Proprio il giorno in cui la Casa Bianca nomina capo tecnologo un attivista ed esperto del software libero, David Recordon, ci giunge la lettera del professore Angelo Raffaele Meo che chiede al governo italiano di destinare una parte dei soldi del Recovery fund all’informatica libera nel nostro paese. [...] Il professore, cogliendo la sensibilità di operatori e associazioni come Assoprovider, afferma: «Noi sogniamo una rete neutrale e scalabile, nella quale l’identità e i dati di tutti i cittadini che vi accedano siano protetti “by design” e nella quale sono disponibili servizi distribuiti e federati». E conclude: «Ci vuole una rete nazionale della scuola che risponda a queste caratteristiche, utile anche ai fini della teledidattica». Per tutti questi motivi chiede almeno 10 miliardi di investimento. Non è solo, infine. La lettera è firmata anche da alcuni dei più noti esperti del settore: docenti universitari come Mariella Berra, Maria Chiara Pievatolo, Renzo Davoli, Juan Carlos de Martin; avvocati come Giovanni Battista Gallus e Marco Ciurcina; attivisti come Giordano Alborghetti, esperti come Flavia Marzano e tante associazioni, da Libre Italia ad Assoli e Open Education Italia. Tratto dall'articolo di Arturo Di Corinto per il Manifesto https://ilmanifesto.it/il-software-libero-al-centro-del-recovery-plan/ Giacomo