Ritengo sia una battaglia persa, dal momento che esistono *Trattati bilaterali segreti* con gli USA, vivaddio che qualcuno comincia a parlarne (affermando che sono del 1950) non solo di fatto ma anche de jure noi siamo una colonia.

E ogni nefandezza prodotta in loro nome (Remember Sigonella, ma anche il Cermis e magari l'esecuzione di Calipari...per finire alle atomiche di Aviano e non solo...). 

Scordatevi possa cambiare qualcosa.
Internet e le comunicazioni rimangono sotto il loro stretto controllo (Remember anche ICANN)

Fino a che qualche forza politica dichiarerà di voler mettere in discussione quei trattati, non cambierà nulla.

E sempre a proposito di Trattati, quello del Quirinale è in ratifica) tenete presente che la Francia ha la migliore scuola di guerra economica DEL MONDO, l'EGE.  ECOLE DE GUERRE ECONOMIQUE.

https://www.ege.fr/

Vi è chiaro perché i francesi ci comprano così selettivamente e bene?

Remember Telecom, ma anche Generali (che bella fonte d'informazione nevero?)

Devo tacere su altro.
Entreremmo in questioni che esulano da questa lista. Oltre che...

Così adesso avete qualche chiave di lettura in più, Ucraina compresa.

Mamma comanda, picciotto va e fa.

E questa è la triste realtà.

jmp







Il lun 23 mag 2022, 11:49 Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> ha scritto:
Alle Conferenze GARR partecipano tecnici e ricercatori, ma come dicevo in un precedente messaggio, chi prende le decisioni sono i politici, i rettori e i CdA.
Possiamo essere tutti d’accordo e indignarci, ma se non troviamo dei decisori che comprendono le nostre istanze e preoccupazioni, non c’è nulla da fare.

Il guaio è, sotteso nel messaggio Carboni, che per ora con il GARR le università continuano a farsi la rete in casa, ma quanto potrà ancora durare?
Quando tutto il traffico di rete sarà concentrato all’interno dei datacenter dove risiedono i servizi cloud, che saranno interconnessi con le reti proprietarie che gli stessi cloud provvedere si stanno costruendo (vedi la presentazione di Valeria Rossi nello stesso pomeriggio), quando l’accesso utente avverrà tramite connessioni 5G direttamente dai dispositivi mobili degli utenti, ci si comincerà a domandare a che serve avere una propria infrastruttura. Non sarebbe più “semplice” (come dice Carboni), affidarsi interamente ai provider commerciali?

L’errore storico di aver cominciato a lasciare andar via i servizi, partendo da quelli “semplici”, rischia di erodere tutto lo stack fino ai livelli di connettività di rete.
Ormai, cosa c’è di più “semplice” di una connettività TCP/IP?

Valeria Rossi si dichiara ottimista, sostenendo che 30 anni fa siamo riusciti a scalzare gli incumbent.
A lei ho fatto notare che gli incumbent dell’epoca erano dinosauri, oberati di debiti, che manco sapevano cosa fosse Internet e cercavano di appiopparci ISDN o ATM.
Oggi gli OTT sono competenti, pieni di talenti attratti dagli alti stipendi e hanno accumulato ricchezze straordinarie, come mai nella storia.
Possono permettersi di tentare molte strade, anche a rischio di fallirne qualcuna (Google ha dismesso più di 200 servizi negli ultimi anni, https://killedbygoogle.com).

Quindi ci vuole ben altro che discorsi da anime belle per cambiare rotta.

BTW, un paio d’anni fa anche UniPI ha abbandonato il proprio servizio in favore di Microsoft Exchange.

