Il giorno lun 3 dic 2018 alle ore 10:03 Diego Giorio
<dgiorio@hotmail.com> ha scritto:
>
> Quello che penso sulla blockchain, anche se applicata all'eletorale, l'ho illustrato ad e-privacy lo scorso sabato:
>
>
https://urna.winstonsmith.org/materiali/2018we/atti/2018W_SAMA_GIORIO_MA-PDF_blockchain-elezioni_GDPR.pdf
Ho letto con attenzione.
Prima di proporti alcune obbiezioni, voglio sottoscrivere una delle
tue conclusioni:
> studiando e sbagliando si potrà arrivare forse ad una svolta
Su questo sono totalmente d'accordo. Studiando e sbagliando si impara.
Basta NON vendere gli esperimenti come tecnologia disponibile.
Per quanto possiamo apprendere sulla credulità umana attraverso le
truffe, queste vanno comunque perseguite.
Due obbiezioni:
1. l'ordine delle transazioni ed il loro timestamp potrebbe essere
utilizzata per svelare l'identità del votante
- con ovvie conseguenze sul voto di scambio
- in modo incompatibile con il GDPR
2. chi si occuperebbe del mining?
- la macchina di voto? facciamo votare una persona ogni 10 minuti?
- lo stato? ma allora perché blockchain e non db relazionale?
- terze parti in Cina? :-o
Ad un certo punto scrivi:
>
> Per ciò che riguarda la blockchain in senso assoluto, sicuramente
> si tratta di un approccio innovativo e dalle grandi potenzialità [...]
> si tratta di uno strumento da studiare, da utilizzare quando può
> veramente servire, ma che si deve applicare in modo corretto
Mi rendo conto che la mia posizione è (spesso) un po' controcorrente,
ma io queste potenzialità non le vedo.
E' un hack interessante, divertente, intellettualmente stimolante.
Vale la pena studiarlo per un ingegnere software, nel caso si dovesse
davvero incontrare un caso d'uso in cui tale hack fosse la soluzione
migliore fra quelle disponibili.
Per il momento però, nonostante l'attenta ricerca (:-D), tale caso
d'uso non appare ancora all'orizzonte.
Giacomo