scusate il refuso "un'ottica" (mi abbasserà la mediana???) On Sat, 10 Nov 2012 20:23:50 +0100 "MANTELERO ALESSANDRO" <alessandro.mantelero@polito.it> wrote:
Caro Maurizio,
che l'intervento del Garante sia formalmente corretto nessun dubita. Il mio dubbio è un altro: perché in un ottica di politica del diritto si trova sconveniente rendere pubblica (introducendo le opportune disposizioni o soluzioni, non entro nel dettaglio perchè non è questo il punto) la valutazione sulla ricerca dei singoli? Dopo tutto siamo pagati con denaro pubblico per far ricerca, non sarebbe forse giusto che ci fosse modo per vedere se questo denaro è ben speso? L'unica esigenza è di adottare criteri seri. Credo di essere un forte difensore della tutela dei dati personali, ma che mi si dica che pubblicare la valutazione delle mie ricerche come dipendete pubblico riduca gli spazi di libertà e leda il riserbo mi pare quantomeno una forzatura. L'utilità c'è eccome, se fosse trasparente la valutazione dalla ricerca svolta dal singolo sarebbe un dato oggettivo affatto trascurabile e di sicuro stimolo per politiche meritocratiche.
AM
On Sat, 10 Nov 2012 18:00:21 +0000 Maurizio Borghi <Maurizio.Borghi@brunel.ac.uk> wrote:
L'intervento di Soro mi sembra ineccepibile. In generale, non si capisce l'utilita' di diffondere i risultati delle valutazioni dei 'prodotti' dei singoli ricercatori (a prescindere dai criteri con i quali tali risultati sono ottenuti - criteri tutt'altro che condivisi, mi pare di capire).
L'esperienza del Regno Unito, dove la valutazione della ricerca universitaria esiste da un po' di tempo, puo' forse insegnare qualcosa. Qui le pubblicazioni dei singoli ricercatori sono valutate esclusivamente nel contesto della valutazione del relativo dipartimento o istituto, ecc. Mai, in nessuna fase del processo di valutazione, I dati relativi alle valutazioni dei singoli 'prodotti' sono resi pubblici. Non solo. Tali dati non vengono neppure messi a disposizione delle universita' - le quali, semplicemente, prendono atto del loro ranking complessivo e di quello dei loro dipartimenti (la famosa 'league'). E, come gli esperti di privacy sanno bene, non stiamo parlando di un paese particolamente fanatico della data protection. E neppure di un paese che non prende sul serio la 'trasparenza' della pubblica amministrazione.
Un cordiale saluto
Maurizio Borghi
____________________ Maurizio Borghi Director Intellectual Property, Internet and Media Research Centre Brunel University London Uxbridge, Middlesex UB8 3PH UK Tel. +44 (0)1895 267491 Fax +44 (0)1895 810476 Web page
-----Original Message----- From: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] On Behalf Of MANTELERO ALESSANDRO Sent: 10 November 2012 09:51 To: Mauro Alovisio; nexa Subject: Re: [nexa] garante privacy intervento su trasparenza e valutazione della ricerca
Una soluzione ci sarebbe, il ministero dia la disponibilità a tutti ricercatori, associati ed ordinari di mettere on-line l'intera lista delle pubblicazioni. Non però con iniziativa individuale (io come altri già abbiamo pagine personali a tal fine), bensì metta un bel tastino su U-GOV (sistema di raccolta dati delle pubblicazioni per l'università) che dica: vuoi che le tue pubblicazioni siano pubbliche? vuoi che siano fatte oggetto di analisi statistica come dati pubblici? Così nessun problema di privacy... poi vediamo quanti cliccano il tastino!