— Beppe

On 23 May 2022, at 10:02, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:

Date: Mon, 23 May 2022 09:43:43 +0200
From: Damiano Verzulli <damiano@verzulli.it>
To: nexa@server-nexa.polito.it
Subject: Re: [nexa] Riflessioni sull'attuale stato di salute di
Internet (sovranita' digitale; cultura; formazione: etc.) [da GARR
Conf22]
Message-ID: <6eb5c8f5-e312-85c3-e3f2-6f61a143e29b@verzulli.it>
Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"


Il 23/05/22 02:33, Giuseppe Attardi ha scritto:
[...]
Sottolineo una sua osservazione, quando ha citato la decisione di alcune università di adottare GMail o simili come servizi di posta (che venne annunciata proprio a una precedente conferenza Garr a Roma III). Quella fu una scelta basata sulla semplicità e sulla riduzione dei costi, che consentiva ai rettori di ridurre l’impiego di tecnici informatici.
Massimo fa notare che la posta è un servizio relativamente semplice da realizzare e gestire (infatti in quella stessa conferenza il team dell’Università di Pisa spiegò come avevano realizzato e gestivano la posta di ateneo come servizio centralizzato, unificando i vari servizi di ciascun dipartimento.)
Ma aver abbandonato un servizio “semplice” ha prodotto come effetto secondario che non si è stati più in grado di realizzare servizi più complessi, come quelli che si usano oggi.
[...]

La conferenza citata era il "Workshop GARR 2014" dove fu dedicato un 
segmento intero proprio alla questione "Posta Elettronica".

Fece molto scalpore la presentazione di Flavio Ferlini, allora Digirente 
ICT dell'Universita' di Pavia, che snocciolo' aspetti tecnico/economici 
che lo portarono a migrare la posta di UniPavia a Google (anno 2014; 8 
anni fa. In realta' UniPV al 2014 aveva gia' migrato: la migrazione 
inizio' nel ~2010).

È molto interessante (e, di nuovo, lo suggerisco a tutti) risentire --8 
anni dopo-- i 45 minuti di domande/risposte che seguirono il panel:

=> DENTRO AL CAMPUS: ESPERIENZE E SFIDE NELLA GESTIONE DEL SERVIZIO MAIL 
- Discussione - Workshop GARR 2014, Roma
https://www.garr.tv/stream/5a9f0372d91c01001789897c?playlist=5aa2b0d3400ad4001b4aab1e

È interessante, per me, ascoltare le numerose voci di chi --8 anni fa-- 
aveva gia' le idee chiare sulle conseguenze di questo genere di 
decisioni. Di chi "anticipava" la "perdita di competenze". E di chi, 
d'altro canto, segnalava --8 anni fa-- la sostanziale impossibilita' di 
fronteggiare (nel contesto di quel tempo) tale processo di outsourcing 
extra-UE, data la scarsita' di risorse umane e tecnologiche.

Mi fa riflettere, inoltre, il fatto che nonostante in quella stanza (8 
anni fa) c'erano _MOLTI_ che avevano le idee chiare.... (ed 
evidentemente non erano esattamente dei lucidascarpe da strada [senza 
offesa per i lucidascarpe]).... di fatto _NON_ è successo nulla. Anzi: 
se 8 anni fa, la decisione di Ferlini evidentemente faceva scalpore [e, 
quindi, fu target di un fuoco incrociato di domande, anche "taglienti"], 
oggi... non si stupisce piu' nessuno.

In realta', alcune cose sono accadute:

- Simone Spinelli (che, in UniPisa aveva messo in piedi l'altra 
infrastruttura, quella "open" e "self-hosted"), ed al quale proprio 
Ferlini chiese: "Scusa ma... tu, il Disaster Recovery, che la legge ci 
impone, come lo hai implementato?".... ha deciso di lasciare il nostro 
Paese. Da tempo lavora ad Amsterdan (...fortunatamente, per GÈANT; 
quindi l'abbiamo perso... ma non interamente);

- Ferlini è andato in pensione

- Anche l'Universita' di Modena e Reggio Emilia (altro talk nella 
sessione) è passata a Google

- UniParthenope (altro talk nella sessione; ai tempi con posta 
"self-hosted" e "open") è passata a Microsoft


Mi chiedo quale sara' lo scenario fra 8 anni...  e come fare, affinché 8 
anni passino in modo piu' costruttivo (per me, che vivo di ICT)

Bye,
DV

-- 
Damiano Verzulli
e-mail: damiano@verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
   http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html

_______________________________________________
nexa mailing list
nexa@server-nexa.polito.it
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa