Caro Antonio--
grazie per il suggerimento. Può aiutare un dibattito che anche qui su Nexa a volte mi pare avvenire tra sordi.

Sono d'accordo con chi ha detto che la questione dell'intelligenza artificiale è oggetto di una forte spinta commerciale e che la sua concettualizzazione risenta di un approccio ideologico, a favore e contro. Gli studiosi dell'oggetto - IA debole e forte, per intenderci - e gli intellettuali che ne discutono tuttavia ne dibattono appunto per definire un lessico comune e identificare pratiche euristiche, altri lo fanno per sviluppare modelli e teorie, costruire prototipi e ottenere risultati in relazione agli obbiettivi che si pongono.
Findings scientifici e risultati industriali vengono denominati in maniera diversa ma non sfuggono in genere al metodo scientifico: essi vengono utilizzati per costruire sistemi tecnologici performanti di cui molti di noi hanno esperienza ogni giorno.
L'IA di cui dovremmo parlare non è solo quella che conosciamo: " è solo potenza computazionale!" dicono alcuni; "parliamo di una intelligenza artificiale generale capace di svolgere alcune funzioni proprie di un agente intelligente", dicono altri. È giusto parlare di cosa l'IA potrebbe diventare. D'altra parte parliamo di una tecnologia nella sua infanzia.
Dal mio modesto punto di vista quello che mi pare spesso mancare in questi dibattiti è una riflessione di carattere scientifico, ed epistemologico, di cosa siano l'intelligenza umana e i suoi correlati neurofisiologici e comportamentali. Concetti definiti diversamente nelle diverse discipline, ma sui cui converrete, la Psicologia si interroga dalla nascita, e rispetto a cui ha identificato da tempo dei punti fermi, costantemente messi alla prova della falsificabilità.
Perciò il mio invito è cercare di non dimenticare mai il primo dei due termini del concetto, l'intelligenza.
Se infatti ci mettiamo d'accordo sul suo significato potremo meglio accapigliarci sulle distinzioni fra intelligenza umana, animale, e artificiale.

un caro saluto




Il giorno lun 1 apr 2019 alle ore 09:11 Antonio Vetro' <antonio.vetro@polito.it> ha scritto:
In un recente articoletto (un “conceptual paper”, https://nexa.polito.it/node/1531qui ) ,
abbiamo preso come riferimento la definizione di Russell & Norvig, 2010 (AI: A modern approach).
Sebbene abbiamo criticato nell'articolo l’equivalenza di razionalità con intelligenza, 
Credo che quella sia una definizione che calza bene molti sistemi attuali di AI 

"We refer to AI following the mainstream definition of Russell and Norvig (Russell and Norvig, 2010): it is “the study of designing and building intelligent agents (p.30), where “agent” is “anything that can be viewed as perceiving its environment through sensors and acting upon that environment through actuators” (p.34). An intelligent agent “takes the best possible action in a situation” (p.30), i.e. it is a rational agent the one which, for each possible percept sequence, is supposed to “select an action that is expected to maximise its performance measure, given the evidence provided by the percept sequence and whatever built-in knowledge the agent has” (p.37). "



Un caro saluto,
antonio


Il giorno 30 mar 2019, alle ore 20:39, Giacomo <giacomo@tesio.it> ha scritto:

On March 30, 2019 5:53:43 PM UTC, Stefano Quintarelli <Stefano@Quintarelli.it> wrote:
Insisto a ritenere che nel 1955 il termine non fosse stato usato per
ragioni di marketing.

Beh, in effetti dopo due guerre mondiali appena concluse, l'intelligenza umana non doveva sembrare così irraggiungibile. ;-)

A meno di cambiare la definizione di "marketing"

Non credo sia necessario.

Sai quante articoli su PubMed mia moglie scarta come non affidabili solo sulla base dei conflitti di interesse degli autori?

Cosa fanno le aziende farmaceutiche che li finanziano? Beneficenza?


Non so se il rapporto fra ricerca e denaro sia mai stato semplice, ma se non lo è adesso.... figurati durante la guerra fredda!


Naturalmente oggi si potrebbe stabilire meccanismi per finanziare la ricerca più efficaci, per disaccoppiare la ricerca dalla provenienza dei fondi privati che la rendono possibile.

Ma abbiamo consapevolezza del problema?
Abbiamo la volontà di risolverlo?


Giacomo
PS: scusate l'off-topic, ma proprio oggi mia moglie mi faceva notare come l'etica nelle professioni intellettuali non è un problema risolto ben al di là dell'informatica. La medicina ha migliaia di anni eppure... spesso si fa finta do non vedere per non cedere allo sconforto.

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Arturo Di Corinto
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