Il 27/01/2011 20:32, M. Fioretti ha scritto:
Ammettendo di avere i soldi (e il tempo) da spendere. Ti è chiaro o no che io sto parlando solo di questo?
Limpido fin dall'inizio.
Io ho chiesto solo, riformulo la domanda con la doverosa specifica alla fine: quanti pirati sono ottimi clienti degli artisti?
Ti avevo già risposto. Diversi degli studi che ho citato rispondono con una notevole precisione... basta leggerli. Esemplificando al massimo e prendendo due nazioni: come dato assoluto in Olanda i file sharer abituali sono circa il 35% della popolazione; questo 35% spende circa 100 milioni di euro all'anno in più del 65% della popolazione che non pratica file sharing . Si tratta di dati basati su un campione statisticamente significativo. MEDIAMENTE un file sharer *qualsiasi* spende di più di un non-file sharer *qualsiasi*. Come dato relativo, in Norvegia abbiamo che mediamente un file sharer *qualsiasi* spende 10 (dieci) volte di più di un non-file sharer *qualsiasi*. Per concludere (di nuovo) la risposta alla tua domanda, basta considerare le basi della statistica: la spesa fra la popolazione di file sharer ha una distribuzione gaussiana esattamente come la spesa fra la popolazione di non-file sharer. Naturalmente non è affrontata la stima dell'indotto creato dal file sharing per l'economia in termini di aumento di abbonamenti Internet, memorie di massa portatili, HDD, router, computer, cavetteria, altre periferiche, consulenze, nuovi modelli di business, posti di lavoro derivanti da tutti i fattori precedenti, che se sommato giocherebbe ancora più a favore (in termini economici) del file sharing.
Ma io ho chiesto se i PIRATI (tutti) sono eccetera eccetera. E i pirati sono anche quelli che queste cose non ce l'hanno e comprano 1 DVD per strada a 5 Euro e poi ne fanno la copia su Dvd vergini a 10 amici che magari non hanno nemmeno il PC col masterizzatore. Il titolo di quel paragrafo su Quadrature.net è fuorviante.
Il titolo è "Studi sul file sharing": la pirateria a scopo di lucro è esplicitamente tagliata fuori dagli studi in esame, così come sono tagliati fuori dalle ricerche coloro che non hanno accesso a Internet. E' giusto e pertinente che abbia citato quelle ricerche visto che l'attacco delle major è mirato essenzialmente a disconnettere dalla rete le persone che hanno Internet, almeno finché Internet non sarà smantellata (ossia controllo ferreo dei contenuti veicolati in rete, responsabilità degli intermediari, ispezione e discriminazione del traffico ecc.); inoltre i dati delle major hanno la pretesa di basarsi sulla "pirateria" priva di scopo di lucro nell'ambiente digitale, chi già non ha accesso ad Internet non è per il momento al centro delle attenzioni delle major. D'altra parte il regolamento AGCom mira a colpire siti che favorirebbero (secondo l'opinione dell'autorità) le violazioni del copyright senza scopo di lucro e anche l'articolo di Repubblica e lo studio BASCAP/Tera sono concentrati sulla "pirateria priva di scopo di lucro". Ciao, Paolo