Ciao Andrea, grazie della splendida domanda. Temo che non sarò breve. Scusa. On 14/03/2019, Andrea Glorioso <andrea@digitalpolicy.it> wrote:
Cosa dovremmo fare di preciso noi Europei in questo campo?
Studiare. Storia e Informatica. Non intendo sottrarmi con una battuta, per cui di seguito ti offro alcune proposte concrete (culturali, legali, industriali etc..), ma la chiave di una via Europea all'innovazione tecnologica passa dalla valorizzazione delle peculiarità delle nostre storie politiche. Dalle sintesi e dalla consapevolezza delle contraddizioni che ci contraddistinguono. L'egemonia culturale statunitense ci ha convinto che la conoscenza sia un prodotto ed un capitale accumulabile. Questo ha molteplici implicazioni negative (ed effetti talvolta persino ridicoli), ma la più perniciosa è che in Europa proviamo a riprodurre il modello americano in cui "poli di eccellenza" vengono costituiti e finanziati per creare conoscenza/innovazione sfruttabile sul mercato. La Silicon Valley è un esempio evidente, ma in generale vi è una fondamentale tendenza all'accentramento della conoscenza come una forma di potere (del tutto analogo all'accentramento della ricchezza), in un contesto in cui la maggioranza della popolazione viene lasciata nell'ignoranza (come nella povertà). Questo modello mentale e culturale "elitario" si ripropone sistematicamente nella creazione tecnologica che ispira. Il potere di società come Google, Cloudflare, Amazon, Microsoft e Facebook, capaci di accumulare conoscenza su tutto e tutti, e di conseguenza di manipolare tutti, è una espressione di tale cultura. La SV infatti accentra sia conoscenza di algoritmi, sia dati personali (da cui dedurre informazioni) su una grande parte della popolazione mondiale. Una visione che non ci appartiene. Ma che, per pura ignoranza di noi stessi e della tecnologia, non siamo capaci di contrastare. L'Europa è un luogo dove culture diverse si sono incontrate e scontrate, mostrando il meglio e il peggio di se ma... imparando le une dalle altre. Liberté, Égalité, Fraternité ou la mort. E' letteralmente ciò di cui discutiamo. Una via Europea all'innovazione tecnologica non può essere prodotta da poli di eccellenza (pur utili), ma di Cultura Informatica distribuita. Ciò che i rampolli delle elité americane imparano a Stanford, noi dobbiamo arrivare ad insegnarlo alle superiori. In modo pratico e teorico: https://basicengine.org/ (ma magari in Oberon, vah.. :-D) Dall'humus di questa conoscenza condivisa e democraticamente distribuita, emergeranno NUOVE TECNOLOGIE DISTRIBUITE che una volta prodotte e distribuite sul territorio, costituiranno una nuova infrastruttura tecnologica resiliente. Ed al contempo emergerà una classe dirigente consapevole del funzionamento della tecnologia e dunque più autorevole in materia ed autonoma rispetto agli interessi di colossi multinazionali con direzione straniera. Nota il linguaggio che uso: stiamo parlando di geopolitica, e ti sto proponendo di usare la distribuzione della conoscenza tecnologica fra la popolazione Europea (e Africana, e di chiunque altro voglia usare i software e i materiali didattici che creeremo) come strumento di difesa militare, come uno scudo capace (se correttamente realizzato) di proteggere l'Europa da una guerra mondiale che è già iniziata. Si tratta di una Visione Politica di un processo di lungo periodo, intergenerazionale. Ma l'alternativa è diventare terreno di una guerra informatica (e non solo) dagli esiti distopici (che già pregustiamo), chiunque vinca. Alla luce di questa visione politica, le iniziative concrete che noi Europei potremmo intraprendere sono innumerevoli. A livello accademico il lavoro da fare è enorme. Wirth è un faro in questo senso: http://www.projectoberon.com/ Quando dico che tutti dovrebbero essere in grado di scrivere e/o modificare il proprio software, i programmatori più giovani mi considerano... "bizzarro". Assumono che io voglia insegnare a tutti, nelle scuole, ciò che spesso nemmeno l'università è capace di trasmettere efficacemente. Perché programmare, come diceva Dijkstra, è difficile. Ma perché è difficile? Perché siamo ai primordi della materia. I linguaggi di programmazione che utilizziamo sono TUTTI estremamente... complessi. I sistemi operativi mainstream sono tutti ridicolmente complicati (e comunque inadatti a supportare una computazione distribuita). Abbiamo bisogno di idee nuove. Siamo un po' come Antichi Egizi di fronte a complessi sistemi di equazioni, senza avere il concetto di zero. Purtroppo la ricerca è spesso orientata ad obbiettivi incompatibili con la semplicità, che invece deve essere la discriminante per adottare o rifiutare una tecnologia. Il discorso qui è profondo ed interessante... ma un po' geek. :-D UNIX e C esprimono una visione dell'utente molto diversa da Windows e C#, o da Lisp, o Python, o Haskell, o Rust. Se vogliamo far "programmare le casalinghe" (per citare il giovane Von Rossum), nessuno di questi approcci funziona. La Cultura poi, non si fa solo a scuola. Ogni volta che guardo un cartone Disney con le mie bimbe rimango stupefatto dalla quantità di