Buongiorno lista, sono molto d'accordo con questa frase in particolare: "un docente esperto e capace ci può vedere una sfida alla sua capacità di conquistare l'attenzione del suo pubblico (in ogni lezione riuscita è insita una componente di teatralità: gestualità, movimento, voce, e loro integrazione), ma non si può / non sempre ce la si fa a vivere di sfide" Trovo che fotografi la difficoltà vera del lavoro del docente. In particolare del docente dei gradi primario, secondario inferiore e secondario superiore (più i ragazzi crescono e meno questo fattore conta). Ogni lezione è uno spettacolo (con il suo corollario di ansia da palcoscenico e di crollo delle energie post-palcoscenico), cosa largamente sottovalutata quando si conteggiano le ore e gli impegni di questo mestiere, soprattutto al bar sport. Resta sempre molto facile dire agli altri cosa dovrebbero fare, soprattutto se la fatica poggia su spalle altrui (vedi alla voce "armiamoci e partite"). Per questo sono convinto che saper fare teatro è fondamentale per il mestiere del professore. Oggi si direbbe che è una "soft skill" :-). Al tempo stesso ogni lezione è una responsabilità tremenda - se si fa questo mestiere con passione e responsabilità - perché ogni parola, ogni gesto (così come ogni silenzio e ogni assenza di gesti) possono incidere sul percorso di una persona in formazione. Per questo credo che la responsabilità sia molto più grande con i più piccoli e vada scemando al loro crescere. Come si inserisce la questione dei device? Credo che conti moltissimo un elemento che non vedo preso in considerazione nelle analisi che ho fin qui letto: l'intenzionalità. I device massimizzano il loro danno quando sono presenti senza intenzionalità, né da parte degli allievi, né da parte dei docenti (in quel caso si tratterebbe più di "presa di coscienza" che di "intenzionalità", visto che la scelta di portarli è dei ragazzi). Nel momento in cui c'è intenzionalità / presa di coscienza allora lo scenario cambia. I device possono diventare artefatto per l'apprendimento (come può esserlo il ramo spezzato nell'imparare a fare escursionismo: non era previsto, ma incontrandolo sulla strada te ne puoi fare un bastone da passeggio). Un esercizio d'intenzionalità potrebbe essere metterli tutti in un punto e - invece di dire agli allievi di non usarli - dir loro di alzarsi per andarli ad usare, ma solo se è davvero necessario. Questo li costringerebbe ad "accendere il cervello" prima di usare il cellulare, invece di farlo come gesto inconsulto. Un gesto semplice che riduce l'alienazione indotta dalla costituzione del cyborg industriale composto da me + il mio device. Anche l'interazione umana può avere caratteristiche tossiche, tanto quanto l'interazione con le macchine. Il caso più semplice che mi viene in mente è quello delle classi in cui si forma una "leadership tossica" e la classe elegge come rappresentanti i bulletti della situazione. Anche in quel caso la "rottura degli automatismi" può essere realizzata con dei "giochi" come il role playing. Il fatto di cambiare ciclicamente il proprio ruolo nel gruppo costringe i soggetti a mettere in discussione i ruoli "automatici" che si sono venuti a creare nel gruppo. Come si vede non ho risposte definitive, solo suggestioni. Spero possano costituire un valido contributo alla discussione. A presto, Stefano