On Thu, 7 Feb 2019 at 11:29, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
Mostra come l'informatica e la programmazione siano mezzi di espressione capaci di diffondere un sistema di credenze e valori complesso (150 equazioni e 200 variabili) SENZA comunicazione verbale.
Su questo, IMHO, si giocherà il nostro futuro politico, sociale, economico ed evolutivo. Qualche tempo fa, ragionando con il professor Meo sul mio approccio all'insegnamento dell'Informatica ai bambini, Raffaele l'aveva definito "Umanista". La cosa, sulle prime mi aveva sorpreso: in 6 ore, ero riuscito a far comprendere ai bambini concetti fondamentali come la distinzione fra informazione e dato, fra algoritmo e programma, fra errore e bug, fra pregiudizio e bug, fino a discutere il funzionamento dei protocolli di comunicazione, e a simulare per gioco DHCP e DNS, o il routing dei pacchetti IPv4. Come poteva essere un corso "umanista"? Eppure Raffaele ha ragione: - abbiamo parlato di autonomia, libertà e curiosità, definendo robot, cyborg e (sì lo so :-D) hackers. - abbiamo parlato di disinformazione e propaganda mostrando che un computer non può riconoscere la verità (l'ancora è stato il concetto di GIGO, ma se fossero stati più grandicelli forse si sarebbe potuto partire dai teoremi di incompletezza) - abbiamo parlato di identità e dialogo, analizzando i prerequisiti di un protocollo di comunicazione (identificabilità, differenza, intenzione di comunicare, canale di comunicazione e linguaggio condiviso) L'informatica tratta le Informazioni, che si "in-formano" nelle menti umane. I dati, su cui i calcolatori operano, sono mere rappresentazioni trasferibili di tali informazioni. Dunque l'Informatica non riguarda i computer, ma la mente dell'homo sapiens sapiens, la sua "sapienza". Questo la rende umanista? O forse rende l'umanesimo, informatico? :-D Non lo so. Ma di certo siamo ben lungi dal capire la portata di questa nuova materia. E molte contraddizioni del nostro tempo derivano dall'uso che ne facciamo, rozzo e primitivo. Giacomo