messaggi subliminali che veicolano. Vampirina (in questo periodo su Rai Gulp, se non sbaglio) mi lascia sempre molto perplesso: la storia dell'integrazione di un predatore immortale in una società di prede. Mutatis mutandis: anche Jeff Bezos in fondo potrebbe essere un povero oppresso che necessita di integrazione sociale. Dobbiamo imparare molto da questa gente, ma per veicolare la NOSTRA cultura, i NOSTRI valori, i NOSTRI messaggi, prima che vengano semplicemente rimpiazzati. A livello legale abbiamo bisogno di normative che errino sul lato della cautela. Per esempio, la distribuzione sul territorio europeo di prodotti che trasferiscono dati di origine umana in remoto andrebbe vietata. Questo non significa vietare prodotti come Alexa, Cortana o Google Assistant. Significa semplicemente imporre che l'elaborazione dei dati di origine umana avvenga esclusivamente in locale, che nessuna immagine o suono (in qualsivoglia modo elaborato) possa lasciare il device. Per restare sulla AI, stabilire norme severe e responsabilità penali certe in capo ai responsabili delle aziende in caso di problemi avrebbe un effetto dirompente sulla ricerca di tecniche di AI debuggabili e totalmente spiegabili. Il principio di responsabilità dovrebbe essere semplice: se non si è in grado di dimostrare matematicamente che il software e l'hardware non hanno sbagliato, allora hanno sbagliato e si è responsabili del loro errore. La presunzione di innocenza ha senso per le persone, non per il software che è per natura pieno di bug. E poi, perché non creiamo un web-of-trust distribuito su base comunale? Il sindaco può starmi simpatico o meno, ma se firma la mia chiave pubblica dichiarando che appartiene proprio a me, mi fornisce comunque un servizio utile. Perché non imponiamo che le comunicazioni fra aziende e stato devono avvenire in forma criptata via PGP/GPG? Un'altra norma di buon senso sarebbe vietare, sul territorio europeo qualsiasi forma di lock-in hardware-software. Abbiamo bisogno di una Device Neutrality "on steroids" (per cui mi permetto di mettere in copia Stefano Quintarelli): l'hardware può essere fornito con un sistema operativo e delle applicazioni preinstallate, PURCHE' sia concretamente possibile sostituire ogni singolo componente installato (incluso il sistema operativo). Se per un determinato componente software non esiste un alternativa compatibile con l'hardware, questo non può essere distribuito con l'hardware. Se tale componente privo di alternative è il sistema operativo, l'hardware non può essere venduto sul territorio Europeo. Nota che qui la questione è più importante di quanto si possa immaginare pensando ai cellulari e agli AppStore. Per esempio Microsoft, di fatto, controlla quali sistemi operativi possono essere bootati come "sicuri" da UEFI/SecureBoot (vedi https://wiki.ubuntu.com/UEFI/SecureBoot ) e questo sta causando problemi a Debian da almeno un mese: https://lists.debian.org/debian-boot/2019/03/msg00071.html Perché lasciamo che una società privata che produce sistemi operativi storicamente... non proprio sicuri diciamo (:-D)... stabilisca quali sistemi operativi possono essere considerati sicuri dai computer venduti sul nostro territorio? Dal punto di vista industriale... non so nemmeno da dove iniziare! :-D Abbiamo bisogno di software libero e hardware libero. Non necessariamente libero nell'accezione della FSF, ma certamente libero nel senso di proprietà e conoscenza condivisa e non privatizzabile. Dobbiamo investire su RISCV. Dobbiamo investire in progetti come http://kestrelcomputer.github.io/kestrel/ Dobbiamo produrre processori. Motherboards. Hardware votato alla sicurezza, all'economicità e all'efficienza energetica prima che alle performance e al profitto. Dobbiamo mettere server in ogni casa. Server mail, server web, server di ogni tipo. Sempre senza lock-in hardware-software. Dobbiamo costringere le compagnie telefoniche a far passare tutto il traffico. Dobbiamo vietare a grandi agglomerati industriali di rifiutare email da IP di uso domestico (uno dei modi in cui Google usa il proprio dominio per disincentivare la distribuzione prevista dal protocollo SMTP). Insomma, oltre a distribuire la CONOSCENZA dobbiamo distribuire la COMPUTAZIONE. In questo modo, distribuiamo i DATI, mettendoli "al sicuro" ovvero impedendo che l'accumulo di dati => informazioni => conoscenza diventi uno strumento di potere geopolitico. In questo percorso, peraltro, vi sarebbero grandi possibilità economiche. Ma se l'obbiettivo STRATEGICO MILITARE è distribuire la conoscenza, l'economia dovrà adattarsi alle esigenze politiche e sociali, accettando normative che favoriscano il fiorire di piccole e medie imprese in collaborazione rispetto a grandi colossi industriali in competizione (troppo vulnerabili in quanto single point of failure, come ha ben dimostrato la ARM). Queste sono solo alcune delle iniziative che di cui l'Europa ha bisogno, ma naturalmente se arrivi a leggere fino qui, la prima volta che ci vediamo ti offro un caffé! :-D Spero di avere risposto alla tua domanda... ma non esitare a chiedere chiarimenti! ;-) A presto! Giacomo