Salve,
è molto che leggo questa interessante ed utile mailing list ma è
la prima volta che scrivo quindi è opportuno che mi presenti, sono
il presidente di Assoprovider la più numerosa associazione
italiana di fornitori di accessi a reti di trasporto digitale e
cioè di PMI delle TLC totalmente italiane e soprattutto
totalmente auto-finanziate.
Ho scorto diversi scambi riguardanti la diatriba tra
infrastruttura in mano ai privati e infrastruttura in mano
pubblica, come se queste fossero le uniche due opzioni sul
terreno, entrambe partono dal presupposto che le infrastrutture
debbano essere gestite, pianificate, finanziate SOLO ed
esclusivamente in modo centralizzato.
Peccato che si tratti di beni/erogati in modo geograficamente
distribuito perché le utenze sono geograficamente
distribuite e che di conseguenza debbano essere realizzati
facendo uso di risorse geograficamente distribuite
(attraversamento di spazi fisici, utilizzo di porzioni dello
spettro elettromagnetico) ... e quindi con le infrastrutture, la
produzione NON PUO' ESSERE DELOCALIZZATA, l'infrastruttura
va costruita li dove si trova l'utilizzatore(ed il grosso
dell'investimento è spesso in strutture EDILI costruite sul
territorio dell'utente)
Non saremmo ancora qui a parlare di digital divide da 20 anni se
tutto fosse risolvibile a livello centralizzato.
Fortunatamente per i cittadini non esiste un solo modello di
infrastrutturazione (centralizzato) dove vi sia da decidere solo
chi sia il proprietario (pubblico o privato) ma esistono modelli
distribuiti di realizzazione delle infrastrutture che variano in
funzione della densità di utenza ( o concentrazione geografica di
utenze) cosi accade che se si abbandona l'ideologia centralistica
(dominante e funzionale solo ad una certo tipo di finanza) e si
scende sul campo si scopre che il medesimo servizio alle medesime
condizioni economiche è erogato in una zona digital divisa da un
soggetto che però ha caratteristiche economiche/organizzative
totalmente diverse dai soggetti che da 20 non battono chiodo in
quella stessa zona.
Non è quindi di un futuro sogno utopico che sto parlando ma di
una realtà che in Italia è rappresentata da circa 1000 imprese che
attuano questo modello e danno il proprio servizio di connettività
a circa 3 milioni di italiani e lo fanno con la MEDESIMA QUALITA'
tecnologica delle big telco (scavano, posano ed accendono fibra,
posano tralicci ed accendono base station) ed anche il resto
dell'Europa è piena di soggetti con le MEDESIME caratteristiche e
che NON sono una big telco ne necessitano in alcun modo di essere
una big telco per erogare un servizio di trasporto di altissimo
livello.
Perché dico tutto questo? perché il vero ostacolo all'espansione
di una infrastruttura che abbia tempi e servizi dettati dal
territorio e non da ritorni finanziari ai soggetti centralizzati è
collegato prima ancora che all'uso di denaro pubblico a soggetti
privati tanto maggiore quanto maggiore è la dimensione del
soggetto (che faccio MOLTA fatica a far conciliare con il
concetto secondo il quale l'incremento di dimensione dell'azienda
DETERMINEREBBE anche l'incremento di efficienza) ...ma è collegato
all'utilizzo esclusivo (e quindi discriminatorio) di beni
collettivi territoriali come ad esempio lo spettro
elettromagnetico ...
come dire che al paese X servirebbe un ponte (bene collettivo) e
lo stato però effettua una gara che garantisce al soggetto Y
l'esclusiva di costruire i ponti ovunque in Italia ma lascia
libero Y (nei fatti) di decidere se costruire o meno il ponte nel
paese X .
Non sarebbe forse MOLTO più LIBERALE e da VERO LIBERO MERCATO e
molto meno da capitalismo truccato che fosse il paese X a decidere
se e quando costruire un ponte sul suo territorio e chi incaricare
della costruzione? specie se oggi con l'evoluzione tecnologica non
serve una azienda con 500 dipendenti per costruire
l'infrastruttura ma un singolo individuo tecnicamente preparato?
Lo stato italiano ha fatto una gara per l'assegnazione delle
frequenze denominate 5G e l'assegnazione è stata ovviamente di
tipo esclusivo sull'intero territorio Italiano ... pensate
veramente che un qualsiasi operatore big telco andrà mai a
piazzare una cella 5G in un paese con meno di 1000 abitanti? (in
italia sono circa 2000 e quelli sotto i 2000 abitanti sono circa
6000)
Non lo farà mai perché il modello di costi di una big telco
implica che quella cella NON RITORNERA' mai dei costi sostenuti
per gli apparati e per la gestione (CAPEX+OPEX), ma fortunatamente
esistono soggetti italiani in grado di attivare celle che offrono
i medesimi servizi con un profilo costi (CAPEX+OPEX) che possono
arrivare ad essere un decimo di quelli della Big Telco ed il cui
unico OSTACOLO è l'accesso a quelle frequenze in quel territorio.
La gara per l'assegnazione delle frequenze 5G avrebbe anche
previsto il principio "use it, lease it, loose it" (peccato che
come al solito si sia enunciato il principio ma poi non si siano
dettate le regole per applicarlo) il principio sostiene che un
assegnatario se non utilizza le frequenze su di un territorio o le
affitta oppure le perde.
Tutto ciò determina maggiori costi per lo Stato? NO
Tutto ciò determina una perdita economica per la Big Telco?NO,
perchè l'operatore conduttore sarebbe ben disposto a pagare alla
big Telco il costo di assegnazione delle frequenze ... circa 2
euro/abitante/anno e quindi per la Big Telco saremmo in presenza
addirittura della riduzione del costo di accesso alle frequenze
... della cui esosità da esse stesse determinata si lamentano in
continuazione nel tentativo di vedersi ritornare in modo diretto
od indiretto dallo stato parte degli importi di gara (in gara dico
che sono disposto a pagare 100 cosi tutti gli altri soccombono ma
poi a gara finita pretendo di pagarne solo 50 perché altrimenti
fallisco e sarebbe un problema per il paese se ciò accadesse)
Perché non si fa? semplice perché dopo 30 anni che frequento
questo settore (da dipendente, consulente, imprenditore) una cosa
l'ho capita e cioè che alle grandi/grandissime aziende PRIMA
ANCORA dei profitti e/o dei ricavi interessa il CONTROLLO TOTALE
del mercato e potersi assicurare che non nascano competitori.
Saluti
Dino Bortolotto
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