Il 10/11/20 10:00, Giovanni Biscuolo ha scritto:
Buongiorno Maurizio,
chiedo scusa se torno su questa cosa dopo tanto tempo... comunque è un "sempreverde" della tecnologia :-D
Per favore, non scandalizziamoci "solo" perché siamo in tempi di pandemia da covid-19 **in occidente**, pensiamo più globalmente: pensiamo a come vincoli del genere alterano pesantemente il mercato globale ma soprattutto fanno soffrire inutilmente un'enormità di persone nel resto del mondo.
maurizio lana <maurizio.lana@uniupo.it> writes:
[...]
https://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=55108 Reagenti col contagocce, Piemonte sotto scacco Stefano Rizzi 07:00 Venerdì 23 Ottobre 2020 ---- Laboratori per i tamponi costretti a utilizzare sostanze rifornite dal venditore delle apparecchiature. Che ovviamente impone prezzi e quantità. L'assessore Marnati ha avviato la procedura rapida per acquistare tre macchine "aperte". I numeri dei test
Ho letto l'articolo (e non ho tempo di approfindire diversamente) ma purtroppo è talmente superficiale da essere quasi fuorviante.
Cosa vuol dire "macchine aperte"? Immagino macchine che possano funzionare con reagenti equivalenti forniti da altri, ma...
Forse qualche informazione in più può essere estratta (nonostante il tono "narrativo") da questo articolo: https://www.tpi.it/cronaca/macchina-tamponi-inganno-a-chi-conviene-intervist... Cito un passaggio parte saliente, che credo sottolinei esattamente il contributo originale di Crisanti nell'utilizzo creativo delle macchine per le analisi: «Questo è quello che lei vede all’Imperial College. Poi c’è uno stacco di due anni e passiamo ai primi giorni dell’emergenza Covid, dove troviamo un uomo disperato in un laboratorio. “Quello ero io”. Cosa stava accadendo? “Dopo i primi giorni di epidemia eravamo in pieno dramma. Già allora non riuscivamo a reggere il ritmo dei tamponi, le macchine si sfasciavano”. E lei, con la sua esperienza di epidemiologo, sapeva un’altra cosa che aveva imparato sul campo, in Africa, quando stava studiando le epidemie malariche. “Presto i reagenti, che con quelle macchine erano “chiusi”, avrebbero iniziato a scarseggiare”. Cosa che poi puntualmente è accaduta. “A questo punto mi torna in mente… Lei”. La Beckmann? “Esatto”. Il processatore da solo non sarebbe bastato, però. “No, ma ho avuto, insieme alla certezza, la visione di una filiera: se avessimo sommato alla Beckmann, collegandole, una macchina che faceva l’estrazione dei test, e un’altra che faceva l’amplificazione dei campioni, potevamo costruire un ciclo parallelo, in grado di sostituire in tutto le macchina diagnostiche tradizionali che si stavano rivelando così inadeguate”.» Mi sembra un caso manuale di hacking, che permette di evitare un pesantissimo vendor lock-in. Un hack che ha salvato molte vite umane. rob