Scusate se l'avete già visto, ma vi segnalo che qui Quinta ieri ha pubblicato un post in cui illustra in modo più completo il pensiero dietro al suo emendamento:
http://stefanoquintarelli.tumblr.com/post/111000924305/di-norme-e-fatti

Buona domenica
Anna

Inviato da iPhone

Il giorno 13/feb/2015, alle ore 16:39, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> ha scritto:

alcuni commenti succinti:


On 13/02/2015 15:28, Federico Morando wrote:
/Cari Tutti,//
//
//dopo una chiacchierata con l'amico Giovanni Bruno di Regesta.exe, mi
sono permesso di sollecitare un suo contributo scritto, da condividere
in lista Nexa, in merito all'Emendamento Quintarelli, di cui tutti ben
sapete.//
//In calce trovate le riflessioni di Giovanni Bruno, che penso siano
interessanti, e non prive di spunti concreti, anche per i convinti
sostenitori di una strategia di coordinamento nazionale in tema di
informatica: mi è sembrato giusto inviare personalmente queste
riflessioni in lista, avendole sollecitate, ma l'occasione è stata buona
anche per far iscrivere Giovanni alla nostra lista, per cui lascio
ovviamente a lui qualsiasi replica./

/Federico/

---

Sono un po’ confuso. Dall’unanimità del voto parlamentare sul cosiddetto
“emendamento Quintarelli” e dall’unanimismo dei commenti che ne sono
seguiti sui social network e su diverse testate on line. Si tratta di un
caso assolutamente eccezionale (è stato ricordato, ad esempio, che anche
sull’abolizione della pena di morte non si era raggiunto un consenso
così assoluto): il voto favorevole è arrivato da settori parlamentari
anche molto distanti tra di loro e, forse, con motivazioni e intenti non
pienamente concordi.

Molti dei commenti pubblicati in questi giorni hanno insistito sui
vantaggi che deriverebbero dall’attribuzione allo Stato e al governo
delle competenze di coordinamento su dati, processi, infrastrutture e
piattaforme grazie all’eliminazione di duplicazioni e sprechi, alla
piena interoperabilità delle soluzioni (o della soluzione), alla
normalizzazione di interfacce e funzioni. Senza nulla togliere alla
giusta soddisfazione del promotore, che, riprendendo la metafora
calcistica che lo stesso onorevole Quintarelli ha usato nel suo
intervento alla Camera, ha saputo cogliere un risultato inaspettato con
un grandioso contropiede, la lettura dell’innovazione legislativa
introdotta induce a mio parere alcune domande.

1.

Partiamo dal contesto. In discussione alla Camera è attualmente il ddl
di revisione costituzionale predisposto dal governo; l’emendamento
approvato incide sull’articolo 117, dove vengono definiti gli ambiti
della potestà legislativa di Stato e Regioni. La riscrittura di questo
articolo ha rappresentato il cuore della revisione costituzionale
approvata nel 2001: nella versione originaria del 1948 l’articolo 117
presentava uno stringato elenco di materie sulle quali le Regioni
sarebbero state chiamate a legiferare purché non “in contrasto con
l'interesse nazionale e con quello di altre Regioni”; nel 2001
l’impianto è stato interamente rovesciato, definendo un ben più corposo
elenco di materie sulle quali lo Stato ha potere di “legislazione
esclusiva”. L’emendamento dell’onorevole Quintarelli modifica il testo
dell’elenco di materie comprese nel comma r) nel 2001 (“pesi, misure e
determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e
informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale;
opere dell'ingegno”): introducendo anche il coordinamento “dei processi
e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche” oltre ai dati.

Naturalmente, si tratta solo di un primo passo all’interno di un
percorso ancora lungo prima dell’approvazione definitiva e
dell’eventuale successivo referendum confermativo. Così come va
considerato che il principio definito nel testo costituzionale avrà poi
bisogno di una conseguente legislazione ordinaria per diventare
efficace: per rendere effettivo l’istituto regionale previsto dalla
Costituzione del 1948 abbiamo dovuto attendere 22 anni; speriamo che in
questo caso i tempi siano più ragionevoli. Ma la possibilità che questa
enunciazione possa rappresentare, come è negli auspici di Quintarelli,
una “leva importante per l'efficacia della macchina amministrativa,
anche in termini di riduzione di duplicazioni, sprechi e inefficienze, a
beneficio di cittadini e imprese” resta largamente delegata alle
modalità della sua concreta attuazione. A me sembra che su questo
delicatissimo snodo possano celarsi alcuni rischi concreti.

si, e' l'inizio di un percorso, che non e' obbligatorio.
oggi fare un coordinamento di processi e' anticostituzionale, domani non lo sara'.


2.

Negli ultimi vent’anni la rete e il Web hanno rappresentato un
incredibile terreno di innovazione, una piattaforma di condivisione e
interoperabilità, fondata sui concetti di apertura e decentramento. Lo
ha ricordato in occasione delle iniziative per i primi 25 anni del Web
Tim Berners-Lee: “By continually ‘re-decentralising’ the web, we will
unleash the next generation of technology, business and social
innovators”
(http://www.wired.co.uk/magazine/archive/2014/03/web-at-25/tim-berners-lee).


