Personalmente non sono contrario all'enunciazione di principi generali in testi normativi, perché questi diventano parametro di valutazione della liceità o illiceità dell'azione di una pubblica autorità, oltre che elemento di valutazione dei politici in campagna elettorale.
Concordo sul fatto che i principi sono una bella cosa, ma vanno trasformati in fatti. Servono sia gli uni che gli altri.
Riguardo il turismo, una rete accessibile ai turisti è un invito aperto a creare contenuti di interesse turistico, che non costringano i turisti a limitarsi a visitare le due-tre cose più tipiche di una città, ma che permettano loro di capire ed esplorare le bellezze e le chicche commerciali o culturali nascoste del paese, come ad esempio il Fioraio Bianchi (
http://www.fioraiobianchicaffe.it/) o il Caffé Zucca (
http://www.caffemiani.it/en/pagine/storia.htm) a Milano.
Riguardo il diritto all'accesso a Internet: provate a stare senza rete in una giornata di scadenze lavorative e fiscali, poi ne riparliamo. Provate a dover verificare di aver correttamente trascritto in agenda una scadenza processuale e a non avere accesso a Polisweb.
Sono momenti in cui l'assenza della rete fa rivelare quanto profondamente essa fa parte della nostra realtà, vita ed esistenza.
Conto corrente online, accesso al sistema giustizia, pagamenti di tasse e imposte, informazioni sullo stato di bandi e concorsi, verifica sullo stato di partecipazione a gare ad evidenza pubblica: ormai gran parte della nostra attività, professionale e privata, è online. Limitare l'accesso alla rete è limitare la libertà, non è solo non avere Facebook et similia 24/24.
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