Sicuramente l'approccio quantitativo alla ricerca è pessimo, ma anche il fatto che in molti casi la produzione scientifica si irrisoria o quasi nulla qualcosa vorrà pur dire. Il Garante afferma che manca la norma, benissimo; nella pletora di decreti si introduca l'articoletto. E'così difficile o forse l'idea della trasparenza non piace a tutti? AM
-- Avv. Alessandro Mantelero, PhD Professor of Private Law Faculty Fellow, Nexa Center for Internet and Society
http://staff.polito.it/alessandro.mantelero
Twitter: @mantelero
Department of Production Systems and Business Economics Politecnico di Torino Corso Duca degli Abruzzi, 24 10129 Torino - Italy
in libertate fortitudo
On Sat, 10 Nov 2012 09:58:35 +0100 Mauro Alovisio <mauro.alovisio@gmail.com> wrote:
gent.mi segnalo, in attesa di ulteriori approfondimenti, interessante intervento del Garante su trasparenza e Vqr (valutazione della qualità di ricerca); diffusione on line di dati ,intervento destinato a sollevare un attento e acceso dibattito non solo nel mondo accademico
a presto Mauro Alovisio
http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/do cweb/2086888
Vanno protette le valutazioni sui ricercatori Intervento di Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali (pubblicato sul "Il Sole 24 ore" del 3 novembre 2012)
È in corso un dibattito nel mondo accademico e in quello politico intorno alla possibilità di divulgare, da parte dell'Anvur (l'Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca), le valutazioni sull'attività di professori e ricercatori effettuate nell'ambito della Vqr (valutazione della qualità di ricerca). Quello del controllo diffuso sulla spesa pubblica e della trasparenza dell'azione amministrativa è un tema di grande rilevanza e interroga quanti hanno responsabilità pubbliche. Per converso nessuno, che abbia cultura dei diritti, dovrebbe sottovalutare la difficoltà del bilanciamento tra questi interessi e la tutela della riservatezza. Nell'esercizio di questo compito non si può derogare al rispetto anche formale delle leggi: la storia insegna che il ricorso a questo genere di deroghe viene di norma rivendicato dai detentori del potere per ridurre gli spazi di libertà. È con questa consapevolezza, unita alla necessità di dover pervenire a un corretto rapporto tra verifica sul funzionamento delle Pa e diritti degli interessati, che l'Autorità garante per la privacy si è sempre mossa. Nel caso specifico, l'Autorità ha espresso il suo avviso mettendo in luce alcuni aspetti fondamentali per affrontare in maniera non approssimativa la questione. Ha osservato in via preliminare che la legittimità della divulgazione in rete, da parte di un soggetto pubblico, di dati personali - quali sono appunto le valutazioni dell'attività di ricerca dei ricercatori - è subordinata dal Codice in materia di protezione dei dati personali a una previsione legislativa o regolamentare e alla funzionalità di tale forma di pubblicità rispetto alle finalità perseguite dall'amministrazione stessa (articolo 19, comma 3). Ora, in relazione alle valutazioni espresse da un soggetto pubblico (quale è appunto l'Anvur) sui prodotti della ricerca dei singoli docenti, è proprio tale previsione legislativa o regolamentare espressa a mancare. Né può estendersi analogicamente a questo caso - come ritiene ad esempio il professor Ichino - il principio dell'accessibilità totale dei dati relativi ai servizi resi dalla Pa sancito dall'articolo 4 della legge 15/2009, che non si applica al personale in regime di diritto pubblico, di cui fanno parte anche i professori universitari. L'estensione del principio di accessibilità totale a tale categoria violerebbe la ratio della norma. Inoltre, l'attività dell'Anvur concerne la qualità delle strutture universitarie e di ricerca destinatarie di finanziamenti pubblici, ai fini di una migliore allocazione dei finanziamenti stessi. Essendo l'attività dell'Anvur volta a valutare le strutture, non i singoli ricercatori, un'eventuale divulgazione dei dati personali di questi ultimi sarebbe evidentemente priva di quel nesso di funzionalità tra trattamento dei dati e finalità dell'ente. E probabilmente, non sarebbe neppure lo strumento più appropriato per fornire un'approfondita rappresentazione della produzione scientifica (e del merito) dei ricercatori, limitandosi a sole tre pubblicazioni. Diversa funzionalità potrebbe avere, invece, l'Anagrafe nazionale nominativa dei professori associati e dei ricercatori, di cui si attende la piena attuazione e, auspicabilmente, il completamento con ulteriori strumenti che ne sviluppino le potenzialità. Antonello Soro Presidente del Garante per la protezione dei dati personali
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