riprendo questo passaggio dal messaggio di Giacomo:
Ogni volta che riescono a convincere un idiota di essere solo una macchina complessa prodotta dalla selezione naturale... ogni volta che riescono a convincere qualche idiota che un software programmato statisticamente del cui output nessuno vuole rispondere è "intelligente"... 
concordo, e allargo.
l'emergere dei SALAMI ha portato molte persone come dici tu Giacomo a consolidare l'idea che "gli esseri umani sono solo una macchina complessa prodotta dalla selezione naturale" e che per converso "un software programmato statisticamente del cui output nessuno vuole rispondere è "intelligente".
questa idea appare a loro come un grande passo avanti nel de-muovere (non so come dire il contrario di pro-muovere) l'umano da una posizione vera o presunta di culmine del mondo che spesso è connessa con posizioni religiose [cattoliche, in Italia] e dunque questo entusiasmo per la de-mozione dell'umano è ideologico, spesso materialista, marxista. ma gli umanisti del 400, Pico della Mirandola, eccetera, nel loro umanesimo non avevano presupposti religiosi.

il fatto è che se se si segue con coerenza questa linea in cui l'umano non è più nulla di specifico, ma solo una delle tante forme del vivente come animali e microrganismi, l'umano diventa fungibile e rimpiazzabile, rimpiazzabile senza pensieri nel lavoro con un robot, usabile come un animale nella gig economy, respingibile come un'alga quando le onde lo portano a riva su una spiaggia.
rimane lo stretto percorso di capire come rinnovare il senso del riconoscimento di una specificità dell'umano che non porti a tracotanza e autoritarismo, e che non può che basarsi su une complessa costruzione di ri-conoscimento delle propria posizione all'interno del sistema dei viventi e di definizione di nuovi patti e accordi con essi (quello che Baptiste Morizot chiama "un nuovo tempo mitico" perché le relazioni dell'umano con gli altri viventi non funzionano più come prima e devono essere ri-definite e ri-contrattate : Morizot, Baptiste. L’inexploré. Marseille: Éditions Wildproject, 2023)

la diffusione dei SALAMI e il loro consumo è una espressione di questa rottura degli accordi e dei riconoscimenti che vigevano fino a poco tempo fa e su cui le nostre vite si basavano. in questo senso cambiamento climatico e diffusione dei SALAMI sono analoghi: i SALAMI sono il cambiamento climatico nell'ambito cognitivo. possiamo pensare che siano un difetto, un errore, un guasto, da correggere ma si diffondono oltre le nostre limitate possibilità di azione di contrasto reciso ed è necessario umilmente, pragmaticamente, consapevolmente, fare quello che ha scritto Marco Calamari: «In sintesi: resistere, essere di esempio, oggi, per il domani che non vedremo. Scusate il sentimentalismo.» che a mio avviso non è sentimentalismo perché risponde non all'imperativo «come ne esco con la coscienza pulita?» ma è un'analisi lucida e razionale di «cosa faccio per una generazione che deve poter vivere dopo di me?», a prescindere da cosa mi piacerebbe o mi darebbe conforto.

in tutto questo mi dispiace notare che il contesto umanistico si polarizza tra ammessa ignoranza sui SALAMI ed entusiasmo: entusiasmo acritico come se permettesse ai 'retrogradi umanisti', 'technogically impaired' di mostrare a se stessi e al mondo di essere invece sveglissimi e sulla cresta dell'onda della tecnologia; ed entusiamo ideologico come ho detto sopra.
il contesto delle scienze dure ha due polarità diverse, ad un estremo il mondo dei produttori di SALAMI e all'altro i critici consapevoli come molti qui nella mailing list. il risultato è che nella società, in cui le conoscenze delle scienze dure mancano e quelle delle scienze umanistiche sono orecchiate, sembra che non ci possa più essere nulla che si fa "senza chatGPT" se non si vuole essere 'vecchi e tardi'.
un saluto
Maurizio


Il 16/09/23 10:33, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Salve Alberto e Alessandro,

Il 14 Settembre 2023 10:38:36 UTC, Alberto Cammozzo ha scritto:
grazie per la domanda che poni. Anche io mi sono spesso crucciato su quello che 
definisci il 'rischio che l'animale umano diventi semplice strumento'.
Attenzione: non si tratta di un rischio ma di un obiettivo programmatico perseguito 
da una pericolosissima (e microscopica) minoranza contro il resto dell'umanità.

