Come richiesto da Juan Carlos ho provato (in background) ad incasellare
il mio contributo nella griglia, e anche ad "asciugarlo" un po'
rispetto alla precedente versione.
(1.1) Rischio: oggi l’attività normativa statale, frutto
troppo spesso di scelte non ponderate, o che nascondono fini ulteriori
rispetto a quelli dichiarati, esercitata da chi non ha le competenze o
l’interesse per capire un fenomeno globale e davvero democratico come
Internet. Diverso può essere il discorso a livello
internazionale/comunitario, laddove non si miri, tuttavia, alla
regolamentazione diretta di determinati fenomeni bensì ad una sorta di
legislazione “negativa”, che individui limiti precisi ed invalicabili
all’(eventuale) intervento degli Stati.
(1.3 e 1.4) Un argomento per un progetto di ricerca/
l’indirizzo principale di un’associazione di advocacy: diritti di
libertà, al modo in cui la Rete ha rivoluzionato il loro esercizio e alle
nuove minacce a tali diritti. O nuove libertà che assumono una rilevanza
inedita o più accentuata in relazione alla Rete ed a nuovi beni giuridici
da tutelare, o a nuovi interessi che fanno comunque capo alla persona.
[es.: privacy e anonimato in Rete, diritto di informare e di essere
informati, completamente rivoluzionato dall’utilizzo della Rete
(soprattutto sul lato “attivo”, sempre più diffuso anziché accentrato) e
fra quelli più esposti a rischi (censura)].
(1.5 e 1.5.1) L’unico argomento su cui mi parrebbe necessario
l’intervento statuale, e delle legislazioni regionali, è quello relativo
alla diffusione di Internet, all’accesso allo strumento più che al suo
uso, così come, se mi è consentito il paragone forse un po’
grossolano, è garantito costituzionalmente l’accesso all’istruzione
pubblica, o alla sanità, ed è invece lasciata ai singoli la libertà di
decidere come esercitare queste libertà.
(1.6) No ad una vera e propria regolamentazione “di Internet” in
quanto tale, quanto piuttosto di alcuni aspetti che, per le peculiarità
della Rete (e solo in quanto siano effettivamente da considerarsi
peculiarità: non lo sono comportamenti, azioni e non-azioni per il solo
fatto che si svolgono in Rete o attraverso la Rete) non possano essere
ricondotti nell’ambito applicativo di norme già esistenti che già
regolano quei comportamenti offline. E questo sia per evitare un’inutile
(e dannosa, soprattutto nel nostro paese già inflazionato da una
moltitudine di leggi) proliferazione legislativa, sia per scongiurare il
rischio di “normazioni d’emergenza”, nate sotto l’influsso di timori e
minacce (veri o presunti) contingenti, che non risultino adeguatamente
ragionate e bilanciate sotto il profilo dei diversi interessi in gioco
(particolarmente quando tali interessi riguardino libertà
fondamentali).
(1.6.1) Ruolo di un intergruppo parlamentare: potrebbe
avere un senso se visto come un gruppo di esperti da interpellare in
relazione a particolari questioni (studio di argomenti specifici
sottoposti alla loro attenzione allo scopo di verificare se vi sia
realmente una lacuna, se vi sia necessità di legiferare in materia, ed in
quali termini…). Forse ancora meglio l’istituzione di un’autorità ad
hoc, della quale sia garantita l’indipendenza politica e a cui si
acceda per esperienza e competenze specifiche e trasversali (non bastano
i giuristi, devono esserci tecnici, innanzitutto, ma anche esperti in
altre discipline, che siano in grado di valutare l’impatto dei
cambiamenti introdotti in un campo così delicato). A tale autorità ci si
potrebbe rivolgere preventivamente (come avviene anche per il Garante per
la protezione dei dati personali, ad esempio) e potrebbe avere poteri
consultivi, di impulso e di opposizione rispetto all’attività del
legislatore, nonché quello di promuovere campagne di
sensibilizzazione/educazione rivolte alla popolazione su temi specifici
connessi all’uso di Internet.
(1.8) Utile e positiva l’istituzione di un “Ministero della
Rete” solo se fosse sinonimo di una sorta di “Ministero per incrementare
la diffusione e l’accesso alla Rete”, con poteri di spesa, che portasse
avanti politiche di sviluppo e sostegno all’informatizzazione della
popolazione (ma non solo: anche P.A. e altri stakeholders), intesa sia
come alfabetizzazione informatica a tutti i livelli, sia come possibilità
effettiva di accesso alla Rete, indipendentemente dalle condizioni
economiche o dalla posizione geografica. Negativa l’istituzione di
un tale Ministero qualora lo si intendesse come competente in modo più o
meno esclusivo a trattare di tutto ciò che riguarda la Rete, poiché ciò
probabilmente rafforzerebbe l’idea della sua “specialità”, aumenterebbe
la frammentarietà delle attribuzioni fra i diversi Ministeri e le
sovrapposizioni e/o conflitti fra di essi, e disperderebbe ulteriormente
competenze che dovrebbero rimanere, ratione materiae, ad altri ministeri
(es.: cultura, istruzione, ecc.).
Silvia Bisi
NEXA Center for Internet & Society - Politecnico di Torino
DAUIN - Dipartimento di Automatica Informatica
III FACOLTA' DI INGEGNERIA