Buongiorno, Executive summary: «Se qualcuno vuole dilettarsi ad elaborare un'alternativa alla libertà di pubblica discussione, deve farsi carico di preparare canali controllati, autorevoli, selezionati di elaborazione del Vero Ufficiale, canali esenti da interessi politici ed economici.» Articolo piuttosto lungo che trovo assai equilibrato e condivisibile, del quale riporto una lunga sintesi, abbiate pazienza. https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lelefante_che_defeca_nella_stanza/1... «L'elefante nella stanza» di Andrea Zhok, 9 Gennaio 2021 --8<---------------cut here---------------start------------->8--- [...] Il problema, di gravità straordinaria, e che nessuno pensa di affrontare, è il fatto che i più estesi e influenti mezzi di dibattito pubblico rimasti a disposizione sul pianeta (o almeno nel mondo occidentale) possano essere gestiti in maniera arbitraria da parte di piattaforme private, sulla scorta di decisioni che non devono rispondere a nessuno. [...] Che questo colpisca oggi un signore assai discutibile e che sta sulle scatole ai più è irrilevante. Resta un tizio che è stato votato nel suo paese da quasi metà di chi si è recato alle urne. E se togliergli la parola nell'arena pubblica non vi mette in allerta, avete qualche problema con le idee di democrazia e libertà di espressione. Trump è solo il caso impossibile da mettere sotto il tappeto di qualcosa che succede da anni, silenziosamente e in modo crescente. In altre occasioni sono stati stoppati siti e pagine sia di destra che di sinistra, palestinesi, curdi, filorussi, ecc. Pagine satiriche e personali, pagine che ospitavano campioni d'arte o letteratura dove comparivano immagini o parole 'proibite', ecc. Se non vedete il problema è perché qualcosa di brutto vi è successo.[...] Due argomenti a questo proposito vanno tolti di mezzo con la massima decisione. A) [...] Lo stesso oscuro sorvegliante del web che ora rimuove pagine e commina sanzioni, si suppone che lo faccia perché ha accesso a fonti più autorevoli che smentiscono quanto riportato (altrimenti sarebbe solo il suo pregiudizio contro quello altrui). Ma allora, se si vuole conservare almeno l'apparenza della democrazia e della libertà d'espressione, basterebbe inserire nella pagina 'malvagia' un avviso di una riga in cui si dice: a) che la veridicità dei contenuti è contestata; b) che la base della contestazione si può trovare in... segue link alle fonti che smentiscono l'eventuale fake news. Così la libertà di parola è mantenuta e il dibattito pubblico matura. Continuando invece ad operare con semplici censure unilaterali ogni dibattito pubblico diviene semplicemente una prova di forza, dove chi la forza ce l'ha già (il denaro, il potere) farà passare ciò che lo favorisce o almeno non lo ostacola. B. [...] Il secondo argomento da sopprimere è quello per cui queste sarebbero piattaforme private e dunque possono fare quello che gli pare, tanto è casa loro. Ora, in primo luogo, questa visione della proprietà privata è, nel suo complesso, destituita di ogni fondamento. Ogni proprietà privata al mondo ha i poteri che le sono assegnati dalla legislazione pubblica, e solo quelli, e i margini di ciò che la proprietà privata di qualcosa consente di fare o non fare sono definiti sulla base dell'interesse pubblico. Ergo, non è affatto vero che avere la proprietà di qualcosa significa poterne fare quello che ti pare. [...] Chi ha la proprietà privata di un social media, che è uno spazio di comunicazione pubblico (lo era sin all'inizio, e lo è diventato sempre di più) dovrebbe gestirlo in forme che rispettino quel progetto di comunicazione pubblica. [...] La situazione odierna dei social media può essere colta con una similitudine. [...] Ecco, in questa situazione i 'baroni' hanno ottenuto una forma di gestione sostanzialmente monopolistica dell'approvvigionamento primario, e lo hanno fatto senza esercitare inizialmente alcuna costrizione, anzi, facendo apparente dono alla comunità di un grande vantaggio comune. Per evitare che i 'baroni' divengano i regnanti effettivi, al sovrano (allo Stato) rimarrebbero solo due opzioni: o rilevare la gestione della grande strada, o obbligare i baroni a farne un uso non discriminatorio. Uscendo dalla metafora, gli Stati oggi devono agire e possono farlo secondo due strategie possibili: o nazionalizzano i social media, rendendoli beni a gestione pubblica, oppure obbligano a termini di legge i medesimi ad adottare una gestione meramente formale dei medesimi, senza intervenire sulla scelta dei contenuti, giacché i gestori dei social NON HANNO ALCUN TITOLO PER FARLO. Un'ultima notazione. In questa discussione si dà per scontata una base di discussione che accoglie democrazia e libertà di opinione e parola come capisaldi. Ma naturalmente qualcuno potrebbe mettere in discussione questa base, e la cattiva salute dell'odierna democrazia non rende questa prospettiva così estemporanea. Insomma, se volessimo mettere in discussione la sacralità della libertà di parola e opinione, non dovremmo forse rivedere queste considerazioni? Non potremmo forse mettere in discussione l'idea che il vero debba emergere innanzitutto dalla dialettica, dalla libertà di pensiero e discussione? Ebbene, se, per amor di discussione, vogliamo considerare questa opzione dobbiamo dire che in tal caso, a maggior ragione, sarebbe impensabile attribuire ad un soggetto privato la selezione delle opinioni 'kosher'. Se decidessimo di togliere fiducia alla libera discussione pubblica, alla dialettica di posizioni diverse (plausibilmente, sempre in parte sbagliate), se volessimo accreditare una 'repubblica dei dotti', benissimo, ma allora l'elaborazione 'tecnocratica' del Vero andrebbe presa terribilmente sul serio. L'alternativa alla libertà di discussione è certo concepibile, ma non certo come dogmatismo privato accidentale di qualche lobby benpensante, di qualche pubblicitario ammanicato. Se qualcuno vuole dilettarsi ad elaborare un'alternativa alla libertà di pubblica discussione, deve farsi carico di preparare canali controllati, autorevoli, selezionati di elaborazione del Vero Ufficiale, canali esenti da interessi politici ed economici. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Saluti, Giovanni. P.S.: «Convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà. [...] La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione» ("La libertà", Giorgio Gaber, 1972) -- Giovanni Biscuolo