Una minoranza piuttosto esplicita, peraltro, che finanzia la propaganda longternista 
e transumanista nella speranza di convincere le persone "inutili" a suicidarsi per 
essere sostituite da una "immortale" simulazione software. [1]

La probabilità che abbiano successo dipende direttamente dalla nostra incapacità
di riconoscere questo obiettivo e gli strumenti che utilizzano per perseguirlo, opporci 
ad esso in ogni modo possibile.

La cattura del regolatore, il materialismo, l'utilitarismo... il capitalismo stesso non
sono che uno strumenti (efficacissimi) di questa riduzione della persona a strumento.

Ogni volta che riescono a convincere un idiota di essere solo una macchina complessa 
prodotta dalla selezione naturale... ogni volta che riescono a convincere qualche 
idiota che un software programmato statisticamente del cui output nessuno vuole 
rispondere è "intelligente"... 

...questa pericolosa minoranza si avvicina alla vittoria.

Forse la domanda va riformulata come: 'nella società industriale attuale è 
possibile che l'animale umano non diventi semplice strumento?'
Io proporrei invece: quale società cibernetica dobbiamo costruire affinché 
nessun essere umano possa essere ridotto a strumento altrui.

Quali agenti cibernetici automatici ci servono per realizzarla?

Limitarsi ad un modello di "società industriale" (o anche di società 
finanziaria o finanche di capitalismo) esclude dall'analisi le 
dimensioni fondamentali, i concetti necessari a descrivere il 
sistema in modo attinente.

E questo fornisce un vantaggio insuperabile a chi vuole imporre un 
modello di società cibernetica oppressiva.


[1]: sulla questione della convivialità dell'informatica in lista Nexa abbiamo parlato 
il 08/10/19 nel thread 'Re: [nexa] IMA - Internet, Mon Amour'.
Per Karlessi <<senz'altro "informatica conviviale" è un ossimoro>>. 
Non riesco a dargli torto.
Forse perché ho usato di recente Oberon [2] ancor più che per aver 
lavorato alcuni anni a Jehanne [3] ed aver seguito attentamente lo 
sviluppo di 9front [4] non posso che essere in assoluto disaccordo.


L'informatica conviviale è possibile.

Il suo controllo va semplicemente sottratto a chi se ne è 
artificiosamente appropriato.


Tempo fa discutevo con Enrico Nardelli sulla possibilità per la 
scuola pubblica di fornire agli studenti una piena cittadinanza 
cibernetica, ovvero una comprensione sufficiente a scrivere
il proprio sistema operativo entro la fine delle superiori.

Secondo Enrico, in estrema sintesi, è impossibile.

Dopo aver riletto il libro di Wirth su Oberon (sempre in [2]) 
credo che potrei dimostrargli il contrario in qualsiasi liceo.


Partendo dal sistema di Wirth in un paio di anni uomo [5] si 
potrebbe facilmente aggiungere multi-processing, crittografia 
e un filesystem gerarchico componibile (alla Plan9 per intenderci) 
ottenendo un sistema operativo moderno, democratico e conviviale. [6]

Basterebbero poche tesi di laurea per tirar su ciò che manca 
e servirebbe davvero...



9front e la comunità di cat-v costituiscono un altro controesempio: 
si tratta di un sistema operativo tecnicamente superbo, talmente
innovativo da essere sistematicamente copiato dai sistemi mainstream, 
eppure conviviale per la comunità che lo utilizza (cat-v, appunto [7])

Anche per 9front esistono diversi testi che potrebbero essere utilizzati
a scuola per insegnarne il funzionamento ed il design. Ad esempio
gli ottimi testi del Professor Ballesteros [8] [9].
D'altro canto Plan 9 (e di conseguenza anche 9front e persino Jehanne)
soffrono dell'alone di mistico esoterismo tipico dei sistemi derivati da
Unix, caratterizzato da parole "magiche" come grep, awk, cat, rc etc...

D'altronde qualcuno potrebbe ingenuamente pensare che poiché gli utenti
Plan9 sono tutti informatici competenti, qualunque sistema sarebbe 
"conviviale" per loro.

