Il giorno mar 10 set 2024 alle ore 01:14 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Salve Fabio,

On Mon, 9 Sep 2024 12:45:09 +0200 Fabio Alemagna wrote:

> Quando un essere umano studia da un libro [...]
>
> La domanda conseguente dunque è: un essere umano viola il copyright
> apprendendo dai testi da cui studia?

Anzitutto, un essere umano è soggetto di diritti, un software no.

Gli umani che scrivono il software hanno diritti, e doveri. Del resto, suppongo tu non ritenga che sia il software responsabile dell'eventuale violazione del copyright, ma gli umani che lo hanno scritto, dico bene? 

Dunque, in un ragionamento giuridico, paragonarlo ad un software
è "not even wrong", oltre che alienante ed offensivo.

"alienante e offensivo" sono tue valutazioni strettamente personali che fanno leva su emozioni e esulano l'ambito del discorso. Qui parliamo in punta di diritto, e diritto, non di cosa ti offenda.

Restando sulla questione del copyright, la domanda resta: se l'umano può liberamente citare passaggi di libri, consapevolmente o meno, senza essere accusato di aver violato il copyright *durante l'apprendimento*, per quale ragione se a farlo è un algoritmo le cose cambiano? Puoi motivarlo tecnicamente, in punta di diritto? 

 
In qualunque caso GPT-4 non ha appreso nulla dai testi usati per la sua
programmazione. [...] 

"nulla" significa zero, assenza completa.
 
Contrary to many positive reports in the media about GPT-4 and
ChatGPT's exam-solving abilities (a potential case of selection bias),
their overall mathematical performance is well below the level of a
graduate student.

Lì c'è scritto "below the level", ma non c'è scritto "zero". Non puoi affermare che non ha appreso niente, per la semplice ragione che qualcosa la sa fare, anche se non abbastanza. Io trovo che sia scientificamente interessante e persino strabiliante che un algoritmo che non è stato esplicitamente istruito per saper far di conto, riesca a far di conto entro una certa misura, semplicemente per essere stato allenato su tomi che spiegano come si fa di conto.

Mi sembra, del resto, esattamente quello che succede quando qualcuno vuole insegnare a te a saper far di conto: ti spiega come si fa, un certo numero di volte, e così tu, poco a poco, impari, non per questo evitando errori tutte le volte, a meno che tu non ti trovi all'estremità destra della gaussiana. Ti dirò di più:  una buona porzione di esseri umani in esistenza sa far di conto meno di quanto riesca a ChatGPT, nonostante gli sia stato spiegato come fare, più e più volte.

 
> 1) Non solo gli umani apprendono, bensì tutti gli esseri viventi.

Cosa che un software non è.

È irrilevante. Si sta parlando del termine "antropomorfizzazione", che si applica esclusivamente agli umani. È quindi semanticamente errato parlare di "antropomorfizzazione" se si vuole criticare l'uso del termine "apprendere" quando riferito agli algoritmi.
 
> 2) Esistono definizioni di "apprendimento" [...]

Non ne dubito!

Ridefinire termini di uso comune è fondamentale per generare il genere
di profonda confusione che spinge qualcuno a credere di parlare con
"intelligenze artificiali".

Non c'è un  complotto atto a voler confondere la gente e spingerla a credere di parlare con intelligenze artificiali, è la semplice e naturale ricerca di astrazione, il ricavare generiche, eleganti e semplici regole che siano minimamente sufficienti a descrivere la realtà. Se posso descrivere "apprendimento" senza far riferimento a concetti indefinibili come "coscienza" e "umanità", allora vuol dire che "coscienza" e "umanità" non sono necessari per definire "apprendimento". Rasoio di Occam.
 
> A tal proposito, questo è quel che ne pensa Creative Commons:

Indignor quandoque bonus dormitat Homerus!
Nunquam non miror: https://creativecommons.org/support-cc/

Sorry, ma devi fare di più che provare a gettare discredito sull'interlocutore, per smentirne le tesi, esposte tecnicamente e in punta di diritto. 

Fabio