"Si ripropone, all’inverso, il processo che portò alla formazione della proprietà privata, con la rivoluzione inglese e francese, attraverso la eliminazione del sistema medievale basato sulle terre comuni e sul lavoro servile a favore del feudatario. Allora si rivendicò la proprietà individuale della terra, che rappresentava la principale condizione della produzione insieme al lavoro umano, come strumento di indipendenza economica e quindi libertà effettiva. Oggi, in un assetto capitalistico e di libertà d’impresa, con la sharing economy tutto ciò che è privato, esclusivo ed individuale ritorna ad essere messo in comune, attraverso i nuovi strumenti di infeudamento rappresentati dalle piattaforme informatiche che organizzano le relazioni, dalle regole inviolabili alle pretese economiche, misurate in percentuale sul valore della prestazione o del lavoro svolto. E’ una forma di mezzadria esercitata addirittura sul bene altrui, una gabella, tale e quale quella pretesa dalla aristocrazia terriera di una volta. La piattaforma funziona solo se una intera comunità accetta: l’impoverimento della classe media, con l’abbandono del consumismo individualista a favore della più frugale fruizione collettiva, è dunque la condizione indispensabile che porta a far attecchire questo nuovo paradigma. Mentre tra i comuni mortali trionfa la deprofessionalizzazione, la deidenfificazione e la decostruzione organizzativa, l’apice opposto diviene sempre più concentrato, stabile e pervasivo: feudalesimo, duro e puro." juan carlos *Cosa penso di Uber e Airbnb* Guido Salerno Aletta http://formiche.net/2017/02/26/uber-airbnb/