Si tratterebbe di una intuizione solo parzialmente corretta:

- certamente qualsiasi informatico competente preferirebbe Plan 9 ai
  sistemi operativi mainstream (il che la dice purtroppo lunga sulla 
  scarsità di informatici competenti in questi tempi oscuri)

- ma la ragione per cui tanti informatici competenti approdano su
  sistemi come 9front è proprio la frustrazione di fronte a sistemi
  artificiosamente complicati che li trattano come mentecatti.


Gli hacker di 9front si rigirano il sistema come un calzino,
rimodellandone il filesystem e combinando in pochi secondi elaborazioni
locali e remote con una flessibilità che gli esperti del "cloud" nemmeno
possono immaginare.



E questi sono solo due esempi.

Esempi che faranno sorridere con sufficienza i più ignoranti.


In questi giorni ho scoperto che in Russia, Oberon, nato in Svizzera 
ma doverosamente rimosso dalle colonie europee, continua ad andare 
alla grande [10] (così come i linguaggi derivati dal Pascal).


Insomma... l'informatica può essere conviviale.

Basta smettere di medicarla dagli USA e RICOMINCIARE a farla.


Giacomo


[1] Una propaganda che appare ridicola a chiunque abbia una minima comprensione di
cosa sia un software e chi decida l'algoritmo di scheduling.

[2] http://projectoberon.net/
    https://archive.org/details/projectoberon2013/PO.System/

[3] http://jehanne.h--k.it/

[4] https://9front.org/

[5] una bazzecola per un progetto software.

[6] non ci girerebbero Google Chrome o Google Firefox ovviamente, 
    sostituiti da applicazioni e protocolli tecnicamente superiori 
    perché più semplici e progettati nell'interesse delle persone 
    che li usano, non di chi vuole usare quelle persone (ridotte 
    sarcasticamente ad "utenti").

[7] http://cat-v.org/
    Irc: #cat-v on irc.oftc.net
    Mailing list: echo subscribe | mail cat-v-owner@cat-v.org

[8] http://plan9.stanleylieber.com/_books/comp/plan9/Notes.On.The.Plan.9.3rd.Edition.Kernel.Source.pdf
    (purtroppo riferito ad una versione precedente del kernel)

[9] http://plan9.stanleylieber.com/_books/comp/plan9/Introduction.To.OS.Abstractions.Using.Plan.9.From.Bell.Labs.draft.2007.pdf

[10] https://free.oberon.org/
     https://oberoncore.ru/oberonday



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Message: 3
Date: Sat, 16 Sep 2023 00:42:55 +0200
From: Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it>
To: alessandro marzocchi <alemarzoc@gmail.com>
Cc: nexa@server-nexa.polito.it
Subject: Re: [nexa]  Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst
	Product Category We Have Ever Reviewed for Privacy" (Marco A.
	Calamari)
Message-ID: <ZQTd7yQJ61bscL3o@hermes.development.it>
Content-Type: text/plain; charset=iso-8859-1

Salve Alessandro e Nexa,

credo sia anzitutto importante ricordare che l'unico modo per vincere
una guerra è convincere l'avversario che ha già perso, che non ha più
senso continuare a combattere.

Poco importa se questo sia vero o meno, ovviamente.


On Wed, Sep 13, 2023 at 12:52:38PM +0200, alessandro marzocchi wrote:
Non arrendersi è stato utile?
Nella scuola si educa al SW libero? In argomento, quali progressi?
Da utente inesperto non mi sono arreso, neppure ho visto progressi,
tutt'altro.
Non mi arrendo ma ... sarà utile?
Questa domanda (che si riaffaccia spesso nella mia mente) evidenzia
una tentazione molto forte, spesso tanto più forte quanto
più forti sono il controllo cognitivo esercitato sulle persone 
che ci circondano e la pressione che queste esercitano su coloro 
che ci stanno a cuore e che cerchiamo di proteggere.

E' utile questa fatica? E' utile la sofferenza che genera?

Sono certamente domande legittime.


Per rispondere in modo razionale bisogna anzitutto osservare che
l'utilità di una scelta non può quasi mai essere misurata in modo
oggettivo: andrebbe infatti confrontata con tutte le conseguenze 
di tutte le possibili opzioni alternative, tutte scartate e spesso
largamente ignote.

