On April 25, 2019 6:24:06 PM UTC, Puria Nafisi Azizi <puria@dyne.org> wrote:
On Thu, Apr 25, 2019 at 01:49:04PM +0000, Giacomo <giacomo@tesio.it> wrote:
Sarebbe più seri insegnare Informatica approfonditamente a tutta la popolazione in età scolare, in modo che l'esperienza diretta di bug, vulnerabilità di sicurezza, GIGO, dark patterns etc... fornisse alla società nel suo complesso strumenti culturali adeguati all'epoca in cui viviamo.
Sarebbe fantastico e altrettanto utopico.
Immagino sia ciò che direbbe uno scriba dell'antico Egitto ad un collega che proponesse una alfabetizzazione di massa. Non è affatto utopico, direi anzi che è inevitabile. Ciò che lo fa sembrare utopico, la soverchiante complessità accidentale che caratterizza l'Informatica odierna, va semplicemente rimossa, confinata in musei informatici a futura ed imperitura memoria. Luoghi dove i bambini possano vedere che fatica facevano i loro nonni a programmare. Ma una volta identificata e rimossa tutta la complessità accidentale, una volta ideato l'alfabeto giusto per insegnarla, sarà impensabile NON insegnarla a tutti.
Meno utopico ma irrealistico: algoritmi che decidono per le cose pubbliche e parlamenti e politicanti che legiferano amendamenti e patch per gli algoritmi, cercando di deviarli verso i loro bias.
Direi piuttosto totalmente distopico. Anzitutto gli algoritmi stanno solo nella mente di chi li conosce. Il software poi è una rappresentazione imperfetta di tali algoritmi, che viene interpretato da un computer non troppo diversamente da come un giradischi interpretata il tracciato di un vinile musicale. Infine il computer non decide, ma calcola. Qualcuno decide l'input, qualcuno scrive il programma, qualcuno interpreta l'output. Forse dovremmo tornare a chiamarli in italiano? Calcolatori? Grosse calcolatrici? Sgombrerebbe il campo da questi fraintendimenti? Io penso che le leggi andrebbero effettivamente scritte in un linguaggio di programmazione formalmente verificabile, in modo da poterne identificare rapidamente i problemi e le incongruenze o gli effetti inattesi. Ma la società non è una macchina deterministics e l'uomo nemmeno. Solo in un totalitarismo un uomo deve sottostare a leggi che stabiliscono cosa debba fare invece che determinare cosa possa o non possa fare ed eventualmente come. Giacomo