alcuni commenti succinti:
On 13/02/2015 15:28, Federico Morando wrote:/Cari Tutti,//////dopo una chiacchierata con l'amico Giovanni Bruno di Regesta.exe, misono permesso di sollecitare un suo contributo scritto, da condividerein lista Nexa, in merito all'Emendamento Quintarelli, di cui tutti bensapete.////In calce trovate le riflessioni di Giovanni Bruno, che penso sianointeressanti, e non prive di spunti concreti, anche per i convintisostenitori di una strategia di coordinamento nazionale in tema diinformatica: mi è sembrato giusto inviare personalmente questeriflessioni in lista, avendole sollecitate, ma l'occasione è stata buonaanche per far iscrivere Giovanni alla nostra lista, per cui lascioovviamente a lui qualsiasi replica.//Federico/---Sono un po’ confuso. Dall’unanimità del voto parlamentare sul cosiddetto“emendamento Quintarelli” e dall’unanimismo dei commenti che ne sonoseguiti sui social network e su diverse testate on line. Si tratta di uncaso assolutamente eccezionale (è stato ricordato, ad esempio, che anchesull’abolizione della pena di morte non si era raggiunto un consensocosì assoluto): il voto favorevole è arrivato da settori parlamentarianche molto distanti tra di loro e, forse, con motivazioni e intenti nonpienamente concordi.Molti dei commenti pubblicati in questi giorni hanno insistito suivantaggi che deriverebbero dall’attribuzione allo Stato e al governodelle competenze di coordinamento su dati, processi, infrastrutture epiattaforme grazie all’eliminazione di duplicazioni e sprechi, allapiena interoperabilità delle soluzioni (o della soluzione), allanormalizzazione di interfacce e funzioni. Senza nulla togliere allagiusta soddisfazione del promotore, che, riprendendo la metaforacalcistica che lo stesso onorevole Quintarelli ha usato nel suointervento alla Camera, ha saputo cogliere un risultato inaspettato conun grandioso contropiede, la lettura dell’innovazione legislativaintrodotta induce a mio parere alcune domande.1.Partiamo dal contesto. In discussione alla Camera è attualmente il ddldi revisione costituzionale predisposto dal governo; l’emendamentoapprovato incide sull’articolo 117, dove vengono definiti gli ambitidella potestà legislativa di Stato e Regioni. La riscrittura di questoarticolo ha rappresentato il cuore della revisione costituzionaleapprovata nel 2001: nella versione originaria del 1948 l’articolo 117presentava uno stringato elenco di materie sulle quali le Regionisarebbero state chiamate a legiferare purché non “in contrasto conl'interesse nazionale e con quello di altre Regioni”; nel 2001l’impianto è stato interamente rovesciato, definendo un ben più corposoelenco di materie sulle quali lo Stato ha potere di “legislazioneesclusiva”. L’emendamento dell’onorevole Quintarelli modifica il testodell’elenco di materie comprese nel comma r) nel 2001 (“pesi, misure edeterminazione del tempo; coordinamento informativo statistico einformatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale;opere dell'ingegno”): introducendo anche il coordinamento “dei processie delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche” oltre ai dati.Naturalmente, si tratta solo di un primo passo all’interno di unpercorso ancora lungo prima dell’approvazione definitiva edell’eventuale successivo referendum confermativo. Così come vaconsiderato che il principio definito nel testo costituzionale avrà poibisogno di una conseguente legislazione ordinaria per diventareefficace: per rendere effettivo l’istituto regionale previsto dallaCostituzione del 1948 abbiamo dovuto attendere 22 anni; speriamo che inquesto caso i tempi siano più ragionevoli. Ma la possibilità che questaenunciazione possa rappresentare, come è negli auspici di Quintarelli,una “leva importante per l'efficacia della macchina amministrativa,anche in termini di riduzione di duplicazioni, sprechi e inefficienze, abeneficio di cittadini e imprese” resta largamente delegata allemodalità della sua concreta attuazione. A me sembra che su questodelicatissimo snodo possano celarsi alcuni rischi concreti.
si, e' l'inizio di un percorso, che non e' obbligatorio.
oggi fare un coordinamento di processi e' anticostituzionale, domani non lo sara'.2.Negli ultimi vent’anni la rete e il Web hanno rappresentato unincredibile terreno di innovazione, una piattaforma di condivisione einteroperabilità, fondata sui concetti di apertura e decentramento. Loha ricordato in occasione delle iniziative per i primi 25 anni del WebTim Berners-Lee: “By continually ‘re-decentralising’ the web, we willunleash the next generation of technology, business and socialinnovators”(http://www.wired.co.uk/magazine/archive/2014/03/web-at-25/tim-berners-lee).Questo processo di innovazione continua si è mosso per strappi eaccelerazioni; si è nutrito di condivisione (di standard, protocolli,buone pratiche) e pluralismo (di attori, piattaforme distribuite,soluzioni). La ricchezza e la diversità di questo ecosistema digitale,oggi minacciato proprio dall’espandersi di monopoli e di artificiosebarriere nazionali, sono stati il primo motore di cambiamento. Comeconciliare l’esigenza di preservare questo ambiente dinamico conl’obbligo di conformarsi in tema di infrastrutture e piattaforme condisposizioni e regolamenti legislativi (che per definizione intervengonoa normare fattispecie esistenti)? Senza escludere la PA dal processo diinnovazione, che tipicamente si muove dalla periferia al centro?