Ex-ante, effettuare una scelta utilitarista può costituire una scelta
razionale (rispetto alle modalità di scelta alternative, normativa,
randomica, istintuale...) solo quando si dispone di tutte le
informazioni necessarie a prevedere precisamente tutte le conseguenze di
tutte le possibili opzioni.

Il che riduce la razionalità dell'utilitarismo a contesti di breve
periodo o impatto limitato: che dentifricio comprare, che scarpe 
indossare oggi...


Partecipare consapevolmente ad una guerra in corso, non è dunque una 
scelta che possa essere razionalmente basata su una funzione di utilità:
l'alternativa (partecipare inconsapevolmente, come sconfitto) presuppone
la NON conoscenza della scelta stessa, figurarsi delle conseguenze.


Il fatto poi che la scelta utilitaristica sia logicamente coerente ed
applicata in modo corretto non deve trarre in inganno: l'irrazionalità
è a monte, nella scelta della modalità di decisione in assenza di
prevedibilità di lungo termine in un sistema caotico.


Laddove infatti non disponiamo di prevedibilità sufficiente da un punto
di vista individuale, potremmo più razionalmente tirare un dado per
annullare i nostri bias, o affidarci ad una scelta normativa basata su
un senso morale magari vago ma stratificato dall'esperienza collettiva.


D'altro canto, indipendentemente da quale sarà l'esito futuro della 
nostra resistenza, tale resistenza oggi preserva una flebile speranza
di umanità per le future generazioni. [1]


Se ci arrendessimo, diventando complici dell'oppressione dei nostri
figli, avrebbero definitivamente vinto.


E' dunque utile continuare a resistere?

Paradossalmente, indipendentemente dal nostro successo, sì. [2]
Se smettessimo, quella flebile speranza, oggi, sparirebbe.


Giacomo

[1]: https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-September/051515.html

[2]: si pone poi un'altra domanda, molto più inquietante: se lo Stato 
     viola le proprie stesse Leggi pur di piegarsi e di piegare la 
     società sotto il dominio di GAFAM & friends, rendendo inefficaci
     la lotta politica civile e nonviolenta, che metodi di lotta resteranno? 



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Message: 4
Date: Sat, 16 Sep 2023 10:33:16 +0200
From: "J.C. DE MARTIN" <juancarlos.demartin@polito.it>
To: Nexa <nexa@server-nexa.polito.it>
Subject: [nexa] "Contro lo smartphone - per una tecnologia più
	democratica"
Message-ID: <e6f03387-7a0b-4a69-8a39-6be813cfd00b@polito.it>
Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"

Care e cari,

consentitemi di segnalare che il 22 settembre uscirà "Contro lo 
smartphone - per una tecnologia più democratica", prefazione di Gustavo 
Zagrebelsky (ADD Editore).

Dopo "Università futura - tra democrazia e bit" 
<https://www.universitafutura.it/>, uscito nel 2017, è il mio secondo 
libro; l'obiettivo è offrire sia una sorta di economia politica dello 
smartphone realmente esistente, sia possibili alternative. Per maggiori 
informazioni, oltre alla scheda dell'editore 
<https://www.addeditore.it/catalogo/juan-carlos-de-martin-contro-lo-smartphone/>, 
rimando alla prima intervista 
<https://www.vita.it/storie-e-persone/contro-gli-smartphone-no-ma-occhio-a-una-tecnologia-senza-democrazia/> 
uscita sull'argomento.

Tra un anno rilascerò il libro con una licenza Creative Commons.

Segnalo infine che il 23 settembre 
<https://www.pensarecontemporaneo.it/eventi/contro-lo-smartphone/> alle 
12:30 parlerò - con Stefano Moroni- a Piacenza, nel contesto del 
Festival del pensare contemporaneo. Il 28 settembre alle 18:00, invece, 
ci sarà la prima presentazione torinese presso la libreria Bodoni (via 
Carlo Alberto 41), in dialogo con Gustavo Zagrebelsky e con la collega 
dell'Università di Torino Alessandra Quarta (locandina in allegato).

Grazie per la vostra attenzione e grazie, ancora una volta, per questa 
straordinaria lista, così ricca di riflessioni intelligenti e di 
segnalazioni preziose!

Un caro saluto,

juan carlos
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one of the things I really believed in is the idea of simplicity, 
that life should always be moving toward more simplicity 
rather than more complexity
yvon chouinard

Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
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