Salve Alfredo, Fra gli strumenti di supporto alla decisione più antichi, c'è la saggezza popolare impressa in innumerevoli proverbi, spesso divertenti, ricchi di ironia quanto di arguzia. Anche i proverbi, come i sistemi predittivi automatici, assumono che il futuro riproponga dinamiche già osservate in passato. Tuttavia, contrariamente ai sistemi predittivi automatici che elaborano dati, i proverbi sono infornazione, interpretati e applicati da menti umane che, oltre ai dati disponibili possono sfruttare la propria esperienza, cultura ed intelligenza per valutarne l'applicabilità in ogni singolo caso concreto. Ad esempio, a fronte di Il 19 Gennaio 2025 19:36:04 UTC, Alfredo Bregni ha scritto:
Non capisco cosa si voglia dire.
mia mamma commmenterebbe (in calabrese stretto :-D): non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire! consigliando a Daniela un migliore impiego del proprio tempo. Consiglio che, effettivamente, sto considerando io stesso. Trovo infatti sterile (nonché off-topic in lista) il tentativo di ricondurre tutti i problemi dell'umanità al peccato originale, ad una malvagità intrinseca dell'uomo, alle sue attitudini predatorie. L'umanità si è evoluta per milioni di anni e continua a farlo. Per migliaia di anni, questa evoluzione si è spostata dal piano biologico a quello culturale e sociale. Con la rivoluzione industriale, lentamente, questa evoluzione diventa cibernetica. Pur condividendo alcuni aspetti della critica del capitalismo insita nelle tue mail, e pur riconoscendone il collasso, non condividi l'ineluttabilità che attribuisci alle dinamiche di potere impresse e riprpdotte dagli agenti cibernetici [1] di cui parliamo. Parafrasando karlessi, ci tocca tenere il pessimismo per tempi migliori. D'altro canto, come disse Ursula Le Guin più di 10 anni fa: ``` I think hard times are coming when we will be wanting the voices of writers who can see alternatives to how we live now and can see through our fear-stricken society and its obsessive technologies to other ways of Being, and even imagine some real grounds for hope. We will need writers who can remember freedom, poets, visionaries -- the realists of a larger reality. Right now, I think we need writers who know the difference between production of a market commodity and the practice of an art. Developing -- Developing written material to suit sales strategies in order to maximize corporate profit and advertising revenue is not quite the same thing as responsible book publishing or authorship. Yet, I see sales departments given control over editorial. I see my own publishers in a silly panic of ignorance and greed, charging public libraries for an e-book six or seven times more than they charge customers. We just saw a profiteer try to punish a publisher for disobedience and writers threatened by corporate fatwa. And I see a -- a lot of us, the producers who write the books and make the books, accepting this: letting commodity profiteers sell us like deodorant, and tell us what to publish and what to write. Well -- Books, you know, they’re -- they're not just commodities. The profit motive often is in conflict with the aims of art. We live in capitalism. Its power seems inescapable. So did the divine right of kings. Any human power can be resisted and changed by human beings. Resistance and change often begin in art, and very often in our art: the art of words. [...] But the name of our beautiful reward is not profit: Its name is freedom. ``` Incredibile quanto queste parole siano attuali ed attinenti a tecnologie come LLM e chatbot. Certamente il capitalismo esprime ed esaspera alcune caratteristiche evolutive dell'uomo, ma se vogliamo che il futuro sia caratterizzato da dinamiche migliori, sotto il profilo sociale, comunitario ed ecologico, dobbiamo governare le tecnologie che partecipetanno in larga parte alla sua evoluzione. Fingere che le tecnologie (concrete, reali, non le conoscenze astratte necessarie a realizzarle) siano neutrali, serve solo ad evitare un analisi oggettiva degli interessi e dei valori che riproducono pedissequamente, secondo le intenzioni di chi le ha create. Che poi ci sia una corresponsabilità diffusa, condivisa con chi da queste tecnologie si lascia abbindolare troppo facilmente o da chi le utilizza per abbindolare altri, siamo tutti d'accordo. Ma tale responsabilità, pur grave, è secondaria rispetto a quella di coloro che quelle tecnologie alienanti [1] le crea e le distribuisce a proprio esclusivo vantaggio. Giacomo [1] vedi qui: <https://video.linuxtrent.it/w/p/ih87E19VKKsSTxAJYL6QhR> [2] trascritto ad esempio qui: <https://www.americanrhetoric.com/speeches/ursulakleguinnationalbookawardspee...>