Il 26/01/2011 17:27, M. Fioretti ha scritto:
e allora? Beati voi. Te lo posso dire, in amicizia e senza che tu la prenda come un'offesa perché non lo è assolutamente, non devi certo vergognartene o smettere e non è una colpa, che tu e le persone di cui parli siete una limitata fascia di privilegiati che non fanno testo?
Preciso che siamo tutte persone con redditi sotto, anche decisamente sotto, la media nazionale, non ti lasciare contagiare dalla propaganda secondo la quale un concerto è bello solo se il biglietto di ingresso costa almeno 25 € perché suona qualche cocco delle major. E a questo proposito mi fai venire in mente che ho dimenticato un punto importante, e cioè che, secondo una ricerca di Aigrain di prossima pubblicazione, lo spettro di opere alle quali viene dedicata attenzione dal 98% dei due campioni passa da 20.000 (mercato "legale") a 1 milione (file sharing) (Philippe, che ci legge, mi correggerà se sto sbagliando i numeri, vado a memoria dalla presentazione di Barcellona), e questo ha un valore culturale ed economico dirompente.
La stragrande maggioranza delle persone che conosco io nella vita reale QUANDO ha il computer e Internet scarica allegramente ma se li SOGNA i soldi per "minimo, proprio minimo, 4 concerti al mese".
Il che comunque ci porta alla questione, a mio avviso nobilissima, del diritto di accesso alla cultura, che deve essere garantito anche alle persone meno abbienti. Nella condizione legislativa attuale ritengo che solo la violazione del copyright garantisca l'esercizio di questo diritto.
Quindi NON c'è dubbio che il regime di copyright attuale è sbagliato, che le major hanno torto marcio a "denunciare" certe perdite (perchè è ovvio che chi NON ha soldi se non piratasse non comprerebbe comunque nulla o quasi), che i giornalisti fanno ancora peggio a ripetere acriticamente certe denunce e che i benefici indiretti a medio/lungo termine, economici e non, della "bulimia" possono essere enormi.
Però, personalmente, il discorso che "i pirati sono i migliori clienti" continuo a trovarlo davvero... debole e quindi lo evito il più possibile quando parlo di abusi del copyright. Tanto ce ne sono comunque a sufficienza di motivi, statistiche ed esempi per provare che oggi le cose su questo fronte non vanno e serve una riforma seria.
Bene, io penso che la peculiarità e la differenziazione delle tesi e delle linee di pensiero degli oppositori del copyright attuale sia un fatto molto positivo. E anche interessante da un punto di vista logico, arrivare alle stesse conclusioni con argomentazioni diverse. Ciao, Paolo