Grazie! Bella notizia davvero!

Il ven 19 feb 2021, 15:41 Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> ha scritto:
Buoooongiorno!

«Ci sarà pure un giudice.. a Monza»! :-D

Una splendida notizia diffusa da ILS di una piccola battaglia vinta da
Luca Bonissi.  Che sia l'inizio della fine dell'imposizione del sistema
operativo preinstallato?!? (ci credo poco)

https://www.ils.org/2021/02/18/risarcimento-20000-euro-lenovo-mancato-rimborso-windows.html

Pubblicato il 18.02.2021

«Risarcimento da 20000 Euro per il Mancato Rimborso della Licenza Windows»

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[...] Recentemente Luca Bonissi, appassionato sostenitore del software
libero e con all’attivo più di una causa legale con diversi produttori
di PC proprio per il riconoscimento del suo diritto al rimborso, ha
condiviso con noi una interessante ed incoraggiante esperienza.

A marzo 2018 Luca ha avviato per la prima volta il suo nuovo PC Lenovo,
un tablet convertibile Ideapad, e - come sempre - si è trovato davanti
la schermata di accettazione della licenza Windows. Ha pertanto
contattato Lenovo per conoscere le modalità di restituzione e di
rimborso del software, prima tramite la chat del sito web e poi -
prendendo spunto dal modello predisposto da ADUC - con una PEC di messa
in mora, ottenendo in entrambi i casi la medesima risposta di diniego (a
conferma della sistematicità con cui l’azienda respinge ogni richiesta
analoga). A poco sono valse le segnalazioni all’Autorità Garante della
Concorrenza e del Mercato (AGCM), che dovrebbe essere l’ente tenuto ad
intervenire in questi casi, e Luca ha deciso quindi di agire per vie
legali (pur con la consapevolezza che il costo di difesa di un avvocato
avrebbe ecceduto quello che poi il giudice gli avrebbe riconosciuto).

Forte del suo buon diritto, ha deciso di difendersi da solo notificando
l’atto di citazione nell’estate del 2018 avanti il Giudice di Pace ma,
di fronte alla difesa serrata e pugnace di Lenovo che ha sollevato ogni
genere di eccezione, è dovuto poi ricorrere all’assistenza di un
legale. Con il patrocinio dell’avv. Michele Beretta del foro di Monza ha
quindi affrontato il giudizio, che si è chiuso con sentenza favorevole
nel giugno 2019: il giudice riconosceva il diritto al rimborso e
disponeva la liquidazione di 42 euro per il rimborso di Windows e di 130
euro per le spese processuali.

Dopo poco più di un mese Lenovo ha notificato un monumentale atto di
citazione di 59 pagine e 15 motivi di impugnazione, con i quali si
intendeva ottenere una completa revisione della sentenza indicandola, in
sostanza, come errata in ogni sua parte. La lunghezza e la complessità
spropositate dell’atto di citazione ha costretto Luca a difendersi
costituendosi in appello, sempre con l’assistenza dell’avv. Beretta, con
prima ed unica udienza a 19 dicembre 2019. Dopo un altro anno, a
dicembre 2020, il giudice del Tribunale di Monza ha rigettato tutti i
motivi di appello indicando che il diritto al rimborso del software
preinstallato è dovuto, in quanto obbligo assunto espressamente dal
produttore, e qui la sorpresa: oltre alle spese legali, il giudice ha
disposto la liquidazione di un “punitive damage” di 20000 euro (si,
ventimila!) per aver “abusato dello strumento impugnatorio costringendo
la controparte […] a replicare […] ad una produzione difensiva
assolutamente sproporzionata […] esemplificativa della prepotenza e
prevaricazione di un colosso commerciale nei confronti di un modesto
consumatore”. Tale somma dovrà essere versata a Luca, a titolo di
risarcimento del danno da responsabilità processuale aggravata.

Come Luca ci ricorda, il giudizio di primo grado - pur venendo
riconosciuto il diritto al rimborso - risulta economicamente
svantaggioso: l’alta soglia di incertezza circa l’esito dal punto di
vista prettamente economico di una causa di valore molto modesto
costituisce un forte deterrente che, di fatto, impedisce a chi acquista
un PC con preinstallato Windows (ed eventualmente altro software
applicativo) di ottenerne il rimborso, anche se dovuto per
diritto. Considerando poi che il normale consumatore non possiede le
competenze tecniche e legali per affrontare una causa del genere senza
avvocato, e che il produttore potrebbe nuovamente trascinare la causa
fino alla Corte Suprema (quindi come minimo 3 anni di durata dell’intera
causa), sarà molto improbabile che qualcun altro decida di far causa ai
“colossi” dell’informatica, a meno che sentenze come quella del
Tribunale di Monza producano un deterrente contrario a quello attuale,
per effetto del quale i produttori si dovranno conformare al rispetto
del contratto di licenza d’uso e rimborseranno chi ne farà richiesta
senza costringere ad instaurare una causa civile.

Ringraziamo enormemente Luca Bonissi per la sua tenacia e per aver
condiviso tutta la documentazione relativa al caso (pubblicata su
sistemainoperativo.it), e nuovamente raccomandiamo di chiedere il
rimborso delle licenze Windows inutilizzate ogni volta che si acquista
un nuovo PC: anche senza intraprendere lunghe ed onerose azioni legali è
sufficiente segnalare ad AGCM (tramite l’apposito form) ogni diniego
ricevuto, affinché l’agenzia possa un giorno prendere atto dell’abuso
perpetrato da parte di diversi grossi produttori di hardware ed infine
si decida ad agire nell’interesse dei cittadini.

Chi dovesse incontrare difficoltà nel riconoscimento del proprio diritto
e volesse comunque tutelarlo per vie legali, può chiedere un consiglio o
una raccomandazione al gentile Luca scrivendo all’indirizzo email
rimborsowindows[AT]bonissi[DOT]it

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Giovanni Biscuolo

Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.
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