vi segnaliamo il seguente articolo "Il paradosso dei social - Parte I" (Il Post, 18 gennaio 2021) scritto dall'Avv. Carlo Blengino, Fellow del Centro Nexa.
"lo Stato, la pubblica autorità, non può regolare la circolazione dei contenuti in rete e non può ingerirsi nel governo della parola. Può e deve ovviamente reprimere e perseguire quelle condotte comunicative che ledono concretamente diritti collettivi (ad es. l’ordine pubblico) o diritti della persona (ad es. reputazione e libertà personali varie dei singoli cittadini), ma lì deve fermarsi. Tutto ciò che non è per legge (leggasi per provvedimento democraticamente approvato) definito illegale, per quanto sgradevole, incivile, immorale, sbagliato ed intollerabile per il comune sentire o falso e menzognero, non può esser regolato dallo Stato senza incorrere in una violazione della libertà di espressione" Attenzione su "falso e menzognero" ... "I giudici di legittimità affermano che il nostro sistema tutela a livello costituzionale la libera manifestazione del pensiero di qualsiasi cittadino e la libertà di stampa, la critica degli atti politici, ed in particolare delle deliberazioni degli organi rappresentativi e dei comportamenti degli uomini politici; tale libertà deve essere la più ampia possibile, perché garantisce il pieno dispiegarsi della dialettica democratica e consente ai cittadini di formarsi opinioni precise su i vari accadimenti. La critica può anche essere molto aspra, irriverente ed ironica, a condizione, però, che siano rispettati i canoni dell'interesse pubblico della notizia e/o vicenda criticata, che i presupposti di fatto esposti a critica siano veri e che vi sia continenza espositiva" CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 3 ottobre 2012, n.38437 Antonio