non tutto deve essere legislativo, la legge può dare un framework.3.Nel corso di questi venticinque anni il Web si è evoluto da una“collection of interlinked static documents” ad un universo di dati, ingrado di alimentare una varietà di applicazioni per i più diversidispositivi. Le regole di interoperabilità dei dati disegnate dal W3Ccon la famiglia di standard del Semantic Web identificano uno spaziocomune alimentato in modo autonomo dai singoli fornitori, in grado didescrivere tutta la ricchezza del proprio patrimonio informativo.Le potenzialità di un approccio “data driven” sono state recentementeribadite dalla nuova versione del “National Information Infrastructure”,pubblicato dall’Open Data User Group UK all’inizio di quest’anno(http://data.gov.uk/library/odug-national-information-infrastructure-nii).Nella visione dell’ODUG è nella disponibilità di dati aperti del settorepubblico - accessibili liberamente a tutti per il riuso e indipendentida specifiche architetture IT - il requisito inderogabile per crearenuove opportunità, nuovi prodotti e servizi, nuovo lavoro; e per questavia raggiungere gli obiettivi di accrescere l’efficienza della pubblicaamministrazione, favorire il contenimento dei costi, offrire maggioriservizi a cittadini e imprese.L’adozione di soluzioni software centralizzate (o comuni), come numeroseesperienze stanno a dimostrare (penso, ad esempio, al mondo dei beniculturali), può risolversi in una scarsa capacità di aggiornamento,determinare un vincolo implicito dell’amministrazione verso il singolofornitore della soluzione, innalzare barriere all’ingresso di nuovioperatori e, alla fine, mancare anche gli obiettivi di riduzione deicosti. L’obbligo di rilascio del codice sorgente è una condizione deltutto insufficiente a consentire una reale concorrenza di fornitori, seil software prodotto non sia già Open Source (rilasciato con licenzaspecifica, utilizzato da una pluralità di utilizzatori indipendenti,sostenuto da una comunità di sviluppatori).
l'emendamento non parla di soluzioni centralizzate ma solo coordinate.
sarebbe come affermare che IANA ha il monopolio della costruzione di internet..4.L’ultimo punto che vorrei toccare è quello, assolutamente decisivo,della governance del processo di coordinamento.Avocare questa materia alla potestà legislativa statale introduce, a mesembra, un’anomalia in un contesto il cui sviluppo è governatodall’azione di organismi indipendenti e autonomi, che operano attraversola pubblicazione di linee guida, raccomandazioni, standard condivisi.W3C, RIPE, IEFT sono tutte organizzazioni no profit, partecipate su basevolontaria da una pluralità di soggetti (operatori privati, centri diricerca, istituti statali); in Gran Bretagna il governo inglese finanziacon 10 milioni di sterline in cinque anni l’attività dell’Open DataInstitute, un network internazionale che ha appena superato la sogliadei 100 associati.Nel caso italiano la previsione di una esclusiva competenza statale intema di dati, processi, infrastrutture e piattaforme richiederà,comunque, l’individuazione di un organismo tecnico al quale competanocompiti di istruttoria e di controllo. Se questo soggetto fosseun’agenzia governativa come l’AgID, alla quale sono attribuite anchefunzioni di spesa, attraverso l’emanazione di bandi di gara per la PA,si potrebbe determinare un ulteriore centralizzazione delle decisioni.Con la tentazione di imboccare facili scorciatoie.
e' di questi giorni la collecitazione della conf. stato regioni di un coordinamento politico permanente. nel comitato di indirizzo siedono rappresentanti dei principali dicasteri coinvolti, regioni e comuni. idem per commissione SPC, ecc.Attualmente è in corso una procedura di gara per “sviluppare servizievoluti per la PA, razionalizzando processi e costi” del valore di 1,95miliardi di Euro per cinque anni, da cui è atteso un risparmio di 3miliardi (http://www.consip.it/news_ed_eventi/2014/9/notizia_0017). Perquanto la gara sia suddivisa in 4 lotti (quindi, 4 mega gare da 500milioni di Euro), l’individuazione di un unico raggruppamento di aziendesu campi applicativi importanti (big data, interoperabilità, cloudcomputing), anche per la rilevanza delle risorse messe in campo, rischiadi restringere per lungo tempo la possibile platea di operatoriimpegnati su alcune delle frontiere strategiche dell’attuale sviluppotecnologico. Inducendo, temo, un’inefficienza sistemica di medio periodoa fronte di un possibile risparmio settoriale immediato.
cosa che non c'entra con l'emendamento, essendo stata fatta l'anno scorso..
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