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In realtà è molto peggio di così, in generale ...
Grazie Roberto, non ti avrei tirato in ballo se non fossi stato certo della tua straordinaria competenza e pluriennale esperienza. L'altro giorno percorrevo in bici una stradina nel dintorni del mio paese. Ad un certo punto un bivio, a destra il percorso stretto e tortuoso che conoscevo già, a sinistra una strada molto larga che non avevo mai preso. Incuriosito su dove portasse quella strada a sinistra, l'ho imboccata. I primi dubbi mi sono balenati subito dopo i primi chilometri, nessun'auto, nessuna bici, nessuna presenza umana. Poco prima di affrontare una lunga discesa, con il sole che stava tramontando, assalito dal timore che la strada non portasse da nessuna parte e che fossi costretto a ripercorrerla al contrario, in salita, rischiando di arrivare a casa al buio, mi sono fermato. Ho preso lo smartphone e dalla mappa mi sono reso conto che era una strada senza uscita. Perché ho raccontato questa storiella personale? Cosa voglio intendere? Primo, che tu puoi anche prendere una strada nuova, ma devi avere buoni motivi per pensare di non dover tornare indietro (la mappa è perfetta come metafora perché è come uno sguardo dall'alto e uno sguardo dall'alto è come guardare più lontano da dove ci si trova). Secondo, che se ti viene il dubbio di avere imboccato la strada sbagliata è meglio tornare indietro subito perché dopo potrebbe essere più dura dell'andata. Con il PDF e PAdES l'Italia, secondo me, ha imboccato la strada larga, ma senza uscita. Prendiamo questo provvedimento dell'università di Foggia [1]. "Il documento amministrativo informatico deve essere redatto in modo tale che il suo contenuto risulti non alterabile durante le fasi di accesso e di conservazione e immutabile nel tempo, pertanto il file sarà in formato PDF/A, ovvero in uno dei formati previsti dalle regole tecniche inerenti la conservazione del documento informatico di cui all’Allegato 72 del D.P.C.M. 13 novembre 2014 [es. TIFF; JPG; Office Open XML (OOXML); Open Document Format; XML; TXT]" A parte il fatto che mettono PDF/A da una parte e il resto dei formati da un'altra, ma il bello viene nel punto successivo dove c'è scritto: "La firma digitale va apposta necessariamente all'interno del documento PDF (c.d. “firma grafica” o “firma invisibile”) e non come file esterno, all'interno dell'apposito riquadro predisposto per l'apposizione della firma, con l'indicazione della seguente dicitura: “Firma digitale ai sensi dell'art. 21 del D.Lgs. n. 82/2005" Ma come, prima scrivono che è possibile usare altri formati e subito dopo che la firma deve essere in formato PAdES? Per finire, prendo in prestito una frase dell'articolo [2] di Stefano Quintarelli e Paolo Coppola. "Non sono solo gli 'umani' che accedono alle applicazioni e poterle collegare tra di loro; automatizzare le interazioni tra sistemi informativi permette di produrre grandi benefici". Vi do una notizia, i PDF piacciono agli "umani" ma molto, molto meno alle macchine. Manipolare un PDF, estrarne i dati per la ricerca e il salvataggio, effettuare una semplice verifica delle firme, catalogarli, ecc. per un software è tutto molto più complesso che farlo su altri formati. Antonio [1] https://www.unifg.it/sites/default/files/allegatiparagrafo/12-10-2017/2016.1... [2] https://5ta.it/gl/7422