base a meta-regole che ne influenzano la traiettoria.
Questo in teoria è vero, ma in pratica? Non c'è una mente alla guida dello sviluppo tecnologico globale e quanto a quello sociale... sono decenni che si aspetta che la mano invisibile risolva tutti i problemi.
Specificamente nell'ambito delle regole e meta-regole che si applicano alle aziende, quelle tradizionali devono simultaneamente soddisfare l'obbligo di massimizzare i profitti e di essere di beneficio, in senso più astratto, alla società intera.
Beneficiare la società intera non è mai stato un obbligo. Nell'articolo 41 della Costituzione Italiana è stabilito un limite alla attività di impresa, che "non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana". Ma non c'è un obbligo a perseguire finalità sociali. E' vero che alcuni imprenditori lo hanno vissuto come un dovere civico o come un motivo d'orgoglio personale o familiare (penso ad esempio a Olivetti o Ferrero), ma nessun imprenditore è mai stato arrestato per non aver fatto abbastanza bene alla società (figurati, nemmeno arrestiamo quelli che causano catastrofi ambientali!).
È in base a questa dinamica che sono nate le società benefit, adottate recentemente anche nella legislazione italiana.
Grazie dei riferimenti. Molto interessanti. A quanto leggo ricordano moltissimo le Social Purpose Corporations di cui Purism è l'unico esempio che conosco: https://puri.sm/about/social-purpose/ Mi sembra un esperimento interessante, ma temo sia fragile e possa essere controproducente. Fragile perché alla fin fine, è il management che decide come bilanciare le diverse finalità. Un management illuminato potrà massimizzare le finalità sociali riducendo drasticamente i profitti, uno meno illuminato potrebbe usare le finalità sociali come giustificazione per una scarsa redditività. La fragilità dipende in pratica dall'assenza di un meccanismo di selezione, una pressione evolutiva che stermini le aziende che non operano correttamente in questo regime (mentre la concorrenza _dovrebbe_ svolgere questa funzione per le aziende che massimizzano il profitto). Il beneficio sociale prodotto dalla SPC/B-Corp non è infatti oggetto di competizione e due aziende che perseguano la stessa finalità sociale dovrebbero collaborare mentre competono per il profitto (e se non collaborano, allora stanno facendo le furbe) E potrebbe essere controproducente nel ritardare una presa di coscienza generale del fallimento del Capitalismo. Se Facebook diventasse una B-Corp certificata, cambierebbe qualcosa? E Google? O Amazon? O Cloudflare? L'unico modo che hanno per minimizzare il proprio impatto sociale... è chiudere. Per cui sceglierebbero obbiettivi sociali compatibili con il proprio business model. Che so: produrre più open source di loro gradimento, di quello che causa lock-in e non sottrae utenti ai loro servizi. Spero naturalmente di sbagliare e che queste buove forme societarie ci salvino tutti, ma rimango un po' scettico. Se il problema fondamentale è il Capitalismo, una nuova forma societaria può forse alleviare i sintomi ma non guarire la malattia. Giacomo