Bah, mi pare che dietro certe posizioni ci sono interessi diversi dal "benessere del lavoratore". Giova secondo me ricordare che il lavoro da remoto, o de-localizzato, (normativamente diverso dal "telelavoro", dove comunque l'azienda e il dipendente sono legati da obblighi precisi), costringe le aziende a dover misurare in modo diverso dalla "occupazione oraria della sedia" la qualità della prestazione. Che rischia di scatenare malumori e sorprese non sempre gradite, oltre al fatto che alcune posizioni organizzative di mezzo sono fortemente legate anche a quelle procedure di controllo dei sottoposti difficilmente conciliabili con la mancata presenza alla scrivania dell'ufficio.
Personalmente nel lavoro de-localizzato vedo solo vantaggi, che però rischiano di danneggiare rendite di posizione garantire dalla visione fantozziata del lavoro che, come abbiamo visto in altre occasioni, sembrano poter godere di una forza politica non indifferente (giusto per citare due settori: balneari e tassisti). A cui si aggiunge un Governo che sembra fare della propaganda "protezionistica" la sua bandiera.
Eppure, anche solo una riduzione del 10% della massa pendolare che quotidianamente si sposta da casa-lavoro e viceversa potrebbe avere effetti positivi incredibili sulla qualità della vita nelle metropoli, dalle congestioni veicolari alla qualità dell'aria, di cui ovviamente beneficerebbero anche coloro che non possono de-localizzare la loro attività lavorativa (es. maggiore disponibilità do parcheggio, meno code sui mezzi pubblici...).
Una miopia che fatico a comprendere ma che, in un contesto conservatore dettato soprattutto da PMI a gestione familiare, purtroppo non mi sorprende più di tanto.
La speranza era nelle grandi multinazionali ma a quanto pare anche queste stanno tornando indietro, per non danneggiare troppo alcuni mercati.
Mah.
MP