Caro karlessi, grazie. Sono uno di quelli a cui interessa quello che fate e non vi conoscevo. Mi piace il background teorico, Illic specialmente. E' qualche anno che mi interrogo su se e come l'informatica possa essere conviviale. Vi è un intreccio inestricabile di industriale e artigianale che rende la questione spinosa. Mi piacerebbe sapere se avete riflettuto in merito e se vi sono tracce di questa riflessione. Ciao, Alberto On 04/10/2019 14:28, karlessi wrote:
Ciao,
sono un po' in imbarazzo, con il senso di colpa ignorante soprattutto ;)
alekos.net è una faccenda di artigiani, delle tecnologie digitali in particolare. perciò poca automazione e molto "tailoring", dicono gli anglofili, ovvero attenzione alle situazioni e alle interazioni specifiche. in termini sistemistici, per esempio, non c'è devops, dico kubernetes, rancher, docker, ecc. ma nemmeno ansible che tenga se ogni intervento è differente. ogni arnese può essere utile, certo, ma spesso è superfluo.
non è per ideologia, ma per esperienza: la scalabilità a ogni costo non fa per noi. controproduttività, diceva Ivan Illich. perché poi, nei progetti europei come in tante altre occasioni di lavoro in rete, ti trovi a fare "integrazione di cloud" e deliri sui sistemi di autenticazione e app e framework menate. Quando forse sarebbe tanto più semplice un bel rasoio occamista e, non dico risolverla a FTP, ma una banale istanza nextcloud o simili (pure per le PA, invece di continuare a chiedere privacy ai big dell'IT) e tanta formazione.
cmq viene da http://alekos.org/
al momento stiamo lavorando su un calculator della carbon footprint. abbiamo la base, drupal (nonostante le debolezze intrinseche del sistema, è meno peggio di altri) webform con calcoli, da esporre in qualche modo anche mobile. un calcolatore che permetta di fissare obiettivi, a differenza di quelli che ci sono in giro, per aiutare le persone a percepire cambiamenti reali nel proprio comportamento. e integri calcoli sul consumo digitale. perché puoi anche essere vegano e muoverti in treno, ma se usi intensamente i social (audio e videomessaggi su whatsapp, ascoltare musica su youtube, per non far nomi), ecc. la tua impronta sale assai...
la pedagogia hacker è quindi una branca delle tecnologie appropriate, ispirata alla pedagogia degli oppressi (Freire), alla pedagogia esperienziale (Boud-Cohen-Walker), alla tradizione critica delle tecnologie (Mumford, Illich, Haraway). e all'hacking. un passo oltre l'autodifesa digitale, che implica una postura di attacco e difesa, militarizzazione difensiva da attacchi esterni. ma il confine è (anche) interno. riguarda l'obbedire a ordini impartiti sotto forma di "partecipazione a giochi": il gioco di trovare un posto dove cenare, dove andare in vacanza, un libro-film che ti piace, un partner, un argomento per i prossimi tre minuti d'attenzione. un nemico a cui sparare, nei videogiochi o fuori dal virtuale. e quindi, di nudging in gamification, obbedienti alle scariche di dopamina che ci piacciono tanto, ci stiamo assuefacendo agli stati di flusso e tendiamo a lasciar scegliere alle piattaforme (corporative o di stato, dipende da dove stai nel mondo), che ci conoscono meglio di quanto non ci conosciamo noi.
perciò proponiamo formazioni (spesso fuori italia, è più semplice), ad esempio https://circex.org/it/workshops/
il libro di Agnese è un piccolo sunto in forma narrativa per abbassare la soglia d'ingresso su temi complessi. e proporre al tempo stesso un modo diverso di pubblicare e far circolare su web.
da qualche anno ormai stiamo scrivendo un manuale di pedagogia hacker anche per addetti ai lavori (insegnanti, educatori, ecc.), prima o poi riusciremo ad arrivare a qualcosa. forse!
ciao
k.
Il 28/09/19 16:02, Giacomo Tesio ha scritto:
Ciao karlessi, mi scopro complevolmente ignorante.
Ho dato una scorsa veloce alla versione online del libro e credo che lo acquisterò in cartaceo (data volant, carta manet :-D).
Ma sono rimasto ancor più colpito da alekos, che purtroppo non conoscevo.
Sembra un progetto veramente interessante e a quanto ho potuto capire piuttosto articolato.
Me/ce ne vuoi parlare? (lascio in copia Nexa perché credo di non essere l'unico fra i lettori della ML cui può interessare).
Ti chiederei anche di spiegarmi/spiegarci cosa tu intenda esattamente per Pedagogia Hacker.
Trovo l'accostamento di questi due termini quanto mai ambizioso e... curioso. ;-)
E lo dico come hacker che ritiene la pedagogia e l'educazione storica e informatica fondamentale, tanto da volerne fare il centro della mia azione politica.
Giacomo