Il 18/08/2011 15:41, Andrea Glorioso ha scritto:
 
No, direi che il tuo elenco e` completo. (Se i test per l'assunzione dei funzionari UE prevedessero ancora le domande sul funzionamento dell'Unione Europea, ti proporrei seduta stante per scrivere le domande.. saresti l'incubo di tutti i potenziali eurocrati! :)

:D

 
Prima di tutto, tu mi porti due esempi (forse me ne potrai portare dieci, venti, trenta?) ma quando parliamo dell'Unione Europea (COREPER incluso) parliamo di centinaia, migliaia, decine di migliaia di decisioni. Per quanto criticabili possano essere le situazioni che tu citi, statisticamente parlando non mi pare possano portare a concludere, in modo cosi` tranchant come hai fatto tu nella mail a cui ho reagito, che in generale il COREPER sia fuori dal controllo degli Stati Membri.

Chiariti gli altri punti, ritorno brevemente su questo: è il sistema di funzionamento che secondo me è vulnerabile. Il COREPER non è certo fuori dal controllo degli Stati Membri, ma appare che il potere effettivo che ha si presti particolarmente ad infiltrazioni private, anche contro gli interessi dei paesi dell'Unione. Mi sembra, sia per i documenti citati sia per l'aneddotica, che infatti questa, concedimi il termine, "vulnerabilità", sia stata in effetti sfruttata, almeno nei settori di cui mi sono interessato (copyright e telecomunicazioni). E se per i fondi di allocazione o per le politiche di immigrazione il controllo è stretto, ci sono altri settori, anche strategici per l'Unione come le telecomunicazioni, in cui moltissimo sfugge, e guarda tu stesso i risultati: abbiamo una direttiva della più importante riforma del quadro regolatorio sulle telecomunicazioni degli ultimi 10 anni (o più) in cui alcuni articoli sono stati scritti da società private americane... per carità, la responsabilità non è solo del COREPER ma va divisa equamente anche con il Parlamento, dove il potere di un singolo rapporteur mi sembra sproporzionato e causa di un'ulteriore vulnerabilità.


 
(Un breve commento: Charles-Henry Levaillant  - che era consigliere presso la Rappresentanza Permanente, a quanto ne so io - e` francese. Non mi risulta, per usare un eufemismo, che la Francia fosse contraria all'inclusione del copyright nel pacchetto telecom, ergo non vedo in che maniera le posizioni assunte da Levaillant e/o dalla Rappresentanza Permanente francese differiscano dalle posizioni della Francia. Se non fossi un eurocrate, mi potrei chiedere semmai come mai le posizioni di Vivendi siano cosi` simili alle posizioni del governo francese in materia..)

Beh... qui mi vien bene una divagazione. Ci sono molte cose che certamente già sai meglio di me ma le riporto magari per comodità di altri che leggono.

Il governo francese richiedeva che non ci fosse incompatibilità con la "Création et Internet" e che non fosse equiparato l'accesso a Internet a servizio universale o "peggio" a diritto fondamentale, ma non aveva una posizione sulle discriminazioni in rete estremista come quella di AT&T, Verizon, alcune major ecc.; essenzialmente premeva per far cadere l'"emendamento 138" nella 2002/21/EC e l'"emendamento 166" nella 2002/22/EC (che, recentemente, grazie ai cables rilasciati da WL abbiamo visto essere un piano dell'industria americana e di alcuni rappresentanti governativi che si erano accordati con alcuni fedelissimi di Sarkozy per sabotare quegli emendamenti - altro esempio di vulnerabilità nel processo legislativo dell'Unione fra parentesi: un piano dell'industria americana si concretizza grazie all'appoggio di una strettissima minoranza di Stati Membri contro una schiacciante maggioranza in Parlamento, almeno per il 138, sia in prima sia in seconda lettura).

La posizione di Vivendi sul copyright era di obbligare gli Stati Membri a implementare le disconnessioni e le liste di blocco dei siti web. Si tratta dei punti che (non certo per coincidenza) si trovavano nel rapporto Medina Ortega spinto dalla Fourteau durante la seconda lettura (e con rapporteur un anziano MEP di S&D per sviare puerilmente i sospetti :) ) con un errore a dir poco incredibile (ma tipico delle major) che ne ha contribuito al ritiro senza neppure arrivare in votazione (*) . Sulla direttiva servizio universale e diritti degli utenti, invece, la posizione delle telcos e di alcune major era di consentire esplicitamente ai fornitori di accesso o contenuto qualsiasi discriminazione in rete.

Il ruolo di Levaillant ha riguardato anche (soprattutto?) le richieste del settore telecom della Vivendi (oversemplificando: facoltà di violare la Net Neutrality a gogo), con successo quasi pieno grazie alla collaborazione dall'altra parte di Harbour (l'unica "sbavatura" è che il fornitore deve informare il cliente della discriminazione). In effetti dal 2009 Levaillant in Vivendi si occupa di dirigere il reparto telecomunicazioni, se non sbaglio.

(*) per chi è curioso: nel rapporto si citava The Pirate Bay come esempio di illegalità, mentre era in corso un processo penale in Svezia ai 4 presunti gestori. Un rapporto, anche non vincolante, che esprime una posizione/invito alla Commissione del Parlamento su un caso penale in corso di processo potrebbe configurare un'influenza, più o meno velata, del Parlamento stesso nei procedimenti giudiziari in corso di un Paese Membro, e questo ha indebolito il rapporto e ha smascherato i veri autori dello stesso (le major erano letteralmente ossessionate da TPB fino al punto da citarlo esplicitamente in ogni occasione). Medina Ortega, prossimo alla fine del mandato e alla pensione, d'accordo con S&D ha allora ritirato il rapporto.

Ciao,
Paolo