Molto, molto, molto interessante... Ti scriverò in pvt, ma vorrei dire pubblicamente che è un'iniziativa di cui si sentiva il bisogno. Grazie. D. On 10/02/21 11:00, karlessi wrote:
buongiorno,
a proposito di self-hosting e dintorni
stiamo raccogliendo suggerimenti per autocostruzione a diversi livelli,
scrivetemi in pvt per non intasare la lista, grazie!
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dove "self" non coincide con "singolo individuo", ma anzi, può indicare un'associazione, una comunità, un gruppo informale, vicini di casa, un quartiere e perché no paesi, cittadine, città e così via,
e "hosting" sta per software, hardware, applicazioni, documentazione, idee, dati di vario genere, repository, ecc.
il tutto in reti federate, transienti, semplici da implementare, resistenti all'usura
in questo senso,
self-hosting può essere anche una piccola scuola che si fa il suo server per un migliaio di persone, fra insegnanti e studenti e personale vario e genitori. non banale. un istituto comprensivo arriverebbe a molte migliaia di persone coinvolte, sempre self-hosting è. può federarsi con altre scuole, e offrire-condividere banda, e servizi, e spazio disco. così le università. i comuni. persino le aziende, o consorzi di aziende, quando smetteranno di inseguire l'esternalizzazione a tutti i costi "perché costa meno", ecc.
può essere anche non solo digitale. perché non si fa la didattica a distanza con la radio? meno banda, meno inquinamento elettromagnetico, abbasso il video (ci vogliono gli attori, per il video, e gli insegnanti di solito non lo sono, senza considerare questioni come la timidezza e il narcisismo+esibizionismo), più efficace di Zoom. se ogni scuola avesse la sua radio... lo proponeva Simondon negli anni Cinquanta. troppo avanti.
certo il self-hosting avrebbe bisogno di gente che capisce un po' d'informatica ed elettronica (ma rispetto a Unix e a saldare schede madri le cose sono molto, molto più facili ora), e di formazione adeguata oltre che di buona volontà, ma niente di molto costoso. ok i debiti miliardari che si faranno a breve per la digitalizzazione andranno altrove (in database più o meno centralizzati che nessuno sa bene come funzionano e in app gamificate per una qualche nuova criptovaluta che richiederanno dispositivi di "nuova generazione" e reti "ultraveloci" e riconoscimenti facciali-genetici-somatici con tanti passaggi di autenticazione, ci scommetto!), senz'altro, ma
in generale,
trovo davvero stupefacente che la quantità (e spesso qualità, o meglio: potenza) di dispositivi in circolazione sia quasi sempre inversamente proporzionale all'autonomia degli umani che li impiegano
trent'anni fa le persone comuni avevano a disposizione a mala pena dei modem, eppure in attesa del web ancora da inventare quei dispositivi venivano tirati al massimo delle loro possibilità con le BBS, ftp, telnet e poi gopher...
vent'anni fa non c'erano reti wi-fi decenti abbordabili, eppure in attesa di access point portatili (quelli ora nelle tasche di chiunque) si escogitavano radio via web con antenne fatte con tubi di patatine e protocolli succhia-ftp altrui per distribuire flussi audio (di dubbia qualità, è vero)
non era un granché, nessuna nostalgia, ma almeno sapevamo più o meno dove stavano i nostri file, fra dischi, dischetti, nastri e CD
...
e adesso che circolano miliardi di smartphone estremamente potenti, più potenti dei server di qualche tempo fa (molto più potenti di quando si decise di usare "ls" perché "list" erano due caratteri in più e risparmiare caratteri voleva dir molto, in termini di tempo efficienza ecc.), la gran parte delle persone non è in grado di trasferire una foto da quel dispositivo a un altro, in locale, senza passare dall'infrastruttura di rete globale. usa itunes, per dire. sincronizza tramite il cloud, cioè il computer di qualcun altro.
non è più facile, e nemmeno più comodo che attaccare un cavo fra il telefono e il computer; oltretutto è una complicazione assurda. eppure in questo mondo in cui sembra un successo che Google riesca a parlare con Facebook, per cui magari un giorno si potrà persino pescare dall'interfaccia FB i file del proprio googledrive, uau! (la promessa era che se ne sarebbero occupati loro, dell'hosting e di tutto il resto...), spesso il sistema è talmente chiuso che "non capisce" il cavo...
perciò vorremmo fare un piccolo inventario e testare cose semplici, dove "semplici" è una variabile compresa fra "si installa senza riga di comando, clicca sul bottone grosso" e "con l'investimento adeguato, le competenze giuste e una rete di supporto sufficientemente estesa puoi rimboccarti le maniche e farlo insieme ad altra gente abbastanza motivata"
s'è cominciato qui
prima o poi si lancerà anche certbot, e la connessione diventerà sicura!
grazie per la pazienza, specialmente a chi è arrivato fino in fondo, cosa rara per le email lunghe
k.
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