A questo proposito richiamo il confronto di due giornali, italiano e spagnolo, del 19 luglio 2012 e che ho conservato come esempio: Italia: "incubo", "fallimento". La Spagna "la domanda ne risente". Sono loro che la prendono alla leggera o siamo noi che facciamo sempre di tutto un dramma? Diego
Date: Tue, 15 Jan 2013 09:59:37 +0100 From: demartin@polito.it To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] Garante privacy e cyberbullismo
Caro Alessandro,
nella sostanza credo siamo tutti d'accordo, ma a mio avviso non possiamo non tener conto che i media italiani si distinguono per una spettacolarizzazione tendenzialmente in negativo di tutto quanto connesso a Internet. E lo fanno con linguaggio a effetto, superficialità e tendenziale esagerazione iperbolica di qualsiasi aspetto negativo (vero o anche solo potenziale) della rete.
Rimarcare quanto sopra ovviamente non significa ricadere nella schiera di coloro (ammesso esistano) che dicono che la Rete è perfetta.
Ne' tanto meno, per persone come noi, rinunciare a investigare con serietà, equilibrio e rigore tutti gli aspetti di Internet, inclusi naturalmente quelli negativi. Anzi, c'è chi sostiene che dovrebbe essere una nostra priorità, non solo perché importante in sé e per sé, ma anche per provare a coniare moneta nuova che scacci (auspicabilmente) la moneta cattiva di cui sopra (il sensazionalismo).
Da questo punto di vista, quindi, sarebbe utile, particolarmente in Italia, che le istituzioni avessero un approccio misurato e razionale alla Rete, anche nel linguaggio.
My 2 cents. Ora torno ai progetti europei, che scadono oggi :)
Ciao,
juan carlos
On 15/01/13 09:41, MANTELERO ALESSANDRO wrote:
Cara Monica,
forse la prosa su certi punti indugia un poco nell'aggettivazione ad effetto, ma perché non parlare del "lato oscuro" dei social-network o meglio della Rete? Non credo che sia una questione di ignoranza o di paura, ma di obiettività ed in questo il Garante stesso è chiaro ("lo sviluppo tecnologico è sempre connotato dall'endiadi "opportunità-rischi"). Su questo dovremmo forse riflettere invece. Nello sforzo di sostenere lo sviluppo delle nuove tecnologie, specie in un contesto un po' refrattario come quello italiano, ci si è focalizzati molto sugli aspetti positivi, ma occorre probabilmente gettare più luce (ora che la fase iniziale è superata) anche su quelli negativi. Che la Rete venga utilizzata per commettere crimini anche molto gravi (v. alla voce pedo-pornografia) non è un mistero e che abbia offerto ai criminali nuovi strumenti ben lo sanno i penalisti. Quindi perchè non denunciare, proprio da parte di chi è favorevole allo sviluppo ed all'innovazione che internet ha comportato, anche questi aspetti? La c.d. cultura digitale non può solo fermarsi sul bello e sul buono, ma dove consapevolmente guardare anche al negativo e valutare come rimuoverlo o quantomeno limitarlo. Non mi pare una questione di paura, ma un giusto richiamo alla sensibilizzazione su temi a volte taciuti da un certo tecno-entusiasmo di maniera o, più spesso, a causa di un'attenzione rivolta principalmente ai profili collegati all'economia digitale piuttosto che al rispetto dei diritti.
Alessandro
On Mon, 14 Jan 2013 17:51:08 +0100 "avv. Monica A. Senor" <senor@penalistiassociati.it> wrote:
Della lettera del Garante privacy al Ministro dell'Istruzione sul cyber bullismo http://bit.ly/Y5Asms è, credo, ampiamente condivisibile la richiesta di sensibilizzazione per una formazione scolastica più attenta e puntuale in materia di tutela dei dati personali (benché anche un po' più di informatica non farebbe male...). Ritengo, invece, poco appropriato l'utilizzo di immagini negative tipo (le virgolette sono del Garante stesso) il "lato oscuro" dei social-network o la "terra incognita" di Internet. E' noto che sono le cose che non conosciamo quelle che ci fanno paura.
Le parole del Garante, IMHO, trasmettono una spiacevole sensazione di non padronanza di tali mezzi.
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-- Avv. Alessandro Mantelero, PhD Professor of Private Law Faculty Fellow, Nexa Center for Internet and Society
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