Questo processo di innovazione continua si è mosso per strappi e
accelerazioni; si è nutrito di condivisione (di standard, protocolli,
buone pratiche) e pluralismo (di attori, piattaforme distribuite,
soluzioni). La ricchezza e la diversità di questo ecosistema digitale,
oggi minacciato proprio dall’espandersi di monopoli e di artificiose
barriere nazionali, sono stati il primo motore di cambiamento. Come
conciliare l’esigenza di preservare questo ambiente dinamico con
l’obbligo di conformarsi in tema di infrastrutture e piattaforme con
disposizioni e regolamenti legislativi (che per definizione intervengono
a normare fattispecie esistenti)? Senza escludere la PA dal processo di
innovazione, che tipicamente si muove dalla periferia al centro?

non tutto deve essere legislativo, la legge può dare un framework.


3.

Nel corso di questi venticinque anni il Web si è evoluto da una
“collection of interlinked static documents” ad un universo di dati, in
grado di alimentare una varietà di applicazioni per i più diversi
dispositivi. Le regole di interoperabilità dei dati disegnate dal W3C
con la famiglia di standard del Semantic Web identificano uno spazio
comune alimentato in modo autonomo dai singoli fornitori, in grado di
descrivere tutta la ricchezza del proprio patrimonio informativo.

Le potenzialità di un approccio “data driven” sono state recentemente
ribadite dalla nuova versione del “National Information Infrastructure”,
pubblicato dall’Open Data User Group UK all’inizio di quest’anno
(http://data.gov.uk/library/odug-national-information-infrastructure-nii).
Nella visione dell’ODUG è nella disponibilità di dati aperti del settore
pubblico - accessibili liberamente a tutti per il riuso e indipendenti
da specifiche architetture IT - il requisito inderogabile per creare
nuove opportunità, nuovi prodotti e servizi, nuovo lavoro; e per questa
via raggiungere gli obiettivi di accrescere l’efficienza della pubblica
amministrazione, favorire il contenimento dei costi, offrire maggiori
servizi a cittadini e imprese.

L’adozione di soluzioni software centralizzate (o comuni), come numerose
esperienze stanno a dimostrare (penso, ad esempio, al mondo dei beni
culturali), può risolversi in una scarsa capacità di aggiornamento,
determinare un vincolo implicito dell’amministrazione verso il singolo
fornitore della soluzione, innalzare barriere all’ingresso di nuovi
operatori e, alla fine, mancare anche gli obiettivi di riduzione dei
costi. L’obbligo di rilascio del codice sorgente è una condizione del
tutto insufficiente a consentire una reale concorrenza di fornitori, se
il software prodotto non sia già Open Source (rilasciato con licenza
specifica, utilizzato da una pluralità di utilizzatori indipendenti,
sostenuto da una comunità di sviluppatori).

l'emendamento non parla di soluzioni centralizzate ma solo coordinate.
sarebbe come affermare che IANA ha il monopolio della costruzione di internet..


4.

L’ultimo punto che vorrei toccare è quello, assolutamente decisivo,
della governance del processo di coordinamento.

Avocare questa materia alla potestà legislativa statale introduce, a me
sembra, un’anomalia in un contesto il cui sviluppo è governato
dall’azione di organismi indipendenti e autonomi, che operano attraverso
la pubblicazione di linee guida, raccomandazioni, standard condivisi.
W3C, RIPE, IEFT sono tutte organizzazioni no profit, partecipate su base
volontaria da una pluralità di soggetti (operatori privati, centri di
ricerca, istituti statali); in Gran Bretagna il governo inglese finanzia
con 10 milioni di sterline in cinque anni l’attività dell’Open Data
Institute, un network internazionale che ha appena superato la soglia
dei 100 associati.

Nel caso italiano la previsione di una esclusiva competenza statale in
tema di dati, processi, infrastrutture e piattaforme richiederà,
comunque, l’individuazione di un organismo tecnico al quale competano
compiti di istruttoria e di controllo. Se questo soggetto fosse
un’agenzia governativa come l’AgID, alla quale sono attribuite anche
funzioni di spesa, attraverso l’emanazione di bandi di gara per la PA,
si potrebbe determinare un ulteriore centralizzazione delle decisioni.
Con la tentazione di imboccare facili scorciatoie.

e' di questi giorni la collecitazione della conf. stato regioni di un coordinamento politico permanente. nel comitato di indirizzo siedono rappresentanti dei principali dicasteri coinvolti, regioni e comuni. idem per commissione SPC, ecc.




Attualmente è in corso una procedura di gara per “sviluppare servizi
evoluti per la PA, razionalizzando processi e costi” del valore di 1,95
miliardi di Euro per cinque anni, da cui è atteso un risparmio di 3
miliardi (http://www.consip.it/news_ed_eventi/2014/9/notizia_0017). Per
quanto la gara sia suddivisa in 4 lotti (quindi, 4 mega gare da 500
milioni di Euro), l’individuazione di un unico raggruppamento di aziende
su campi applicativi importanti (big data, interoperabilità, cloud
computing), anche per la rilevanza delle risorse messe in campo, rischia
di restringere per lungo tempo la possibile platea di operatori
impegnati su alcune delle frontiere strategiche dell’attuale sviluppo
tecnologico. Inducendo, temo, un’inefficienza sistemica di medio periodo
a fronte di un possibile risparmio settoriale immediato.


cosa che non c'entra con l'emendamento, essendo stata fatta l'anno scorso..
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